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Allarme prezzi e frodi sul mercato dell'olio di oliva
Il caso dell’olio tunisino, i cui arrivi in Italia sono cresciuti del 40% nei primi dieci mesi del 2025. Un prodotto che arriva sul mercato a un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo, configurando una vera e propria forma di dumping
02 febbraio 2026 | 10:15 | C. S.
Nel 2025 oltre mezzo miliardo di chili di olio d’oliva ha attraversato le frontiere italiane, esercitando una forte pressione al ribasso sui prezzi dell’extravergine nazionale e aprendo la strada a pratiche opache e inganni ai danni dei consumatori. È l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia un mercato sempre più condizionato da importazioni massive e da traffici illeciti, a scapito degli olivicoltori italiani e della qualità del Made in Italy.
Secondo l’organizzazione agricola, una parte dell’industria preferisce approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo invece di valorizzare l’eccellenza nazionale, scaricando così l’impatto della concorrenza sull’anello più debole della filiera.
Emblematico il caso dell’olio tunisino, i cui arrivi in Italia sono cresciuti del 40% nei primi dieci mesi del 2025. Un prodotto che arriva sul mercato a un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo, configurando – secondo Coldiretti – una vera e propria forma di dumping. Una dinamica che costringe molti produttori italiani a vendere al di sotto dei costi di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende olivicole.
L’afflusso massiccio di olio straniero, sottolinea Coldiretti, alimenta una pressione sistematica al ribasso sulle quotazioni, spesso accentuata dalle manovre di veri e propri trafficanti dell’olio. Pratiche che alterano il mercato, minano la trasparenza e compromettono la tenuta economica del comparto agricolo nazionale.
In occasione dell’evento romano, Coldiretti ha allestito insieme a Unaprol la mostra “L’attacco all’olio Made in Italy”, dedicata alle principali truffe e sofisticazioni nel settore oleario. Dai flussi incontrollati di prodotto extra Ue fino alle frodi più gravi, come l’olio di semi colorato con clorofilla e venduto come extravergine. Accanto al prodotto low cost che sbarca quotidianamente nei porti italiani, a partire da Civitavecchia, emergono casi di illegalità che rendono urgente un rafforzamento dei controlli.
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