Anno 12 | 17 Aprile 2014 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

FRITTURA IN OLIO DI OLIVA O IN OLIO DI SEMI? QUANTO E' DIFFICILE SUPERARE PREGIUDIZI E CATTIVE ABITUDINI

E' veramente incredibile quanto accade non solo nei ristoranti, anche nelle cucine domestiche. Ecco come, partendo da una trasmissione televisiva su Gambero Rosso Channnel, si sia giunti a una situazione tra il paradossale e il grottesco. Un tema caldo, dalle alte temperature

Un tema sempre caldo si potrebbe dire, ma forse non è proprio così.
Gambero Rosso Channel, nelle scorse settimane, ha affrontato questo argomento in una originale trasmissione condotta da Alfredo Antonaros e Francesca Barberini. Il programma simulava un processo in cui l’olio extra vergine di oliva utilizzato in frittura era “l’imputato”.
La “difesa” affidata a Luigi Caricato, oleologo, e Bruno Barbieri, chef, ha avuto certamente un lavoro semplice da svolgere perché è incontestabile, da un punto di vista peraltro scientifico, che l’olio extravergine sia il miglior olio da utilizzare in frittura.

Non mi dilungo ora nell’elencare i notevoli vantaggi dell’olio di oliva, quindi non solo extra vergine, rispetto a tutti gli altri oli, perché la vera cosa interessante che ho osservato, nel proseguio della trasmissione, è stato l'ascoltare il punto di vista del pubblico.
Pubblico quasi tutto schierato a favore dell’olio di semi, con motivazioni che mi sembra utile riportare: penetra meno negli alimenti, dà più croccantezza, è più leggero ed è più economico ed è quindi preferibile per ogni tipo di frittura.
E sottolineo che queste sono state tesi difese e sostenute fino alla fine e che le giuste ragioni degli esperti non hanno modificato le convinzioni iniziali.

Dobbiamo riflettere sul fatto che sia un’abitudine veramente ben radicata. Credo, infatti, che più che di una scelta consapevole e ragionata si tratti di una semplice, cattiva abitudine e pertanto, forse, ancora più difficile da far cambiare.
L’unica strada da percorrere è come sempre informare bene il consumatore, ma i fallimenti sono tanti e all’ordine del giorno.
Qualche esempio?
La signora Giulia I., ottima cuoca, vive in una zona vocata all’olivicoltura e ha, quindi, la sua scorta annuale di buon olio. Una insospettabile, insomma. Ma poi, un giorno, per caso, osservo il suo carrello della spesa, e cosa vedo?
OLIO DI SEMI VARI
Potevo restare indifferente a tutto questo?
Certamente no, ho chiesto il perché di quella scelta: volevo sapere, volevo capire.
La risposta è stata decisamente originale: l’extravergine fa più fumo.

A furia di tante sciocchezze dette, anche le teste di alcune massaie vanno in fumo. Ora esiste però un pronto intervento per spengerle

Altro esempio?
Manuela P. che nella mia cucina mi chiede: e l’olio per friggere?
Quella volta sentii di aver fallito.
Di esempi se ne possono fare ancora molti, ma ciò che emerge sempre è il poco interesse e di conseguenza la scarsa conoscenza delle differenze fra i vari oli. Si continuano così ad utilizzare gli oli meno indicati; e delle etichette si ammirano i colori e molto poco invece i contenuti.

Ma avete mai osservato con quale attenzione gli uomini scelgano l’olio per la propria auto e quanto tempo restino fermi davanti allo scaffale?
Un appello allora alle donne: la prossima volta che andate al supermercato abbandonate pure il vostro compagno nella corsia dedicata all’auto, non abbiate fretta però di fare la spesa, leggete anche voi con molta attenzione le etichette. Quelle dell'olio, e non solo.
La raccomandazione vale anche per gli uomini, la superficialità nelle scelte non fa distinzione di sesso.

di Mena Aloia
pubblicato il 25 giugno 2005 in Tracce > Gastronomia

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