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La transizione energetica non può cancellare gli oliveti di qualità

La transizione energetica non può cancellare gli oliveti di qualità

Un emendamento al ColtivaItalia stabilisce il divieto di espianto degli oliveti a denominazione di origine e ad altri regimi di qualità riconosciuti per realizzare impianti di energia da fonti rinnovabili

22 giugno 2026 | 12:00 | C. S.

L’Associazione Nazionale Città dell’Olio accoglie con favore l’emendamento approvato dalla Commissione Agricoltura della Camera nell’ambito del disegno di legge Coltivitalia che vieta l’espianto e l’eradicazione degli oliveti destinati a produzioni DOP, IGP e ad altri regimi di qualità riconosciuti per realizzare impianti di energia da fonti rinnovabili.

Per l’Associazione si tratta di un passaggio importante che introduce un principio finora assente nel dibattito nazionale sulla transizione energetica: la tutela delle produzioni agricole identitarie e dei paesaggi rurali di pregio non può essere subordinata a qualsiasi intervento energetico.

“L’approvazione dell’emendamento va nella direzione giusta perché afferma un principio fondamentale: gli oliveti di qualità non sono aree disponibili da riconvertire, ma un patrimonio produttivo, ambientale e culturale da preservare”, dichiara il Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio Michele Sonnessa. “La transizione energetica è una necessità strategica per il Paese ma deve essere compatibile con la tutela dell’agricoltura e dei territori. Non siamo contro le rinnovabili. Siamo contro l’idea che il paesaggio agricolo italiano possa essere sacrificato in nome di qualunque interesse economico”.

Secondo Città dell’Olio, il tema non riguarda soltanto la salvaguardia degli oliveti, ma il futuro di interi sistemi territoriali costruiti attorno all’olivicoltura di qualità: economia locale, biodiversità, turismo, occupazione e identità culturale.

“Dire sì alle rinnovabili non può significare dire sì a qualunque progetto, in qualunque luogo e a qualunque costo. L’Italia ha bisogno di energia pulita, ma ha bisogno anche di produzioni agricole competitive, di paesaggi riconoscibili e di comunità rurali vive. La vera sfida è integrare questi obiettivi, non metterli in contrapposizione” aggiunge Sonnessa.

Per l’Associazione, che riunisce oltre 560 territori olivicoli italiani rappresentati da Comuni, Parchi, Gal e CCIAA in 18 Regioni olivetate, l’emendamento rappresenta anche un segnale politico che rafforza le richieste contenute nel Manifesto delle Città di Identità sulle rinnovabili, promosso insieme ad altri soggetti del mondo agricolo e territoriale. Un documento che chiede criteri più rigorosi per la localizzazione degli impianti nelle aree agricole di pregio e un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali nei processi autorizzativi.

“Occorre aprire una nuova fase. Servono regole nazionali chiare, criteri vincolanti per la tutela delle aree agricole strategiche e una valutazione effettiva degli impatti paesaggistici, agricoli e sociali dei progetti. Non si può decidere il futuro dei territori esclusivamente sulla base di parametri tecnici o finanziari”, sottolinea Sonnessa.

Per Città dell’Olio, in definitiva, la norma approvata in Commissione Agricoltura deve essere il primo passo verso una politica nazionale più coraggiosa: rinnovabili sì, ma senza cancellare i paesaggi dell’olio, senza indebolire le produzioni di qualità e senza marginalizzare il ruolo dei Comuni e delle comunità locali.

Il tema sarà al centro della Convention Nazionale delle Città dell’Olio in programma il 10 e 11 luglio a Corigliano-Rossano, in Calabria, dove amministratori locali, istituzioni e rappresentanti delle comunità olivicole discuteranno del rapporto tra transizione energetica, tutela del paesaggio e sviluppo delle aree rurali".

“Dalla Calabria - terra di grandi oliveti e di straordinari paesaggi agricoli - lanceremo una proposta chiara al Paese: le energie rinnovabili sono parte del futuro, ma non possono diventare una minaccia per il patrimonio agricolo italiano. Gli oliveti non sono un ostacolo alla transizione. Sono una risorsa strategica da integrare in un modello di sviluppo sostenibile e duraturo” conclude Sonnessa.

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