Italia
La polemica sui grani antichi siciliani: pubblicità a buon mercato
L'azienda veneta Terre e Tradizione registrò i marchi “tumminìa” “timilia e “maiorca”, nomi di antichi grani siciliani, e ora diffida i coltivatori da utilizzare questi brand. Tra interpellanze parlamentari e levate di scudi, spunta la verità sul caso
13 luglio 2017 | T N
Un'azienda veneta, la Terre e Tradizione, aveva registrato, anni addietro alcuni nomi come marchi: “tumminìa” “timilia e “maiorca”.
Si tratta di antichi grani siciliani, già noti ai tempi di Goethe. Evidentemente una svista dell'Ufficio Marchi e Brevetti ha portato al via libera alla registrazione. Quei marchi sono rimasti nel cassetto della società, inutilizzati, finchè l'azienda non è passata di mano a Felice Lasalvia Di Clemente, già fondatore di NaturaSì, che, probabilmente, ha colto al balzo l'occasione per farsi un po' di pubblicità gratuita.
Dalla società, infatti, sono partite lettere di diffida agli agricoltori siciliani per l'utilizzo dei nomi indicati. E' così partito il putiferio: dai post su Facebook, alle interpellanze parlamentari, alle richieste di chiarimento ai Ministeri competenti.
L’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana Antonello Cracolici ha inviato una nota di diffida al Ministero dell’Economia, Ufficio registrazioni marchi, e al Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari, “affinché avviino le procedure di revoca dei marchi di varietà genetiche dei grani che sono stati illegittimamente registrati presso il Ministero dell’Economia da parte di società in difformità alle disposizioni che fanno divieto all’utilizzo di denominazioni varietali ai fini commerciali”.
Nel frattempo si è attivato anche il M5S. “E’ come se domani – ha affermato la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Angela Foti – qualcuno registrasse il nome "nero d’avola" o "nocellara del belice" o, perché no, "Etna", e ne vietasse a chiunque l’utilizzo”. Ma il "timilia" non resta un caso isolato e infatti la stessa azienda ha registrato anche le diciture "maiorca", "perciasacchi" e "grani antichi siciliani".
“Un atto profondamente illegittimo – dice Foti – confermato anche da sentenze emesse per casi analoghi dal Tribunale di Catania. Risulta chiaro, infatti, che una cosa è brevettare un marchio, contraddistinto da un nome di fantasia, per un prodotto che si ricava da una specie vegetale, altra cosa è brevettare, come fosse un marchio, il vero nome di una specie vegetale tout court, come oggi si è fatto con la specie vegetale denominata "Timilia’”.
Ma come si difende il proprietario di Terre e Tradizione? "I marchi me li sono trovati quando ho rilevato una società con tanti debiti – si difende Di Clemente – ci siamo detti: facciamo un po’ di can can, creiamo un caso. Perchè c’è gente che usa i nomi dei vecchi grani ma poi vende altro. Bisogna fare chiarezza. Servono leggi e controlli". Poi, in seguito alle proteste, l’imprenditore rassicura: "comunque ora stiamo valutando se lasciare libero l’utilizzo del nome".
Una mossa studiata a tavolino per farsi un po' di pubblicità gratuita grazie a delle "proprietà", i famosi marchi di varietà di grano siciliani, di fatto inutilizzabili a fini legali ma perfetti per montare un caso e ricavarne la relativa visibilità. Probabilmente, per avere lo stesso numero di citazioni sui giornali avrebbe dovuto spendere decine di migliaia di euro. Complimenti a Di Clemente. Ci sono cascati davvero tutti, o quasi.
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