Turismo

Breganze, terra di Toresani e grandi vini

Nella Pedemontana vicentina, l’abilità di cucinare una pietanza difficile, con la rievocazione di un passato militare divenuto pacifica consuetudine rurale e tradizione dell’allevamento dei volatili

12 luglio 2008 | T N

Il gusto caratteristico del piccione “Toresan” allo spiedo, celebrato in tutta la Pedemontana vicentina è ancora ben viva. E a Breganze, nella sala dell'Antica Ghiacciaia, sede della Comunità Montana dall’Astico al Brenta si è parlato proprio di questo.

L’incontro ha avuto luogo nella cornice delle iniziative programmate per la “Vespaiolona” e per il “Ristorante in Piazza”. Le iniziative programmate a Breganze per i giorni del solstizio hanno avuto un gran bel successo: in una piazza Mazzini affollata ed imbandita con decine di tavoli apparecchiati sotto le stelle, il “Ristorante in piazza” ha trasformato la centrale piazza Mazzini in un ristorante en-plein-air per cinquecento persone.

L'evento, organizzato da Breganze Servizi, ha richiamato oltre cinquecento commensali che hanno apprezzato i Torresani cotti allo spiedo secondo l’antica ricetta, accompagnati dai vini della zona Doc Breganze.

Se i “toresani” sono piccioni cucinati prima che abbiano spiccato il primo volo, presi quindi dai nidi sulle torri, hanno volato alto le cantine breganzesi nella successiva “Notte bianca”, che ha animato le sedi dei soci produttori di spettacoli teatrali, degustazioni di prodotti tipici, esibizioni poetiche, cenacoli culturali, grigliate e tant’altro.

A spiegare che cosa sia il “Toresan”, che accoglie i visitatori di Breganze fin dai cartelli che della cittadina pedemontana delimitano il territorio comunale, si è cimentato per primo Piergiorgio Laverda, presidente della Cantina cooperativa Beato Bartolomeo: «Le torri dette “colombare” sono una struttura comune nella campagna veneta. A Breganze però sono situate nel centro storico, e presenti in concentrazione molto elevata. Inizialmente avevano una funzione militare, di vedetta verso la prospiciente ed indifesa pianura vicentina, oltre che di prestigio per i nobili proprietari. Con l'avvento della pace generale, conseguente al dominio della Repubblica Veneta, alla fine del '300 i torrioni hanno perso questa funzione e sono stati adibiti ad uso civile, quindi abitativo ai piani inferiori, ed all'allevamento dei colombi nella parte superiore». La struttura architettonica, comune, venne adottata dallo stesso Palladio, che la inserì in alcune sue opere, come villa Bagnolo a Lonigo e villa Barbaro a Maser.

«Il Toresàn va preso giovane, ancora incapace di volare, perché più grasso e dai muscoli più teneri», ha chiarito ai presenti il presidente della Strada del Torcolato, Fausto Maculan. «Pesa circa duecentocinquanta grammi», ha proseguito il Presidente. A Breganze l'allevamento era diffuso al punto che, come ha ricordato scherzosamente il sindaco Ausonio Zanazzo, «persino il sagrestano, ogni volta che saliva sulla torre del campanile per caricare l'orologio, tornava giù regolarmente con un paio di torresani».

«Oggi le colombare del centro storico non vengono più usate, ma in campagna e nei fienili ci sono ancora una ventina di produttori - ha aggiunto Elisa Dalla Valle, dell'Accademia del Toresàn. - Da ogni coppia di colombi si hanno dai dieci ai venti torresani l'anno». La cottura dell’uccello è rigorosamente allo spiedo, con l'unica aggiunta di sale e spezie. Verso la fine, si mettono delle fette di polenta a friggere nel grasso colato nella leccarda. Il vino ideale? Secondo la produttrice Franca Miotti, «ogni parte del Toresàn richiederebbe un vino diverso: un merlot per le alette, un “Nero Canaja” per il petto... A Breganze, però, il vino associato al Toresàn è per tradizione il Cabernet». Naturalmente, del Consorzio Doc.

“La Vespaiolona è un evento nuovo”, ha spiegato il presidente del Consorzio di Tutela, Girolamo Lievore, “che ha portato per una notte centinaia di turisti nelle cantine dei soci. Siamo partiti con il piede giusto per fare ancor meglio il prossimo anno. Un’affluenza superiore alle aspettative e la spettacolarità dell’intrattenimento offerto da ogni singola realtà, hanno dilatato un po’ i tempi rispetto all’orario di chiusura che avevamo previsto, ossia le due... So che qualcuno è tornato a casa anche alle quattro e mezza”, ha osservato il presidente Lievore. “Nel complesso è stata un’esperienza molto positiva”, gli ha fatto eco il presidente della Strada del Torcolato, Maculan, “perché ha abbellito le nostre contrade di cantine in grande spolvero e di belle facce tra i filari. Persone come gli ospiti della Vespaiolona, interessate a trascorrere una serata diversa a contatto con i produttori, ritengo che abbiano contribuito a dare vita ad un’esperienza molto rilevante sotto il profilo sia culturale che enogastronomico”.

“Un successo su tutti gli aspetti” anche per Gianni Salin, presidente di Breganze Servizi. “Avevamo chiuso con un'ipotesi di 400 partecipanti, siamo arrivati a oltre 500. Il gruppo di lavoro ha dato un ottimo risultato, apprezzabile, fornendo un prodotto molto buono cucinato sul posto, cosa non facile in una piazza così grande e chi ha voluto ha potuto usufruire di ripassi, cosa spesso preclusa in questo genere di manifestazioni; ciononostante, anche il servizio è stato inappuntabile per velocità e precisione”.




Fonte: Alberto Pertile, AlPe Comunicazione

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