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I 20 anni che hanno cambiato il biologico italiano
In questi 20 anni il biologico è riuscito a mantenere una spinta di crescita anche nei momenti più difficili. Le superfici coltivate senza chimica di sintesi sono passate da poche centinaia di migliaia di ettari a oltre 2,5 milioni nel 2024
30 settembre 2025 | 09:00 | C. S.
Non è solo un compleanno, ma l’occasione per capire quanta strada ha fatto il biologico in Italia e riaffermare gli obiettivi futuri. FederBio festeggia vent’anni di attività: nata ufficialmente nel 2005, affonda le radici nel percorso iniziato nel 1992 con FIAO (Federazione Italiana Agricoltura Organica).
L’impegno della Federazione in queste due decadi ha generato risultati di grande rilevanza. Da settore di nicchia, il biologico si è affermato su larga scala diventando il motore di rilancio dell’agroalimentare italiano, nonché uno dei principali elementi di innovazione, sostenibilità e competitività del made in Italy.
Un passaggio chiave è stato l’approvazione della legge nazionale sul biologico (legge n. 23/2022), attesa per oltre quindici anni e tre legislature. La norma ha introdotto elementi particolarmente significativi, come il marchio del biologico italiano, da poco presentato, l’istituzione dei distretti biologici — che favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia dei territori rurali — oltre all’adozione del Piano d’Azione nazionale per promuovere il biologico quale metodo avanzato dell’approccio agroecologico supportando produzioni e consumi di alimenti bio.
“L'approvazione della legge ha segnato una svolta decisiva per l’affermazione del settore – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Il Piano d’Azione è già attivo in molte sue parti, sono stati scritti i bandi per i progetti di filiera, i distretti biologici e promosso il piano sementiero. Il marchio biologico italiano rappresenta una grande opportunità per dare identità e riconoscibilità alla filiera nazionale, rafforzando sia il nostro export sia i consumi interni. Ma l’impegno di FederBio non può certo fermarsi, occorre guardare ai prossimi passi partendo dalle maggiori difficoltà che hanno di fronte le aziende bio, a cominciare dal peso della burocrazia che continua costantemente ad aumentare diventando insostenibile soprattutto per le piccole e medie imprese, e all’esigenza di investimenti strategici per ricerca, innovazione e formazione, oggi ancor più necessari per fronteggiare l’impatto del cambiamento climatico sulle produzioni agricole. Inoltre è sempre più evidente come l’agricoltura biologica svolga un ruolo determinante sul piano ambientale per la tutela della fertilità del suolo, della biodiversità, per la capacità di trattenere carbonio e, al tempo stesso, come il cibo biologico produca benefici per la salute delle persone. La nuova PAC dovrà quindi assegnare maggiori risorse a chi opera rispettando la sostenibilità, creando opportunità di impiego e generando valore per la collettività”.
In questi 20 anni il biologico è riuscito a mantenere una spinta di crescita anche nei momenti più difficili. Le superfici coltivate senza chimica di sintesi sono passate da poche centinaia di migliaia di ettari a oltre 2,5 milioni nel 2024 (+ 163,5% negli ultimi 10 anni), pari a oltre il 20% della SAU nazionale, la percentuale più elevata nell'UE. Parallelamente, anche il numero degli operatori biologici è aumentato in modo significativo, raggiungendo quota 97.160 (+137,18% dal 2004), di cui oltre 87.000 aziende agricole. Il comparto vale più di 10 miliardi considerando sia il mercato interno che l’export, trainato da consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e la tutela degli ecosistemi
“Partiamo da questi importanti risultati per rinnovare il nostro impegno di fronte alle numerose sfide che ci attendono – aggiunge Maria Grazia Mammuccini – L’agricoltura sta vivendo una fase critica, instabilità geopolitica, eventi meteo estremi e degrado ambientale stanno facendo lievitare i costi di produzione comprimendo i redditi degli agricoltori. Per invertire la rotta servono scelte chiare riconoscendo un “giusto prezzo” lungo l’intera filiera e premiando i modelli virtuosi che proteggono suolo, biodiversità e servizi ecosistemici, come il biologico e il biodinamico. In questo contesto, la giusta intuizione di coloro che 20 anni fa hanno costituito FederBio, continua ancora oggi a rappresentare un riferimento strategico: è l’unica organizzazione nazionale in grado di unire l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione, diventando un modello di interprofessione fondamentale per il futuro del settore bio”.
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