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Siccità, incendi e crollo dei prezzi: codice rosso per il grano di Capitanata
I dati delle prime trebbiature: rese scarse per quantità, ma qualità eccellente per proteine e peso specifico. Ai cerealicoltori meno di 30 euro al quintale, nonostante 84 kg/hl di peso e il 14-15% di proteine
07 giugno 2025 | 16:00 | C. S.
Quantità in calo drastico, qualità eccellente, valore riconosciuto ai produttori in crollo verticale: sono questi, in estrema sintesi, i dati che emergono dalle prime trebbiature del grano in Capitanata, con una nota estremamente allarmante che riguarda i numerosi incendi di natura dolosa capaci già di trasformare in cenere oltre 200 ettari di pregiatissimo duro nelle campagne poste tra Foggia e Lucera.
Dai primi rilevamenti, i campi a maggese stanno avendo una rendita di 25-30 quintali per ettaro; pesante calo produttivo per il grano duro, con una media di 10-15 quintali per ettaro e punte di 20 laddove la siccità è stata meno violenta. “Nella pianura del Tavoliere”, spiega Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata, “le rese sono inferiori a quelle dello scorso anno, quando la media per l’intera provincia di Foggia fu di circa 23-25 quintali per ettaro. Nelle zone collinari e montane sulla resa quantitativa va un po’ meglio, ma questo non serve a compensare il dato generale, poiché è nella piana che si producono le quantità maggiori”.
Gli unici dati positivi riguardano i parametri qualitativi dei primi raccolti: il peso specifico del frumento duro registra una media di 84 kg/hl, con le proteine che raggiungono l’eccellenza assoluta, vale a dire un 14-15%, oltre il livello richiesto da industria molitoria e della pasta per uno dei prodotti di punta del made in Italy. “Il problema”, denuncia Miano, “è quanto è riconosciuto ai cerealicoltori: la tendenza che stiamo registrando va verso i 27-28 euro al quintale, con la prospettiva di scendere ancora: siamo lontani anni luce da una giusta ed equa remunerazione che sia sufficiente a coprire i costi di produzione e ad assicurare una redditività sufficiente alle aziende per andare avanti. Occorre riequilibrare la distribuzione del valore lungo la filiera”, aggiunge Miano. “L’Europa e il Governo italiano”, dichiara Nicola Cantatore, direttore provinciale di CIA Capitanata, “attuino delle misure per affrontare seriamente il problema della concorrenza sleale dei Paesi che producono secondo standard e con costi di produzione nettamente inferiori ai nostri, in un regime di regole assolutamente blande o del tutto inesistenti per loro”.
Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani: “Serve maggiore trasparenza sui mercati e il riconoscimento dei costi ai cerealicoltori italiani. Bisogna prevedere la tracciabilità totale. Occorre un intervento concreto del Governo per fermare subito questa scellerata spirale al ribasso. Le conseguenze economiche e occupazionali sono insostenibili, ma a perderci alla lunga sarà l’intera filiera italiana grano-pasta, compresi i consumatori, che invitiamo a scegliere esclusivamente la pasta realizzata col 100% di grano italiano. Stiamo diventando sempre più dipendenti dal grano estero che ha standard qualitativi e di sicurezza nettamente inferiori. Spesso si tratta di grano estero di dubbia provenienza, con ‘triangolazioni’ poco chiare da Paese a Paese nel percorso che conduce i carichi qui in Italia. Ed è per questo motivo che stiamo conducendo una battaglia sul Registro Telematico e la completa attivazione di Granaio Italia. Le importazioni massicce, lo squilibrio lungo la catena di filiera a tutto svantaggio dei produttori, la crescita dei costi di produzione, la siccità e le croniche lacune infrastrutturali stanno mettendo a serio rischio la nostra cerealicoltura. I consumatori – conclude Sicolo - scelgano solo pasta realizzata interamente con grano italiano”.
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