L'arca olearia

Il pericolo mosca delle olive è già in agguato: possibilità e scelte

 Il PAN sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ha imposto l'adozione dell'agricoltura integrata, e di fatto abolito i così detti trattamenti a calendario. Fatto il monitoraggio è questione di scelte e nel caso di forti attacchi, le possibilità sono varie, ad esempio il cambio di principio attivo, o il cambio di strategia

16 giugno 2017 | Angelo Bo

Ormai l'allegagione è conclusa e i frutticini, pochi o tanti, sono in accrescimento. Fatte tutte le considerazione del caso, sulle quantità, sulla disponibilità idrica, la gestione agronomica che può condizionare lo sviluppo dei nostri preziosi frutti, conoscendo un po' gli olivicoltori, posso immaginare che sono lì tutti intenti a pensare cosa sarà meglio fare per la mosca. Ohh, dai l'ho detto! Si perchè questo insetto, è vero che crea problemi, ma è anche vero che in primis fa una paura del diavolo. Non c'è evento formativo e divulgativo che tira tanti professionisti e dilettanti, quanto quelli sul nostro dittero. Quindi in attesa che le mosche transgeniche i robot e i satelliti ci risolvano i problemi dobbiamo affrontare la campagna nel modo più sereno ed efficace possibile, e cerchiamo di individuare cosa evitare.

Partiamo da un piccolo preambolo per gli agricoltori professionali non biologici (per i biologici e per gli hobbisti rimandiamo a riflessioni dedicate), olivicoltori che possono usare i prodotti di sintesi, ma che hanno le cartucce contate dalle etichette, infatti con le ultime revisioni spesso non prevedono più di due trattamenti e di conseguenza laddove la campagna di difesa dovesse essere lunga sarà necessario alternare prodotti/strategie differenti.

Il punto fondamentale è evitare quelle situazioni ormai anacronistiche, ma non in disuso, di effettuare trattamenti preventivi con strategie larvicide (ossia che dovrebbero uccidere le larve) in periodi prefissati. Perchè? Perchè la maggior parte dei prodotti in commercio ha un periodo di efficacia non superiore ai 15/20 giorni, quindi è facile capire che se non viene distribuito il prodotto al momento giusto (con presenza di uova e/o larve) il trattamento sarà parzialmente efficace o del tutto inefficace. Tenuto anche in considerazione che con i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, il ciclo biologico degli insetti subisce da un anno all'altro forti ritardi o anticipi, e di conseguenza è facile comprendere come l'efficacia del trattamento “preventivo” sia lasciata totalmente al caso.

Ricordiamoci anche che il PAN sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ha imposto l'adozione dell'agricoltura integrata, e di fatto abolito i così detti trattamenti a calendario.
Cosa possiamo fare per evitare questa causalità? Monitorare! Sì, una parola anche troppo usata ma spesso applicata nel peggiore dei modi. Per quanto riguarda la difesa larvicida dalla mosca delle olive le trappole a feromoni o cromotropiche servono solo ed esclusivamente per individuare l'inizio dei voli e di conseguenza posizionare correttamente, non il trattamento, bensì il campionamento delle olive al binoculare.

E' abbastanza intuitivo che i voli non ci indicano l'entità dell'infestazione e di conseguenza la reale necessità o meno di effettuare il trattamento.

Al binoculare? Sì, perchè le uova e le larve giovani sono particolarmente piccole, difficili da individuare e facili da distruggere durante il taglio della polpa. Quindi serve una minima preparazione per effettuare il campionamento e per individuare correttamente le varie fasi di sviluppo delle larve, in quanto le larve dette di terza età, più grandi e che scavano più in profondità nell'oliva, sono meno sensibili agli insetticidi.

Determinata con precisione la composizione della nostra infestazione (se presente), quindi uova e varie età di larve, normalmente suddivise in tre età, abbiamo il dato che ci serve per determinare il danno stimato e che dovremo confrontare con la soglia economica di intervento. Infatti con la composizione dell'infestazione attiva data da uova, larve di prima età vive e larve di seconda età vive, possiamo cominciare a ragionare se trattare o meno, se attendere o se dobbiamo fare il trattamento molto tempestivamente.

Prima dobbiamo spendere due parole sulla soglia economica di intervento. E' una percentuale che può oscillare dal 5 al 15% e appunto dovrebbe essere la quantità di olive che si accetta di perdere, in primis perchè il trattamento ci deve costare meno del danno, secondo perchè da un punto di vista delle popolazioni di insetti si cerca di non eliminarli completamente ma di accettarne una parte. La percentuale naturalmente può variare in funzione dell'annata di carica/scarica; ad esempio in un'annata di carica un determinato danno espresso in euro è rappresentato da una minor percentuale di olive, viceversa nell'anno di scarica la medesima cifra è rappresentata da una maggior percentuale di olive (esempio: con un danno accettato di 80€/Ha con una produzione di 1000 kg di olive con un valore indicativo di 800€, stiamo parlando di una percentuale di danno del 10%. Ma se mantenuti fissi gli altri parametri riducendo la produzione sulla pianta ad un valore di 500€ avrò una percentuale del 16%)

Inoltre potremmo anche valutare la soglia più alta nella prima generazione, accettando quindi un danno un po' più elevato, perchè la pianta avrà modo di compensare il numero di olive in peso della singola oliva, con una maggior pezzatura, e in seguito riducendo il valore della soglia nelle generazioni successive, riducendo anche i danni alle olive portate al frantoio che sono poi la causa della riduzione della qualità dell'olio estratto. Ovviamente le scelte non sono semplicissime e le opzioni possono essere molte, ma penso che in un articolo di questo tipo sia fondamentale impostare dei ragionamenti.

Per tornare al filo conduttore quando l'infestazione attiva rilevata supera la soglia di intervento devo organizzarmi per effettuare il trattamento, se composta prevalentemente da uova con tempi più tranquilli, se composta prevalentemente da larve con tempi molto più rapidi. Sarebbe opportuno ripete il campionamento dopo una quindicina di giorni, rispettando attentamente i tempi di rientro dei prodotti usati, per valutare il reale effetto del trattamento.

Inoltre in zone dove la mosca sviluppa più generazione potenzialmente dannose o in un'annata in cui la mosca parte “in anticipo”, e di conseguenza potremmo essere obbligati ad effettuare un numero maggiore di trattamenti, con quelli concessi in etichetta (ricordiamo che ciò che è riportato sull'etichetta dei prodotti fitosanitari è legge) sarebbe possibile coprire al massimo la prima e la seconda generazione, e dopo?

Le possibilità sono varie, ad esempio il cambio di principio attivo, o il cambio di strategia. Una possibilità a titolo esemplificativo potrebbe essere l'uso di insetticida sulle prime generazioni e strategie con repellenti o con esche avvelenate nella fase finale. Personalmente sconsiglio sempre la possibilità inversa, anche se potrebbe avere dei vantaggi tecnici, per il semplice motivo che i residui dei prodotti fitosanitari usati sulle prime generazioni hanno così un tempo maggiore per essere degradati prima della raccolta e quindi con una minore esposizione per il consumatore finale.

La normativa vigente sull'uso degli insetticidi, il nostro solito PAN, per tutelare gli insetti impollinatori, vieta i trattamenti in presenza di fioriture, e visto la diffusa pratica dell'inerbimento in presenza di fiori prima di effettuare il trattamento è opportuno effettuare lo sfalcio.

Il lavoro da fare è tanto e le scelte non sono sempre facili, l'obiettivo principale è di proteggere la produzione, per “non rimanere con un pugno di mosche in mano”, ma è d'obbligo comunque tenere in attenta considerazione anche gli effetti negativi per l'ambiente, per l'operatore e per il consumatore finale che l'uso di questi prodotti possono avere. Se vogliamo trovare un altro spunto di riflessione, non dimentichiamo che sempre di più in agricoltura i margini di guadagno li possiamo costruire prima di tutto risparmiando.

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