Anno 15 | 20 Ottobre 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Siccità e gelo rischiano di compromettere la fioritura dell'olivo

La siccità degli ultimi mesi può essere una fonte di stress, riducendo il numero di fiori per infiorescenza. Il gelo di questi giorni, in particolare sulla fascia adriatica, può compromettere lo sviluppo e la funzionalità dell'ovario. Attenzione a una corretta nutrizione dell'olivo

In molti areali olivicoli italiani la piovosità durante l'autunno e l'inverno, nonché in questo scorcio di primavera, è stata largamente inferiore alla media.

L'olivo può quindi aver sofferto di stress idrici, con la conseguenza di avere un minor numero di fiori per infiorescenza.

Una condizione di per sé non così preoccupante poiché l'olivo ha una ampia capacità compensativa.

Da sperimentazioni scientifiche è stato dimostrato che la rimozione, in pre-fioritura, fino al 50% dei fiori non ha inciso sull'allegagione e la produttività. La rimozione della metà delle infiorescenze ha provocato un raddoppio della percentuale di allegagione.

Solo l'1-3% dei fiori viene fecondato e origina un'oliva. La pianta può autoregolarsi e una riduzione del numero di fiori complessivi non ha come conseguenza diretta una riduzione della produzione.

Sebbene, statisticamente, una riduzione del numero di fiori può non ridurre la produttività, è noto che la fertilità dei fiori e delle infiorescenze è diversa a seconda della posizione. Un fattore varietale. Nella cultivar Santa Caterina i fiori laterali erano significativamente più fecondi di quelli centrali. L'opposto, invece, si è verificato per la varietà Manzanillo.

Fermo restando le potenzialità di problemi dovuti al freddo di questi giorni, il vero pericolo è che le condizioni di stress si prolunghino fino alla mignolatura (emissione completa dell'infiorescenza) e la fioritura.

Temperature prossime allo zero, anche solo per qualche ora, in aprile/maggio possono danneggiare i tessuti fiorali e in particolare lo sviluppo dell’ovario, dello stilo, ed infine ridurre lo sviluppo delle cellule madri del polline, con gravi conseguenze sulla struttura del fiore e sulla capacità fecondante del polline stesso.

Il combinato disposto della siccità e del freddo può quindi causare danni non immediatamente visibili, ma riscontrabili poi in fase di allegagione, con produttività più basse dello stimato.

Se, purtroppo, anche temperature vicino allo zero possono causare sensibili danni ai tessuti del fiore senza che l'olivicoltore possa intervenire, diverso è il caso della siccità, ovvero dello stress idrico.

I minori effetti del deficit idrico si sono notati a due settimane dalla piena fioritura. Un deficit idrico, invece, durante il periodo di inizio fioritura fino all'allegagione ha effetti drastici perchè molti fiori possono rimanere chiusi e viene impedita anche la fecondazione di quelli aperti.

Non solo, quando il fiore è aperto, sono particolarmente temibili i venti secchi, caldi o freddi che siano, poiché riducono la recettività dello stigma prosciugandolo, le alte temperature, che determinano il veloce disseccamento dello stilo e dello stigma e rallentano la crescita del tubo pollinico, l’elevata umidità dell’aria, che ostacola la diffusione del polline, ed infine, le piogge prolungate, che non solo influenzano la disponibilità stessa di polline, anche attraverso una irregolare schiusura delle antere, ma dilavano rapidamente i tessuti stilari, anche dopo l’impollinazione.

E' quindi necessario, per quanto possibile con le tecniche agronomiche, ridurre gli stress a carico della pianta, compresi quelli nutrizionali.

Troppo spesso è, per esempio, stato sottovalutato il ruolo dell’azoto. Una buona nutrizione azotata, magari con interventi fogliari o fertirrigazione, riduce l’aborto dell’ovario, e garantisce una più elevata percentuale di allegagione.

Troppo spesso, al contrario, è stato enfatizzato il ruolo del boro, in particolare di trattamenti in fase di piena fioritura/allegagione. Come riportato da Piero Fiorino nel volume “Il fiore e la biologica fiorale” edito dall'Accademia nazionale dell'olivo e dell'olio trattamenti a base di boro, effettuati tra novembre ed aprile, possono influenzare la percentuale di schiusura delle gemme, e quindi aumentare la fioritura, prolungando l’azione anche a livello di diminuzione dell’incidenza dell’aborto dell’ovario e, probabilmente, migliorando la
germinabilità del polline; è noto, infatti, che il polline dell’olivo germina meglio su un substrato artificiale, contenente anche sali di calcio e di boro. Trattamenti non quindi in piena fioritura ma molto prima, permettendo alla pianta di gestire il nutriente, senza che eccessi possano portare a fenomeni di colatura fiorale ugualmente evidenziati nella letteratura scientifica.

 

di R. T.
pubblicato il 21 aprile 2017 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

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