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Basta attacchi al nostro grano! Il grido di Cia dai Porti di Bari e Ravenna

Basta attacchi al nostro grano! Il grido di Cia dai Porti di Bari e Ravenna

No sottocosto e importazioni senza controlli. Tra flash mob e azioni istituzionali, non si ferma la battaglia della Confederazione

12 giugno 2026 | 19:09 | C. S.

Basta attacchi al nostro grano! È questo il grido che unisce da Nord a Sud Italia i produttori di Cia-Agricoltori Italiani che, oggi, si sono mossi anche verso i Porti di Bari e Ravenna, ribadendo in modo deciso le priorità a difesa del settore.

Tra flash mob e azioni istituzionali non si ferma la lunga battaglia della Confederazione per tutelare i cerealicoltori rispetto a una crisi senza precedenti, tra crollo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, impennata dei costi di produzione, aumento massiccio delle importazioni, contrazione delle superfici coltivate ed effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici. Questo mentre gli agricoltori continuano a garantire, anche sollecitati dall’Europa, sempre più qualità e sostenibilità.

A Bari, dove Cia ha riunito il Centro-Sud, e a Ravenna, dove sono arrivate delegazioni dalle regioni limitrofe, e in altre iniziative in tutto il Paese coinvolgendo anche i Comuni, come nel caso della Sardegna, risuonano le priorità chiave su cui la Confederazione non intende arretrare. A fare sintesi, punti dirimenti: il no al sottocosto, con la richiesta di un pieno rispetto della legge sulle pratiche sleali e lo stop categorico a quotazioni inaccettabili; l’input per una svolta cruciale nei controlli sulle navi perché siano più strutturati, e non a campione, con il coinvolgimento coordinato e contestuale di Carabinieri dei NAS, GdF e Sanità Marittima, per contrastare ogni minima violazione delle norme doganali e affinché vengano rispettati gli standard Ue a livello sanitario, ambientale, merceologico e della reciprocità, anche sociale. Tornando ancora una volta a sottolineare che, i costi medi di produzione rilevati da un ente pubblico come Ismea, ben prima del blocco dello stretto di Hormuz e dell’aumento esponenziale di gasolio agricolo e urea, erano pari a 31 euro al quintale, mentre il prezzo del grano oggi al Sud è quotato intorno ai 26 euro. Questo, per ricordare, qualora fosse ancora necessario, che con l’aumento dei costi di produzione realisticamente oggi un quintale di grano non dovrebbe essere quotato sotto i 35 euro.

E per ogni singolo chicco di grano Cia, infine, ribadisce che l’Italia è ancora in cima alla classifica europea per produzione e un podio sotto a livello mondiale, con il grano prodotto cardine delle eccellenze gastronomiche nazionali, che da lustro all’intera filiera, a partire dalla pasta, apprezzata in tutto il mondo e simbolo della cucina italiana riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

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