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La Carta di Firenze indirizza agronomi e forestali verso il 2030
I temi toccati in occasione del XVIII congresso dei dottori agronomi e dottori forestali hanno offerto una panoramica vasta dei bisogni del Paese, ma anche delle opportunità da cogliere
27 ottobre 2022 | C. S.
Concluso il XVIII congresso dei dottori agronomi e dottori forestali, un’edizione ricca e dibattuta con oltre 450 presenze che hanno reso vivace la tre giorni di Firenze.
“Sono decisamente soddisfatta sia per i numeri dei partecipanti e per la qualità delle discussioni. Ci siamo avvicinati a questo momento istituzionale con un obiettivo decisamente ambizioso: immaginare il futuro del Paese. Come categoria sappiamo e vogliamo offrire un contributo concreto allo sviluppo sostenibile dell’Italia, in linea con gli obiettivi di Agenda2030, coniugando salute e benessere, progettando città vivibili, ponendo attenzione alla sostenibilità delle produzioni, dando un contributo a differenziare il mix energetico nazionale e riuscendo a migliorare la fertilità dei suoli.” – ha chiosato Sabrina Diamanti, presidente nazionale del CONAF – “Con orgoglio sottolineo che una caratteristica identificativa di questo Congresso è stato l’alto numero di voci ‘esterne’ che abbiamo chiamato ad arricchire le tesi. Una scelta fatta in continuità con la politica dell’ordine di allargarsi e collaborare con altre istituzioni, perché dobbiamo confrontarci con punti di vista diversi, anche quelli che siamo meno abituati a frequentare”
Dalle 5 tesi alla Carta di Firenze
Naturalmente, i lavori dell’ultima giornata si sono conclusi con la sintesi delle 5 tesi congressuali, che porterà alla redazione della Carta di Firenze, ossia il documento programmatico dell’azione dell’ordine nei prossimi anni. I temi toccati hanno offerto una panoramica vasta dei bisogni del Paese, ma anche delle opportunità da cogliere.
1. Dall’Università alla Professione: l’importanza di un dialogo continuo. (questa tesi sarà discussa presso l’Aula magna dell’Università degli Studi di Firenze)
Sarà necessario migliorare l’offerta formativa (corsi professionalizzanti e lauree abilitanti) e incrementare la formazione post-laurea, come asse fondamentale della crescita della categoria. Si dovrà avere un approccio sistemico che prevede la transdisciplinarietà e la collaborazione attraverso le reti interprofessionali.
Sarà necessario Aumentare la consapevolezza di quanto sia importante per Il futuro impegnarsi sull’AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation Systems).
2. Il Progetto del paesaggio e del verde urbano per la qualità della vita e il benessere dei cittadini.
Lo spazio urbano può, anzi deve migliorare per garantire una migliore vivibilità, tutelando nel contempo i beni ambientali. Per farlo i professionisti apportano contenuti innovativi nella progettazione aree verdi urbane per il risanamento delle città, avendo la capacità di selezionare specie e varietà di piante adatte ai nuovi usi. Sarà necessario migliorare l’accesso a spazi verdi pubblici e rafforzare rapporti tra zone urbane e periurbane.
Questo approccio di cura e sostenibilità deve essere anche affiancato da nuova visione del paesaggio, che non deve più essere considerato come bene da tutelare in maniera assoluta ma come elemento fondamentale del territorio.
3. Agricoltura 4.0, agroenergie, economia circolare e sostenibilità delle produzioni agricole.
Gli scenari economici, i cambiamenti climatici, la crisi energetica chiedono un deciso cambio di passo, soprattutto da parte degli amministratori pubblici. La competitività dell’agricoltura 4.0 è oramai assodata e la strada è imboccata, così come il ruolo delle agroenergie nella transizione ecologica e digitale, per esempio la produzione di biometano come tassello della strategia energetica nazionale.
Si dovranno incentivare le comunità circolari, intese come nuovi modelli di produzione e di consumo, passando per la valorizzazione delle frazioni organiche dei rifiuti che aiutino a migliorare la gestione sostenibile del suolo. Sono opportunità per il Paese, che vedono la figura del dottore agronomo e dottore forestale come raccordo centrale.
4. Credito all’agricoltura: sosteniamo il futuro. Dalla PAC ai moderni strumenti finanziari.
Al settore primario si chiede, giustamente, di essere protagonista del cambiamento, dotandosi di moderne tecnologie e sapendosi innovare, tra cambiamento climatico e criteri di sostenibilità. Questa transizione, però può avvenire solo se sostenuta dalla possibilità di accedere con semplicità credito.
Serviranno simulazioni di scenario e lo sviluppo di nuovi strumenti finanziari, una legislazione chiara e stabile unita alla disponibilità di indicatori di impatto della spesa pubblica collegati agli investimenti sostenibili. Con la figura del dottore agronomo e forestale che può svolgere la funzione di congiunzione tra mondi che, per troppo tempo, non sono riusciti a dialogare.
5. Selvicoltura e pianificazione: la corretta sintesi tra sviluppo e tutela del territorio.
La gestione delle foreste sarà sviluppata tramite i piani forestali ed i piani di interesse territoriale. Per questo motivo diventa impellente fare rete tra i professionisti e aprire un dialogo con le amministrazioni affinché si sviluppi un linguaggio comune, oltre che si proceda allo snellimento burocratico ai fini autorizzativi.
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