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Superare impasse RCA obbligatoria per mezzi agricoli in aree private
Se un mezzo agricolo non circola su strada, non può essere trattato come un veicolo stradale. Ora cinque emendamenti bipartisan prevedono di estendere esplicitamente la deroga all’obbligo RCA per le macchine agricole
16 settembre 2025 | 16:00 | C. S.
Cinque emendamenti al disegno di legge “Imprese” (AS 1484), presentati da senatori appartenenti a diverse forze politiche, riaccendono la speranza di una soluzione concreta al nodo dell’obbligo assicurativo RCA per i veicoli agricoli e operatrici che operano esclusivamente in aree private. Una problematica che si protrae da quasi due anni e che, a partire da luglio 2024, ha reso obbligatoria la copertura assicurativa anche per macchine ferme, non immatricolate e collocate in aree aziendali, fondi agricoli, cantieri, piazzali e magazzini, senza che il mercato assicurativo potesse rendere disponibili strumenti tecnici idonei per adempiere a tale obbligo.
I cinque emendamenti a firma Nocco e Fallucchi (Fratelli d’Italia), Durnwalder e Patton (Autonomie), Fregolent (Italia Viva), Bergesio e Bizzotto (Lega) e Giacobbe (Partito Democratico) prevedono di estendere esplicitamente la deroga all’obbligo RCA anche alle macchine agricole e operatrici utilizzate esclusivamente in terreni agricoli, cantieri di lavoro, aree aziendali private, comprese quelle di aziende agricole e zootecniche, piazzali, magazzini e spazi a uso esclusivo di costruttori, rivenditori e noleggiatori.
“Dopo mesi di silenzio istituzionale e in attesa del confronto tecnico con i ministeri interessati, invocato sin da principio, accogliamo con favore il deposito di questi emendamenti, che finalmente raccolgono le richieste avanzate da tempo da tutto il mondo della meccanizzazione agricola – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio – La nostra richiesta è semplice: se un mezzo agricolo non circola su strada, non può essere trattato come un veicolo stradale. Il principio è già stato riconosciuto in parte per carrelli elevatori o mezzi operanti in aree portuali e aeroportuali, ed è giusto ed equo che venga esteso anche al comparto agricolo e agromeccanico”.
A sostenere la proposta non è solo Federacma ma l’intero fronte delle sigle di settore: Federunacoma (costruttori), Assodimi-Assonolo (noleggiatori), CIA, Confagricoltura e Copagri (agricoltori), CAI Agromec e Uncai (contoterzisti). Un’ampia e compatta alleanza che da oltre un anno sollecita il Governo a convocare un tavolo tecnico per affrontare la questione.
“Da tempo viviamo in un paradosso – continua Borio –: siamo obbligati ad adempiere a una norma senza avere gli strumenti per farlo. Centinaia di migliaia di mezzi sono oggi in una condizione di potenziale irregolarità, senza che sia ancora stata proposta una soluzione concreta. Per questo chiediamo al Parlamento un impegno bipartisan per approvare questi emendamenti: si tratta di buon senso, chiarezza e legalità”.
Federacma ricorda come lo stesso Governo, con l’art. 18 del ddl “Coltiva Italia” sinora non ancora incardinato in Parlamento, abbia proposto una prima apertura prevedendo una deroga per le macchine agricole non immatricolate o prive del certificato di idoneità tecnica che operano in fondi agricoli o spazi interni. Tuttavia, secondo Federacma, quella norma risulta limitativa e potenzialmente contraddittoria, poiché: non include i mezzi immatricolati ma fermi in aree non pubbliche (come quelli presenti nei piazzali dei rivenditori); impone in cambio l’obbligo di polizze diverse dall’RCA, quando in realtà tali mezzi sono già coperti da assicurazioni aziendali obbligatorie ai sensi del DPR 1124/1965.
“Chiediamo coerenza – ribadisce Borio –. Non si può continuare ad aggravare le imprese agricole e agromeccaniche con costi e sanzioni sproporzionati, soprattutto per veicoli fermi, in spazi non aperti al pubblico e già coperti da altri sistemi assicurativi. È il momento di fare chiarezza una volta per tutte, evitando interpretazioni divergenti e tutelando davvero sia gli operatori che i cittadini”.
Federacma rinnova quindi l’appello affinché l’articolo 7 del ddl “Imprese” venga modificato approvando gli emendamenti trasversali già depositati, nell’interesse di interi settori che rappresentano pilastri strategici dell’economia italiana, e che oggi si trovano ostaggio di un vuoto normativo e tecnico non più tollerabile.
“Siamo pronti a collaborare, come sempre – conclude Borio –. Ma il tempo è scaduto: ora servono risposte concrete”.
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