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Frantoiani italiani e confezionatori d'olio d'oliva ai ferri corti
Disertato il tavolo di lavoro che doveva servire a creare una sinergia condivisa per la valorizzazione dell'extra vergine italiano. Irricevibile la richiesta di ancorare il prezzo dell'olio Made in Italy alla quotazione di Jaen
28 febbraio 2014 | Stefano Caroli
Non ci può essere filiera dell'olio senza i frantoiani ma dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare. Non avremmo motivo di esistere senza gli olivicoltori che ci forniscono la materia prima, le olive, né, per molti anni, avremmo vissuto senza l'apporto determinante del commercio oleario che ha acquistato e venduto quanto da noi prodotto.
E' questa la ragione che ha spinto AIFO, da tempo, a relazionarsi con tutti gli altri attori della filiera olivicola-olearia.
Lo possiamo fare ancor meglio oggi che i frantoiani hanno finalmente preso coscienza della propria identità e personalità. Siamo stati, e siamo, un punto di riferimento sui territori. Spesso gli olivicoltori si rivolgono a noi per i piccoli e grandi problemi quotidiani. Siamo lo snodo indispensabile della filiera. Felici e orgogliosi di questo ruolo anche se ci costringe, a volte, a divenire i notai del settore. Lo è stato con i modelli F. Lo è, in parte oggi, con il registro Sian.
Ci siamo battuti affinchè tutte le categorie assumessero oneri e onori della partecipazione a un processo di trasparenza della filiera. Un processo non solo burocratico ma anche di riequilibrio che, restituendo a ognuno il proprio ruolo, poteva servire a chiarire i rapporti, senza improntarli a una prova di forza ma di interdipendenza.
E' con questo spirito che ci siamo riapprocciati all'industria del confezionamento italiano, cercando di stipulare un patto, un gentlemen's agreement, che permettesse di valorizzare l'olio italiano.
Abbiamo chiesto un confronto e un dialogo ma, a questo tavolo, ci siamo ritrovati da soli. La loro sedia è rimasta vuota, purtroppo.
Vero è che, storicamente, le posizioni erano distanti. Non è infatti la prima volta che abbiamo provato a trovare un accordo di collaborazione.
Negli anni passati ci siamo scontrati di fronte a un approccio metodologico completamente diverso.
Da una parte noi, i frantoiani, che, partendo dai costi di produzione minimi per produrre olio nel nostro Paese, abbiamo suggerito di formulare una quotazione su questa base.
Dall'altra i confezionatori che volevano agganciare il prezzo dell'olio italiano alla quotazione della piazza di Jaen, riconoscendo all'extra vergine nazionale un premio del 10-12%.
Difficile trovare un punto di incontro, tanto più considerando che il premio di prezzo riconosciuto normalmente dal mercato, negli ultimi anni, era del 20-25%, non del 10-12%.
Negli ultimi due anni, oltretutto, è accaduta una svolta. Anche grazie al registro Sian e al percorso di trasparenza del settore stanno emergendo i veri numeri dell'olivicoltura nazionale e a questo sta corrispondendo un aumento delle quotazioni e della differenza di prezzo tra l'olio italiano e quello spagnolo che, ormai, è di un euro, ovvero un premio di prezzo del 40-50%. Altro che 10-12%!
Nonostante ritenessimo, e ancor più oggi, che le condizioni offerte rappresentassero un'offesa ai tanti produttori e frantoiani che lavorano di notte per fare un prodotto di alta qualità... la porta è sempre aperta.
Quando l'industria olearia italiana vorrà sedersi al tavolo con obiettivi seri per valorizzare il “vero olio italiano”, noi saremo disponibili.
Al tempo stesso questa esperienza ci ha fatto maturare. Ci siamo resi conto che è venuto il momento di cambiare strada e di farci classe dirigente, cambiando mentalità e offerta.
Le nostre aziende sono tenute ad anticipare le richieste del mercato e la Puglia, in particolare, deve imparare e valorizzare le sue ricchezze e unicità produttive.
Lasciamo dunque la porta aperta, ma è anche ora di cominciare a fare qualcosa di nuovo.
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