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Slow Food contro il trattato UE-Mercosur: l’ultimo atto di un sistema agroalimentare che ci porterà al collasso

Slow Food contro il trattato UE-Mercosur: l’ultimo atto di un sistema agroalimentare che ci porterà al collasso

Nelle scorse ore il via libera della plenaria del Parlamento europeo alle misure di salvaguardia per proteggere l’agricoltura dell’Unione europea dai possibili effetti negativi dovuti alla liberalizzazione degli scambi con i Paesi del Mercosur

12 febbraio 2026 | 14:00 | C. S.

L’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) è lo specchio di un modello di sviluppo obsoleto che premia il profitto immediato di poche grandi multinazionali e dimostra indifferenza rispetto alla salute dei cittadini, alla tutela dell’ambiente e ai diritti fondamentali dei lavoratori e delle comunità. Slow Food Italia ribadisce che il cibo non può e non deve mai essere ridotto a una mera merce di scambio nei trattati internazionali. 

«L’Europa dovrebbe impegnarsi a progredire verso una transizione ecologica attraverso strategie che vietino l'importazione massiccia di prodotti ottenuti con pratiche che nei nostri campi sono proibite da decenni» sottolinea Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia. «Non possiamo accettare una concorrenza sleale istituzionalizzata, dove gli agricoltori europei sono chiamati a rispettare regole ferree mentre si permette l'ingresso di beni che evadono tali requisiti, danneggiando sia i produttori onesti che i consumatori finali. Le conseguenze ambientali sarebbero catastrofiche. Questo accordo è in palese contrasto con gli impegni assunti se si vuol continuare a parlare di sostenibilità senza accettare politiche commerciali predatorie».

Nelle scorse ore è arrivato il via libera della plenaria del Parlamento europeo alle misure di salvaguardia per proteggere l’agricoltura dell’Unione europea dai possibili effetti negativi dovuti alla liberalizzazione degli scambi con i Paesi del Mercosur. Si tratta, in sostanza, di una serie di misure che potranno sospendere i benefici tariffari previsti dal trattato. Che cosa significa? Che le stesse istituzioni europee sono consapevoli dei pericoli insiti nell’accordo, testimoniati peraltro anche dall’opposizione espressa dalle organizzazioni agricole attive nei Paesi che sostengono la bontà del trattato, come Italia, Germania o Spagna. Il trattato, tra le varie cose, prevede anche quote a dazio zero per prodotti agricoli sudamericani come carne bovina, pollame, riso, zucchero e miele: prodotti per i quali gli agricoltori europei devono rispettare standard più rigorosi in materia di pesticidi, tutela ambientale e benessere animale. Una evidente disparità di trattamento che non potrà che aggravare l’annoso problema dei cosiddetti doppi standard, per i quali Slow Food chiede l’adozione di misure specchio, cioè l’applicazione dei medesimi standard di qualità al cibo importato in Ue.

Il dibattito sul Mercosur si trascina da vent’anni e rivela profonde contraddizioni politiche e rende evidente la distanza che vi è tra la retorica e la realtà: da un lato la narrazione che celebra la transizione ecologica, dall’altra una realtà che produce degrado ecologico e genera profondi squilibri di mercato su una sponda e sull’altra dell’oceano Pacifico. Un esempio? L’Unione europea importa enormi quantità di mangimi dal Mercosur, in particolare la soia che alimenta grandi allevamenti industriali intensivi. Quale sostenibilità vi è in tutto questo?

Non stiamo dicendo che il commercio debba fermarsi. La questione è capire cosa debba essere scambiato e perché. Non è vero che le maggiori possibilità di export aperte dal trattato Mercosur produrranno benessere diffuso: i benefici andranno perlopiù all’agroindustria, mentre i costi ricadranno sulla comunità più ampia. Slow Food chiede un approccio radicalmente diverso al commercio: un modello che si fonda sulla qualità, sull’equità, sulla resilienza dei territori e sulla sostenibilità ecologica. Il commercio deve servire le comunità e gli ecosistemi, non minacciarli. Solo così potrà contribuire ad affrontare le sfide attuali, invece di aggravare i problemi esistenti.

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