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La conta dei danni al comparto agricolo in Sicilia, Calabria e Sardegna

La conta dei danni al comparto agricolo in Sicilia, Calabria e Sardegna

Si sta facendo ancora poco nel pianificare il territorio per renderlo capace di reagire a eventi estremi che non sono più eccezioni, ma una condizione sempre più frequente e violenta del nostro clima

24 gennaio 2026 | 11:00 | C. S.

Il ciclone “Harry” che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna ha dimostrato due cose, afferma il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali. Il primo è che la Protezione Civile ha saputo aggiornare il sistema di allerta che si è dimostrato efficiente e ha evitato perdite di vite umane. Il secondo è che si sta facendo ancora poco nel pianificare il territorio per renderlo capace di reagire a eventi estremi che non sono più eccezioni, ma una condizione sempre più frequente e violenta del nostro clima.

Monica Cairoli, consigliera CONAF – “Non possiamo continuare a intervenire solo contando i danni.

Le conoscenze tecniche, i dati e le competenze per prevenire il dissesto ci sono già: ciò che manca è la rapidità decisionale. Serve la stessa semplificazione burocratica che adottiamo in emergenza, ma applicata alla prevenzione: manutenzione del territorio, sistemazioni idraulico-forestali, gestione delle acque e del suolo devono diventare interventi ordinari e tempestivi.

Ogni ritardo costa molto più dei lavori di prevenzione, mentre l’agricoltura e le economie locali pagano il prezzo più alto. Dobbiamo smettere di inseguire le emergenze e iniziare a governare il rischio. La prevenzione è un investimento, non una spesa.”

LA SITUAZIONE IN SICILIA

In Sicilia, il passaggio della tempesta ha spazzato l’intera Regione ma la forza dei venti e delle piogge si è concentrata in modo particolare lungo la costa orientale, da Messina a Catania a Siracusa fino a Ragusa. Le immagini che circolano evidenziano i danni alle case, alle infrastrutture e alle opere secondarie, come acquedotti e gasdotti, col rischio che non emergano i danni al comparto agricolo.

Giuseppe Iacono, presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia – “La notizia positiva è che il sistema di allerta, oltre che per i cittadini, ha funzionato anche per le aziende zootecniche, che hanno potuto mettere in salvo gli animali. Per loro, il problema si sposta di qualche giorno a causa dei danni alle scorte dei fienili devastati dalla tempesta ed alle coltivazioni cerealicole-foraggere allagate.

Al momento, i problemi maggiori si riscontrano per gli agrumeti, si pensi alla Piana di Catania, che sono stati colpiti in piena stagione di raccolta, nonché per gli altri frutteti e per gli oliveti pesantemente allagati. Nel ragusano, le serre hanno subito danni alle coperture che azzereranno la produzione.

Un settore imprenditoriale parcellizzato e fragile com’è quello agricolo si vede costretto ad affrontare perdite ingenti causate da eventi purtroppo non più eccezionali. E tra qualche mese ci troveremo a parlare di carenza idrica: serve un cambio di prospettiva, che guardi a lungo termine e che consenta a tutti gli operatori di affrontare i nuovi scenari, mitigando i danni.”

LA SITUAZIONE IN SARDEGNA

La tempesta “Harry” ha interessato il settore meridionale e orientale della Sardegna. Si segnalano danni rilevanti alle infrastrutture marine e alle attività produttive legate alla costa, con particolare attenzione alle strutture ittiche: impianti e attrezzature operative in mare e nelle lagune risultano compromessi o fortemente danneggiati. Le conseguenze riguardano direttamente anche le produzioni del comparto, con ricadute su cozze, arselle, ostriche e pescato di vario tipo.

Parallelamente, l’evento ha prodotto danni significativi alle aziende agricole, con segnalazioni importanti in diverse aree e in particolare nella zona del Cixerri, dove risultano colpite colture, infrastrutture aziendali e opere rurali con ripercussioni sulla continuità produttiva.

Ulteriori criticità arrivano anche dal Nuorese, dove in più punti si registrano difficoltà negli accessi alle aziende agricole, con problemi su strade rurali e interpoderali che rendono complessi gli spostamenti e le attività operative in campagna.

Ettore Crobu, presidente della Federazione regionale degli ordini della Sardegna – “I prodotti della pesca e dell’acquacoltura rappresentano prodotto primario, al pari delle produzioni agricole, e costituiscono un settore essenziale per l’economia locale e per il lavoro di numerose imprese.

In questo quadro, la Federazione richiama la necessità di un’attenzione immediata e coordinata da parte delle istituzioni competenti verso i settori maggiormente esposti e strategici per i territori colpiti, in particolare agricoltura, pesca e turismo, affinché vengano garantite tempestive misure di messa in sicurezza, ripristino e sostegno alle imprese. La prevenzione deve diventare programmazione ordinaria e strutturale.”

LA SITUAZIONE IN CALABRIA

La costa ionica reggina è la più colpita dalle raffiche di vento. Analogamente a quanto è accaduto in Sicilia, si registrano ingenti danni anche per l’agricoltura. Molte aziende hanno colture distrutte dalla forza del vento e i campi allagati: il rischio molto concreto è quello di compromettere un intero anno di lavoro.

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