Energia verde
L'Ue chiede il taglio delle emissioni del 40% entro il 2030 e un aumento delle rinnovabili
Sempre meno Europa e sempre più decisioni dei singoli Stati. Il pacchetto clima-energia 2030 propone una nuova governance basata su piani nazionali per l'energia. Non sono fissati nuovi target di efficienza energetica
23 gennaio 2014 | R. T.
Le energie rinnovabili dovranno arrivare a rappresentare il 27% dell'energia europea entro il 2030. Entro tale data le emissioni di gas serra, sotto forma di CO2, dovranno ridursi del 40% rispetto ai livelli del 1990.
Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato: “Se l’azione per il clima rappresenta una chiave di volta per il futuro del nostro pianeta, una politica energetica veramente europea lo è per la nostra competitività. Il pacchetto presentato oggi ci dimostra che agire contemporaneamente su questi due fronti non è in contraddizione ma, al contrario, contribuisce a vantaggi reciproci. È nell’interesse dell’Ue creare un’economia che offra sempre maggiori opportunità di occupazione e dipenda sempre meno da energia importata, grazie a una maggiore efficienza e al ricorso crescente a energia pulita prodotta internamente. Un taglio del 40% nelle emissioni di gas a effetto serra rappresenta un obiettivo particolarmente ambizioso ma è la pietra miliare più efficace in termini di costi nel nostro percorso verso un’economia a basse emissioni. Anche l’obiettivo di raggiungere il 27% di energie rinnovabili è un segnale importante: rappresenta stabilità per gli investitori, stimola l’occupazione verde e rende più sicure le nostre forniture energetiche”.
Di diverso parere Legambiente per la quale gli obiettivi sono largamente insufficienti, e per evitare la catastrofe climatica l’Ue dovrebbe impegnarsi a tagliare almeno del 55% le emissioni interne e puntare al 45% di rinnovabili, il tutto tagliando il consumo di energia del 40%.
Ma quali sono i cardini del nuovo pacchetto Clima-Energia 2030?
- riduzione 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990 da raggiungere con un’azione a livello nazionale. La riduzione annua del massimale delle emissioni dei settori compresi nel sistema ETS dell’UE aumenterebbe passando dall’attuale 1,74% al 2,2% dopo il 2020. Le emissioni dei settori che non rientrano nel sistema ETS dovranno ridursi del 30% al di sotto del livello 2005, con sforzi equamente condivisi tra i Ventotto.
- 27% di energia rinnovabile al 2030. Agli Stati membri sarà concessa una certa flessibilità sulle modalità con cui trasformare il proprio sistema energetico.
- il ruolo dell’efficienza energetica nel quadro 2030 sarà ulteriormente presa in considerazione con una revisione della direttiva sull’efficienza energetica pronta entro la fine dell’anno
- la Commissione propone una nuova serie di indicatori chiave per valutare i progressi compiuti nel corso del tempo, come ad esempio il divario di prezzo dell’energia tra l’UE e i principali partner commerciali, la diversificazione dell’approvvigionamento e la fornitura autonoma di fonti energetiche interne, nonché la capacità di collegamento degli Stati membri.
- la Commissione propone di stabilire una riserva per la stabilità del mercato all’inizio del prossimo periodo di scambio ETS, nel 2021. “La riserva permetterà sia di affrontare l’eccedenza di quote di emissioni che si è costituita negli ultimi anni sia di migliorare la resilienza del sistema agli shock gravi, regolando automaticamente la fornitura di quote da mettere all’asta”. Secondo quanto previsto dalla legislazione proposta oggi, la riserva opererebbe interamente secondo regole predefinite che non lascerebbero margini discrezionali alla Commissione o agli Stati membri per la sua attuazione.
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