Energia verde

La caldaia a pellet fa bene all'ambiente

Le caldaie a pellet oggi raggiungono e superano il 94% e la qualità della combustione è spinta ai massimi livelli grazie agli accurati studi condotti sui bruciatori. Inoltre l’effetto di tossicità sulla salute prodotto da moderne caldaie automatiche a pellet è trascurabile

02 marzo 2018 | Marcello Ortenzi

Sempre più emergenza smog in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2017 da 'codice rosso' a causa delle elevate concentrazioni di polveri sottili e ozono. Un rapporto di Legambiente presentato il 30 gennaio mostra che, nel 2017, in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Ai primi posti tutte le città del Nord (Frosinone è la prima del Centro-sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano. Il settore industriale e quello dei trasporti sono stati soggetti a numerose regolamentazioni europee e nazionali in termini di emissioni, il settore del riscaldamento, invece, è andato crescendo in una graduale transizione verso fonti di energie rinnovabili, nel passaggio dall’utilizzo di caldaie tradizionali a gasolio all’impiego di caldaie a metano e biomassa.

Le caldaie a biomassa sono in grado di utilizzare tutti i tipi di biomassa legnosa: dal pellet, alla legna, passando per il cippato (macinato di legno). Una volta avvenuta la combustione, restituiscono all’atmosfera la stessa quantità di CO2 che la pianta aveva in precedenza assorbito e fissato sotto forma di carbonio organico. La legna, poi, essendo essa generalmente ricavabile vicino agli utilizzatori consente di ridurre anche le emissioni relative al trasporto del combustibile. Per quanto riguarda le emissioni di altri inquinanti, per minimizzare ogni emissione è necessario che il combustibile sia certificato e che l’impianto sia di classe A, associato ad una corretta progettazione e ad una periodica manutenzione. La tipologia di caldaia più efficiente è quella alimentata a pellet, in quanto utilizza un combustibile dal contenuto idrico basso, che favorisce efficienza energetica ed emissioni contenute. Oltretutto recenti studi scientifici svizzeri e austro-finlandesi, attraverso test di tossicità in vitro su cellule polmonari, hanno dimostrato che l’effetto di tossicità sulla salute del PM prodotto da moderne caldaie automatiche a pellet è trascurabile in quanto la mortalità cellulare rilevata sui campioni caricati con elevate concentrazioni di PM da combustione del pellet non ha dimostrato differenze significative rispetto ai campioni testimone (privi di PM).

Sulla spinta delle normative europee stringenti dal punto divista ambientale i rendimenti che le nostre caldaie a pellet oggi raggiungono, superano il 94% e la qualità della combustione è spinta ai massimi livelli grazie agli accurati studi condotti sui bruciatori. Sono da considerare anche i recenti risparmi economici stabiliti dallo Stato che variano dal 20% al 50%, oltre ad avere un’efficienza comparabile con quella delle tradizionali caldaie a gasolio o a metano. Inoltre sono stati introdotti degli “Ecobonus del 55%” per favorire l’installazione di moderne caldaie a biomassa, o meglio, il 55% del costo della caldaia lo paga lo Stato sotto forma di detrazione fiscale IRPEF.
L’Italia spende ogni anno oltre 60 miliardi di euro per l’approvvigionamento energetico delle fonti fossili che provengono da Paesi esteri. Il 60% dell’energia termica in Italia (80 Mtep) è prodotta con il gas naturale e il 70% di questo è acquistato da tre Paesi con situazioni geopolitiche tutt’altro che stabili: Russia, Algeria e Libia. Quindi il pellet concorre a rendere l’Italia meno dipendente dalle fonti fossili e crea significativi livelli di risparmio per le famiglie del ceto medio-basso. Infatti l’Italia ha il 10% della superfice boscata che noi utilizziamo al minimo. I boschi gestiti secondo criteri di sostenibilità contribuiscono molto di più alla protezione del clima rispetto a quelli abbandonati, poiché la valorizzazione a cascata dei prodotti legnosi nei settori industriale ed energetico consente di sostituire le materie prime fossili e minerali quali l’acciaio, il cemento, il gas, il petrolio e il carbone.

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