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Pac: accordo parziale sulle regole dopo il 2027, ma resta l’incognita del bilancio

Pac: accordo parziale sulle regole dopo il 2027, ma resta l’incognita del bilancio

Copa e Cogeca riconoscono i progressi tecnici raggiunti dai ministri dell’Agricoltura Ue, ma denunciano l’assenza di garanzie sulle risorse finanziarie, sul carattere comune della Pac e sulla semplificazione degli adempimenti

27 ottobre 2026 | 18:15 | C. S.

I ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea, sotto la guida della presidenza irlandese, hanno raggiunto un accordo parziale sulle regole della Politica agricola comune (Pac) per il periodo successivo al 2027. Un passo avanti sul piano tecnico che, tuttavia, non risolve le questioni fondamentali legate al futuro dell’agricoltura europea.

È questa la valutazione di Copa e Cogeca, le organizzazioni che rappresentano agricoltori e cooperative agricole europee. Pur riconoscendo i progressi rispetto alle proposte iniziali della Commissione europea, le due organizzazioni avvertono che definire le regole di una politica agricola senza conoscere le risorse finanziarie disponibili significa lasciare le imprese in una condizione di forte incertezza.

Il nodo riguarda soprattutto tre garanzie considerate indispensabili: il mantenimento di una Pac realmente comune a tutti gli Stati membri, un bilancio adeguato e specificamente destinato all’agricoltura, e la certezza delle risorse aggiuntive annunciate dalla presidente della Commissione europea.

I progressi tecnici e le criticità ancora aperte

Copa e Cogeca accolgono positivamente i miglioramenti ottenuti durante il negoziato su alcuni aspetti della futura Pac. Tra questi figurano le definizioni di ettaro ammissibile e agricoltore attivo, la differenziazione del sostegno al reddito basato sulla superficie e le disposizioni riguardanti gli agricoltori in pensione.

Restano però diverse criticità operative. Le organizzazioni segnalano problemi nelle disposizioni relative ai controlli sui terreni a disposizione degli agricoltori, ai requisiti di gestione aziendale e all’applicazione del principio europeo del Do No Significant Harm, secondo cui le attività finanziate non devono arrecare danni significativi agli obiettivi ambientali.

Preoccupano inoltre il sistema di controlli e sanzioni, la mancata esplicita considerazione delle cooperative agricole nell’ambito dei sostegni agli investimenti e le carenze nelle misure di gestione del rischio.

Secondo Copa e Cogeca, una riforma presentata come strumento di semplificazione non può finire per aumentare la complessità amministrativa, moltiplicare i controlli e accrescere l’incertezza per le aziende.

Il bilancio della Pac resta il principale punto interrogativo

La questione più rilevante rimane tuttavia quella finanziaria. L’accordo sulle regole è arrivato senza una definizione chiara delle risorse che saranno effettivamente disponibili per attuarle.

Copa e Cogeca chiedono un bilancio agricolo dedicato che mantenga il valore attuale della Pac, adeguandolo all’inflazione, e contestano l’impostazione della Commissione europea, che inserisce la politica agricola in un quadro finanziario più ampio, riducendone secondo le organizzazioni la visibilità e la prevedibilità.

A questo si aggiunge la richiesta di garantire le risorse richiamate in due lettere della presidente della Commissione europea: l’obiettivo del 10% destinato allo sviluppo rurale e i finanziamenti collegati alla revisione intermedia del bilancio. Per Copa e Cogeca, tali risorse devono essere protette e assicurate ai rispettivi settori, evitando che rimangano promesse prive di copertura certa.

Le organizzazioni richiamano inoltre gli scenari di bilancio che prospettano riduzioni superiori al 20% nella maggior parte degli Stati membri. Un rischio che, se confermato, potrebbe compromettere la capacità delle imprese agricole di programmare gli investimenti, gestire le crisi e mantenere la competitività.

Parlamento europeo e triloghi decisivi per correggere la proposta

Dopo l’adozione della Dichiarazione di Stoccolma del 15 ottobre, Copa e Cogeca confermano la mobilitazione del settore agricolo. La fase attuale viene considerata un passaggio decisivo, in un contesto geopolitico che espone le filiere europee a rischi crescenti.

Ora l’attenzione si sposta sul Parlamento europeo, chiamato a definire la propria posizione sulla riforma. Secondo le organizzazioni agricole, gli eurodeputati dovranno intervenire sulle carenze della proposta della Commissione, mentre i successivi triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione dovranno produrre correzioni sostanziali, non semplici modifiche marginali.

Il messaggio di Copa e Cogeca è netto: agli agricoltori e alle cooperative non basta un nuovo quadro normativo. Servono risorse certe, stabilità nella programmazione e condizioni adeguate per continuare a produrre, investire e competere sui mercati.

La partita della Pac post-2027, dunque, resta aperta. L’accordo tecnico sulle regole rappresenta soltanto una parte del negoziato: senza un bilancio adeguato e garanzie sulla natura comune della politica agricola, il rischio è che la riforma nasca già priva delle condizioni necessarie per sostenere concretamente il settore primario europeo.

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