Mondo Enoico
LE SCELTE AGRONOMICHE NELL’IMPIANTO DI UN VIGNETO
Dovrà durare almeno trent'anni. Per questo deve essere progettato con grande attenzione. Non si tratta soltanto di mettere a dimora alcune migliaia di barbatelle. Le decisioni che l’imprenditore deve compiere sono molto complesse: agronomiche, ma anche economiche
17 gennaio 2004 | Graziano Alderighi
Un vigneto deve durare almeno trenta anni, o, per lo meno, deve essere progettato con questo obiettivo. Gli sbagli commessi in questa fase di progettazione si pagano molto duramente negli anni a seguire. Per questo il tempo dedicato al progetto del vigneto è sempre speso bene. Un vigneto si deve realizzare, prima che sul campo, nella mente dell'imprenditore, e questo deve avvenire con un paio d'anni di anticipo, come minimo. In primo luogo è necessario conoscere bene il terreno su cui si andrà a realizzare l'impianto, e ciò è tanto più importante se si opera su una proprietà nuova, di cui, quindi, non si ha una lunga esperienza diretta. Occorre verificare la profondità del suolo, la natura della roccia sottostante, la presenza di sassi, di falde superficiali e ristagni, di orizzonti compatti o salini e così via. Occorre poi procedere all'analisi del terreno.
Il clima
Aggiungendo le informazioni sul microclima del sito (giacitura, esposizione, distanza dal fondovalle, pendenza) abbiamo i parametri importanti per decidere che cosa piantare. Si deve tenere conto allora delle idrometeore, delle temperature e dei venti. La piovosità annuale è molto importante per procedere alle operazioni di sistemazione del terreno e per decidere se sarà necessario l’impianto d’irrigazione. La neve difficilmente danneggia il vigneto anche se nevicate precoci autunnali possono schiacciare a terra i vigneti allevati a pergola e danneggiare le reti antigrandine ancora aperte. La grandine è l’avversità meteorica che più danneggia la vite, soprattutto nel periodo estivo questa provoca lacerazioni sulle foglie e sugli acini facilitando l’instaurarsi della Botritys cinerea. Le temperature rivestono un ruolo di prima importanza per l’impianto del vigneto. In particolare non sono da temere i freddi invernali ma le brinate primaverili che colpiscono i giovani germogli. I danni causati dalle alte temperature si verificano solo se queste ultime sono accompagnate da venti caldi e da carenza idrica del terreno. Non in tutte le zone italiane soffiano forti venti, ma nel caso delle nostre zone è opportuno predisporre barriere frangivento e solide e resistenti impalcature o tutoraggi per impedire rotture ai tralci e sradicamento dei ceppi. Andremo da situazioni estreme, in cui la scelta del vitigno, e/o del portinnesto, è necessariamente limitata, ad altre che consentono un ampio margine di scelta.
Il mercato
Per decidere cosa piantare, è utile disporre di alcune indicazioni di mercato, capire quali sono e saranno nel futuro le tendenze enologiche, sebbene impresa ardua, è necessario per compiere una scelta oculata non solo dal punto di vista agronomico. Certamente un vigneto dura trent'anni, e raramente un vino ha un andamento di mercato favorevole per un periodo così lungo: quindi l'obiettivo di fare un ottimo vino tendenzialmente è più importante di quello di fare il vino richiesto in quel momento.

Quindi, l’impianto del vigneto è un’operazione complessa che coinvolge problemi economici e precise scelte tecniche.
Una volta stabilito l’ambiente pedoclimatico e la sua compatibilità con il vigneto da impiantare, si passa alla scelta della cultivar, del portinnesto e del sesto d’impianto con la relativa forma d’allevamento.
Il portainnesto
Il portinnesto deve essere scelto per prima cosa secondo il tipo di terreno su cui verrà impiantato: il 140 Ruggeri è indicato per i terreni compatti e siccitosi e con alta percentuale di calcare attivo (sino al 40%); il 1103 Paulsen è indicato un po’ per tutti i terreni, ma soprattutto per quelli salmastri; il 225 Ruggeri per i terreni umidi e sciolti; il 420 A per quelli siccitosi e calcarei di collina; il Kober 5BB predilige i terreni profondi, freschi e fertili. E’ particolarmente importante la vigoria del portinnesto. Vigoria scarsa significa produzione minore ma di migliore qualità, durata inferiore della pianta ma precoce entrata in produzione. Al contrario portinnesti vigorosi fanno produrre di più ma la qualità è inferiore anche se nelle zone meridionali, dove non ci sono problemi di grado zuccherino, si può optare a portinnesti di buona vigoria. Il problema della disaffinità d’innesto è ormai risolto.

Il sesto d’impianto
Il sesto d’impianto è in correlazione con la forma d’allevamento e con la vigoria della pianta. La forma d’allevamento a guyot prevede un sesto di 2 per 1,2 metri; quella a cordone speronato 3 per 1,5 metri; per l’alberello il sesto ideale è 1,5 per 1,2 metri; per il tendone si utilizza il 2 per 2 o il 3 per 3.
La forma d’allevamento
La vite è una pianta arborea estremamente plastica e quindi si adatta bene ad essere allevata secondo diverse forme di allevamento.
Nella scelta della forma di allevamento e del sesto di impianto delle viti va tenuto comunque presente che, in una viticoltura in armonia ed in equilibrio con l’ambiente, sono da evitare le forme di allevamento ad elevata espansione.
La forma di allevamento deve soddisfare diverse condizioni:
-Mantenere nel tempo un corretto equilibrio vegeto-produttivo: infatti eccessi nutrizionali creano le condizioni ideali per lo sviluppo delle malattie parassitarie
-Forme eccessivamente espanse creano ristagni di umidità e quindi presupposti favorevoli allo sviluppo di funghi patogeni (peronospora e botrite)
-Dare alla pianta un’adeguata distribuzione nello spazio e consentire un razionale carico di gemme
-Favorire una elevata captazione dell’energia solare
-Garantire la economicità della struttura.
Le forme di allevamento ancor oggi più diffuse sono: controspalliera (guyot, cordone speronato…), tendone ed alberello
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