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L'export di olio di oliva dalla Puglia cresce del 60%

L'export di olio di oliva dalla Puglia cresce del 60%

Una produzione lorda vendibile dell'olivicoltura pugliese è di un miliardo di euro. Proprio in considerazione dell’enorme patrimonio produttivo pugliese, va alzata ancora di più contro l’invasione selvaggia di olio dall’estero, frodi e speculazioni

02 febbraio 2025 | 10:00 | C. S.

Va a ruba l’olio extravergine di oliva di Puglia con 9 famiglie su 10 che lo consumano quotidianamente, ma anche all’estero con un balzo del 60% delle esportazioni nel mondo, dati che confermano la centralità dell’alimento alla base della Dieta Mediterranea. A darne notizia è Coldiretti Puglia, in occasione dell’inaugurazione di EVOLIO Expo.

Proprio in considerazione dell’enorme patrimonio produttivo pugliese, va alzata ancora di più contro l’invasione selvaggia di olio dall’estero, frodi e speculazioni, perché per esempio l’invasione di olio tunisino a prezzi stracciati alimenta il rischio di speculazioni ai danni dei produttori nazionali, rendendo necessario alzare la guardia contro il pericolo frodi, anche grazie all’istituzione di un sistema telematico di registrazione e tracciabilità unico a livello europeo per proteggere l’olio extravergine d’oliva e garantire trasparenza lungo tutta la filiera produttiva.

Un attacco frontale principalmente all’olivicoltura pugliese, presente su oltre 370mila ettari di terreno coltivato, con 5 oli extravergine DOP, il riconoscimento ufficiale dal Ministero anche della DOP Terra d’Otranto,  e 1 IGP Olio di Puglia. L’olivicoltura pugliese è la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d’Italia – ricorda Coldiretti Puglia - con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie del Sud, quasi il 32% nazionale e l’8% comunitaria ed un valore di 1 miliardo di euro di PLV (Produzione Lorda Vendibile) di olio extravergine di oliva.

“L’olio tunisino – denuncia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – viene venduto oggi sotto i 5 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio al di sotto dei costi di produzione. Una concorrenza sleale, sia considerata l’alta qualità del prodotto Made in Italy, sia il fatto che nel paese africano non vigono le stesse regole in materia di utilizzo di pesticidi e di rispetto delle norme sul lavoro vigente nell’Unione Europea”.

“A favorire le importazioni dalla Tunisia è anche l’accordo stipulato dalla Ue che prevede l’importazione annuale, nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre, di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva, nella cui categoria merceologica sono compresi olio extravergine d’oliva, olio vergine d’oliva e olio lampante, senza applicazione di dazi doganali”, aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

La prima regola utile per garantirsi un olio di qualità è preferire la categoria “olio extravergine di oliva” (EVO), spiegano Coldiretti e Unaprol. E’ la categoria superiore, ottenuta direttamente dalle olive senza estrazione chimica. La lettura dell’etichetta rivela, infatti, molte cose sul prodotto che si sta per acquistare.  Se, ad esempio, troviamo la parola “condimento”, si tratta di una miscela con olio di semi. E non è detto che una bottiglia di olio – rilevano Coldiretti e Unaprol - di una marca italiana o che ha il simbolo del tricolore contenga davvero prodotto 100% nazionale, soprattutto se costa troppo poco. L’origine del prodotto deve essere indicato chiaramente in etichetta. Se è italiano sarà riportato “olio italiano” ma se si legge “Ue e non Ue” potrebbe venire da ogni Paese del mondo. Un modo ulteriore per garantirsi la provenienza è quello di scegliere oli a denominazione di origine, Dop o Igp.

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