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La responsabilità del calo dell'olio di oliva italiano è anche della Grande Distribuzione

La responsabilità del calo dell'olio di oliva italiano è anche della Grande Distribuzione

Nodo centrale è il rafforzamento della vigilanza, attraverso una maggiore integrazione tra registri telematici, tracciabilità e strumenti di analisi del rischio, così da rendere più efficace il contrasto a illeciti e anomalie di mercato e migliorare la trasparenza dei flussi commerciali

28 maggio 2026 | 17:30 | C. S.

Più responsabilità condivisa lungo tutta la filiera, controlli efficaci e integrati, promozione dell’olio extravergine italiano, riequilibrio del valore nel settore e strumenti tempestivi per affrontare le crisi di mercato. Queste le proposte avanzate oggi da Cia-Agricoltori Italiani al tavolo olivicolo convocato al Masaf, alla presenza del sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, per sostenere un comparto alle prese con criticità crescenti, stretto tra prezzi in forte calo, costi in aumento e una concorrenza estera sempre più aggressiva.

 “L’olivicoltura italiana sta vivendo una fase di forte pressione che rischia di compromettere la sostenibilità di migliaia di imprese agricole -ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Le quotazioni all’origine dell’olio evo sono scese sotto i 6,5 euro/kg in molte aree produttive, con una flessione del 33% rispetto a un anno fa, mentre i costi di produzione continuano a salire, con incrementi superiori al 7% su base annua. Una dinamica che sta comprimendo la redditività delle aziende e che richiede interventi rapidi e strutturali”.

Per Cia, serve anzitutto un cambio di approccio nei controlli lungo la filiera. L’attuale sistema non può limitarsi ai soli aspetti formali, ma deve coinvolgere tutti gli attori, compresa la grande distribuzione, nella tutela della qualità, della correttezza commerciale e del valore riconosciuto al prodotto italiano. Quando sul mercato arrivano offerte incompatibili con i costi reali della materia prima, occorre rafforzare verifiche e responsabilità condivise lungo tutta la catena. “Non è più accettabile che il peso delle distorsioni di mercato ricada quasi esclusivamente sugli agricoltori -ha spiegato Fini-. Serve una responsabilità di filiera reale, che impegni tutti gli operatori, inclusa la Gdo, per combattere pratiche sleali e salvaguardare il lavoro delle imprese”.

Altro nodo centrale è il rafforzamento della vigilanza, attraverso una maggiore integrazione tra registri telematici, tracciabilità e strumenti di analisi del rischio, così da rendere più efficace il contrasto a illeciti e anomalie di mercato e migliorare la trasparenza dei flussi commerciali. In questo quadro, il SIAN può rappresentare un’infrastruttura strategica non soltanto per la gestione amministrativa, ma anche per il presidio e la tutela della filiera nazionale. “Bisogna passare da un modello che interviene prevalentemente sulla denuncia del produttore a un modello basato su controlli preventivi e più efficaci, capaci di intercettare distorsioni e pratiche scorrette prima che producano danni economici alle aziende agricole”, ha sottolineato Fini.

Tra le priorità indicate da Cia, anche il riequilibrio del valore lungo la filiera, attraverso una maggiore valorizzazione delle Organizzazioni di produttori (OP) e delle loro aggregazioni e con il rafforzamento degli accordi di filiera tra agricoltura, trasformazione e imbottigliamento, oltre alla necessità di rendere più tempestivi gli strumenti europei di gestione delle crisi, compreso il ricorso allo stoccaggio privato.

Per Cia, infine, il rilancio del comparto passa da una strategia forte di promozione e posizionamento dell’olio extravergine Made in Italy, valorizzando caratteristiche distintive come la biodiversità varietale e le certificazioni Dop e Igp, investendo nella cultura del prodotto come alimento identitario della dieta mediterranea e in una comunicazione più chiara, accessibile ed efficace verso consumatori, scuole, ristorazione e distribuzione. “Se vogliamo aumentare competitività e produzione dobbiamo chiarire dove vogliamo collocare l’olio italiano nei mercati -ha concluso Fini-. La sfida non può essere giocata soltanto sui volumi. La forza dell’Italia resta nella qualità, nella distintività e nella capacità di trasformare il nostro patrimonio olivicolo in valore economico per le imprese”.

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