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Federolio: il panel test rischia di mettere fuori gioco le aziende italiane
A giugno di quest’anno partono una serie di verifiche e di sanzioni: esami che uniscono l’organolettico col chimico-fisico vengono sanzionate con multe milionarie
08 dicembre 2021 | C. S.
“Da qualche mese ci troviamo in presenza di sanzioni importanti, quantificabili in svariati milioni di euro che potrebbero comportare la chiusura di numerose aziende, quindi di un patrimonio industriale centenario con effetti devastanti su tutto il settore oleario, a partire dalla produzione fino alla distribuzione.”
Così in Comagri Senato Francesco Tabano, presidente Federolio in relazione all'affare assegnato n. 833 (Problematiche connesse alla realizzazione di un nuovo piano per l'olivicoltura).
“Siamo un anello importante della filiera, che nasce da chi produce e continua con chi trasforma nei frantoi, fino a chi imbottiglia e distribuisce il prodotto sulla Gdo che poi vende al consumatore finale. La problematica riguarda il fatto che la repressione frodi, cioè l’ente preposto ai controlli sulla qualità del nostro prodotto, da qualche mese sta richiamando in questi controlli una legge del 1960 che parla di una sanzione di 400 euro al quintale per il prodotto che viene trovato non extra vergine all’interno dei magazzini delle aziende.
La legge del 1960 dichiara che questa certificazione, su olio che non sia extra vergine, deve essere fatta con analisi di laboratorio. Nel 1991 nel mondo oleario è nato il panel test, l’insieme di esami chimici fisici che si uniscono all’esame sensoriale. Ricordo poi che l’olio è un prodotto vivo, dal momento in cui viene prodotto fino al suo consumo può solo peggiorare e avere problemi di ossidazione, di acidità o di altri difetti. Quindi prodotti che nascono assolutamente extra vergine col tempo potrebbero avere dei piccoli difetti. Un prodotto che continuerebbe però ad essere sempre salubre e non pericoloso per i consumatori.
A giugno di quest’anno partono allora una serie di verifiche e di sanzioni che uniscono la legge del 1960 con il panel test, quindi con esami che uniscono l’organolettico col chimico-fisico vengono sanzionate con multe milionarie le aziende” prosegue.
“Tra parentesi il mondo oleario è un mondo che ha un valore aggiunto molto basso e le singole aziende non arrivano neanche ad un terzo delle multe che vengono comminate. Abbiamo dunque l’assoluta esigenza di risolvere questa questione se vogliamo far sopravvivere le aziende.
Nel 2013 il tribunale di Trani si è già espresso su una situazione del genere ed ha ritenuto illegittimo l’utilizzo di questo abbinamento, legge del ‘60 col panel test.
Non possiamo avere delle sanzioni di questo tipo in assenza di crimine e di legge che lo regolamenti.
Il panel test rischia di mettere fuori gioco, e lo sta già facendo, le aziende italiane per quanto riguarda la distribuzione di questi prodotti sull’intero globo. Abbiamo perso tantissima competitività considerando che una legge che nasce in Europa con le interpretazioni italiane mette le nostre aziende in una concorrenza assurda rispetto a quelle francesi e spagnole.
In determinati mercati come quello USA, che è il secondo per consumo dopo l’Italia e nel quale eravamo leader indiscussi appena dieci anni fa, ora siamo secondi ma staccati di gran lunga dagli spagnoli” sottolinea Tabano.
“Se ci prepariamo ad una competizione del genere non possiamo permetterci di avere una zavorra del genere. C’è necessità di intervenire immediatamente. Le problematiche relative al panel test sono poi tantissime. Noi come Federolio abbiamo da sempre difeso questo strumento perché permette di controllare la qualità e la salubrità del prodotto ma occorre utilizzarlo in maniera corretta. Spesso le stesse analisi, condotte da enti ufficiali, se mandate in due laboratori doganali danno risultati diversi.
La legge del 1960 prevedeva in caso di frodi un reato penale, che poi è stato derubricato a reato amministrativo e in quanto tale dovrebbe essere assoggettato a quanto già accade per altri reati amministrativi sull’etichettatura e la qualità del prodotto. Chiedo quindi che venga applicato quanto già esiste oggi per i prodotti che non sono extravergine, cioè un trattamento a edittale fino ad un massimo di, come già previsto in altre situazioni.
Il problema è talmente urgente e importante, vitale, che occorre una pronuncia in termini rapidi. Chiedo l’intervento del ministero e di parlare col ministro.
L’industria italiana ha bisogno di un quantitativo di prodotto per i consumi interni e le esportazioni che è pari a tre volte quello che oggi produciamo. Siamo costretti ad importare. Vogliamo che il prodotto sia controllato e idoneo ma questo non può diventare un limite allo sviluppo e all’esistenza di questo settore.”
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