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Da Verona le linee guida del nuovo Piano Olivicolo Nazionale
Il Piano mira ad aumentare la produzione di un 25% nell’arco temporale di un decennio, incentivando anche nuovi impianti nelle zone vocate, ricorrendo anche al superintensivo, preferibilmente con varietà italiane, e all’ammodernamento degli oliveti obsoleti o improduttivi
06 marzo 2025 | 09:00 | C. S.
UNAPOL, all’indomani della presentazione delle Linee guida del Piano Olivicolo, avvenuta al Sol2Expo di Verona, in occasione dell’insediamento del Tavolo di filiera, coglie positivamente la “sfida” lanciata dal Sottosegretario La Pietra e ne apprezza i contenuti.
Il presidente Tommaso Loiodice dà atto all’intero dipartimento del Masaf di aver saputo riassumere nelle linee guida presentate gli asset strategici di cui il settore necessita e che la stessa UNAPOL ha sempre sostenuto e suggerito. “Oggi più che mai abbiamo il dovere di mettere in campo tutte quelle azioni che puntano a consolidare il giusto e dignitoso valore economico raggiunto dall’olio extravergine di oliva. Guai se considerassimo i risultati raggiunti nell’ultimo biennio come accidentali e casuali. Devono essere certi e duraturi.”
In quest’ottica guardiamo favorevolmente l’impostazione del Piano, che mira ad aumentare la produzione di un 25% nell’arco temporale di un decennio, incentivando anche nuovi impianti nelle zone vocate, ricorrendo anche al superintensivo, preferibilmente con varietà italiane, e all’ammodernamento degli oliveti obsoleti o improduttivi, che non vanno confusi con quelli monumentali, i quali restano un patrimonio da salvaguardare per non annullare l’identità storica, culturale e paesaggistica della nostra Italia.
Finalmente si parla anche di recupero di oliveti abbandonati e/o a rischio abbandono. Quest’azione del Piano ci permetterà di restituire alla produzione interi territori, specialmente delle zone interne, ove si è praticata e si pratica un’olivicoltura “eroica”, effettuando contestualmente delle vere e proprie azioni di recupero paesaggistico e cura del territorio, nonché di contrasto alle sempre più frequenti catastrofi ambientali.
Bene il ricorso alle applicazioni e all’utilizzo di tecnologie e mezzi innovativi che puntino alla riduzione dei costi di produzione al fine di poter mantenere dignitoso il differenziale economico della redditività aziendale. In quest’ottica siamo certi che si terrà in debita considerazione la necessità che sia adeguatamente sostenuta la formazione e il livello professionale di operatori pronti all’uso delle nuove tecnologie e pratiche agronomiche ad esse collegate, come ha evidenziato il presidente Loiodice.
Il presidente Loiodice ha posto un particolare accento sul concetto di formazione, ritenendolo di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo della cultura dell’olio extravergine di oliva. Per questo si auspica che il Piano trovi le giuste misure per avviare sin dalle scuole primarie la formazione di cittadini consumatori consapevoli e capaci di riconoscere la qualità del prodotto. Così come è doveroso trasferire a chef e operatori della ristorazione le opportune conoscenze per valorizzare al meglio la ricchezza della biodiversità olivicola tutta italiana, con i giusti abbinamenti tra olio, cibo e territorio, il cui armonico connubio si traduce in “Dieta Mediterranea”, patrimonio immateriale UNESCO.
Abbiamo sempre sostenuto che: “L’olio non solo è un alimento buono, ma fa anche bene alla salute.” Sarà questa una delle sfide che il Piano olivicolo dovrà saper cogliere: trasferire questo concetto di salubrità, ormai acclarato da qualificata letteratura scientifica in tutto il mondo. E, per prestare attenzione ai temi scottanti di questi giorni, se si comprenderà quanto l’olio extravergine di qualità faccia bene al nostro organismo, non ci sarà dazio che tenga.
Il Piano olivicolo ha anche posto attenzione ad altre criticità del settore. Una per tutte: l’eccessiva parcellizzazione degli oliveti e le piccole dimensioni delle aziende olivicole. Una sfida che pone al centro della discussione l’importanza del concetto e del valore dell’aggregazione e della cooperazione, in cui le OP e le AOP potranno e dovranno giocare un ruolo importante, cercando anche di trovare, come evidenziato nel Piano, misure finanziarie che facilitino l’accesso al credito delle stesse per poter remunerare i produttori in fase di raccolta.
Abbiamo evidenziato che è necessario favorire un ricambio generazionale: occorrono giovani che diano nuovi impulsi al settore, restituendo loro la dignità professionale del lavoro di olivicoltore. Serve inoltre un piano strategico nazionale per l’uso razionale dell’acqua. Quella della risorsa idrica è un elemento imprescindibile per poter praticare un’olivicoltura di qualità, e abbiamo il dovere di adottare azioni di recupero e di uso sostenibile delle stesse. Infine, l’olioturismo è un asset strategico per la crescita e lo sviluppo di interi territori, oltre ad essere una fonte accessoria di redditività per l’azienda.
Più che positivo il capitolo del Piano olivicolo che pone attenzione a un comparto considerato strategico, dalla nostra Unione, per l’olivicoltura italiana: quello delle olive da mensa, che registra un mercato in forte crescita e rappresenta per le aziende una fonte di reddito complementare.
Come già sostenuto dal presidente Loiodice in occasione del panel olivicolo tenutosi a Palazzo della Valle, in sede Confagricoltura, le problematiche del comparto olivicolo non possono essere attenzionate solo dal Ministero dell’Agricoltura, ma sono direttamente coinvolti, per tutto ciò che lo stesso rappresenta, anche i Ministeri della Salute, dell’Ambiente, del Turismo, dell’Istruzione e del Made in Italy. Sembrerebbe che si parta con il piede giusto e che questo Piano olivicolo voglia chiamare in causa i diversi attori.
Ora tocca anche a noi saper cogliere la sfida e rendere questo Piano efficiente ed efficace nei tempi che il senatore La Pietra si auspica: il prossimo settembre.
Il primo passo sarebbe quello di accelerare il processo della nascita dell’Interprofessione unica, riproposta nelle linee guida del Piano, che punta anche a rafforzare il concetto e gli strumenti di cui la filiera può godere.
L’augurio è che l’intera filiera sappia ora fare gioco di squadra per dare corpo e sostanza alle linee guida del Piano olivicolo presentato, individuando con saggezza le giuste risorse di cui lo stesso dovrà essere dotato.
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