Turismo

L'agriturismo cresce e vale 2 miliardi tra molte incertezza

L'agriturismo cresce e vale 2 miliardi tra molte incertezza

L'agriturismo cresce del 3,3% in valore, conquista i turisti stranieri - oltre 10,5 milioni di presenze - e si prepara ad affrontare una nuova fase di incertezza globale puntando su innovazione, sostenibilità e progettazione strategica

16 maggio 2026 | 11:00 | T N

L’edizione 2026 dell’“Agriturismo e multifunzionalità. Scenario e prospettive” – l’ottava realizzata dalla Rete Nazionale della PAC – consegna al comparto primario un dato ormai strutturale: l’azienda agricola contemporanea è sempre più un’impresa ibrida, capace di generare reddito non solo dal campo, ma anche dall’accoglienza, dall’energia pulita, dalla didattica e dal welfare.

Nel 2024, il valore totale delle attività secondarie non agricole (agriturismo, energia rinnovabile, trasformazione in azienda e vendita diretta) ha raggiunto 5,13 miliardi di euro, segnando un +5,4% rispetto al 2023. Un dato che, da solo, vale oltre il 7% dell’intera produzione agricola nazionale. Se a questo si aggiungono le attività di supporto (contoterzismo, prima lavorazione, manutenzione del territorio), il totale delle attività connesse vola a 13,6 miliardi.

Ma il vero motore della multifunzionalità resta l’agriturismo. Il comparto ha toccato quota 1,934 miliardi di euro (+3,3% annuo), rappresentando il 37,7% delle attività secondarie e il 14,2% del totale delle attività connesse. Un risultato in linea con la tendenza di lungo periodo: rispetto al 2020, la crescita supera il 140%, segno di una domanda che non accenna a rallentare, nemmeno in un contesto di incertezza geopolitica e inflazione.

26.360 aziende e un’offerta sempre più integrata

L’offerta agrituristica continua a espandersi. Nel 2024 le aziende autorizzate sono 26.360, con un incremento del 7,3% rispetto al 2019. A trainare la crescita è soprattutto il Sud: la Sicilia registra un +8,9% in un anno, seguita da Basilicata (+3,3%) e Campania (+2,2%). Tuttavia, la mappa dell’ospitalità rurale resta saldamente ancorata al Centro-Nord: Toscana e Provincia Autonoma di Bolzano da sole concentrano oltre un terzo delle strutture (35%).

Ma sono le strategie di diversificazione interna a raccontare la vera evoluzione del settore. Oggi, due aziende su tre (64%) offrono almeno due servizi e il 28% ne propone tre o più. La combinazione più diffusa è quella che unisce alloggio e attività ricreative, sportive o culturali (presente nel 40% delle aziende), seguita dal binomio alloggio-ristorazione (36%). In netta crescita le attività di degustazione (+75,9% dal 2010) e le fattorie didattiche, che hanno registrato un balzo del 211% nello stesso periodo, con oltre 2.340 aziende che oggi affiancano l’apprendimento all’ospitalità.

“L’agriturismo non è più solo un posto dove dormire o mangiare – si legge nel rapporto –. È un modo di raccontare l’agricoltura, il paesaggio e la vita rurale contemporanea. È uno spazio in cui le persone possono ritrovare tempo, natura e relazioni”.

Turismo lento e internazionalizzazione: gli stranieri valgono il 62% delle presenze

Il 2024 è stato l’anno del pieno recupero per il turismo italiano, con 139,6 milioni di arrivi complessivi (+6,3% sul 2019). Ma l’agriturismo corre più veloce: gli arrivi nelle strutture agrituristiche hanno toccato i 4,7 milioni (+25,6% rispetto al 2019), mentre le presenze hanno superato i 17,2 milioni (+22,3%).

Il dato più significativo riguarda la composizione della domanda: gli ospiti stranieri rappresentano ormai il 53% degli arrivi e ben il 62% delle presenze, con un incremento del 39,5% degli arrivi esteri rispetto al 2019. I mercati tradizionali come Germania (31,6% degli arrivi stranieri), Paesi Bassi, Francia e Svizzera restano i principali bacini, ma emergono crescite a doppia cifra da Polonia (+104,3%), Canada (+55%) e Brasile (+60,4%). Gli Stati Uniti, con quasi 200mila arrivi, confermano un +50,9% sul periodo pre-pandemico.

A livello territoriale, Toscana, Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna si spartiscono oltre il 60% degli arrivi totali. Da segnalare l’effetto Giubileo sul Lazio, che fa registrare un +22,5% di arrivi e un +31,4% di presenze. Nel Mezzogiorno spicca la Sardegna con un +18,7% di arrivi.

La spinta green: biologico e IG come fattori di vantaggio competitivo

Uno dei capitoli più interessanti del rapporto è il legame tra agriturismo, qualità e sostenibilità. Nel 2024, il 33,9% degli agriturismi produce almeno un prodotto a Indicazione Geografica (DOP o IGP). La quota sale oltre il 50% in Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Toscana. Un dato che rafforza il ruolo dell’agriturismo come ambasciatore del made in Italy agroalimentare.

Ancora più netta la vocazione al biologico: circa il 28% delle aziende agrituristiche utilizza metodi di produzione biologica, con punte del 54% in Valle d’Aosta, del 53% in Calabria e del 43% in Sicilia. Non solo: la presenza di giovani under 41 alla guida di agriturismi bio è doppia rispetto alla media dell’agricoltura italiana (19% contro meno del 10%), segno che la sostenibilità attrae anche il ricambio generazionale.

Fattorie sociali e didattiche: numeri in crescita (ma ancora frammentati)

Il rapporto monitora anche i servizi alla persona. Nel 2025 le fattorie didattiche riconosciute sono 3.362, con un lieve calo congiunturale (-2,2%) dovuto soprattutto a riallineamenti negli elenchi regionali, ma con una crescita media annua del +2,3% nel quinquennio 2021-2025.

Più netta l’accelerazione dell’agricoltura sociale: gli operatori iscritti negli elenchi regionali attivi sono 483, con un aumento del 47,7% in un solo anno. Emerge un modello ibrido: il 43% delle fattorie sociali svolge sia attività inclusive (inserimento lavorativo di fragili) che erogative (servizi terapeutici o educativi). E il censimento Istat 2020 rivela che il 42,4% di queste realtà operano nelle Aree Interne, confermandosi come presidio fondamentale contro lo spopolamento e la marginalizzazione.

Oltre 190 milioni dal PSR per la diversificazione: il quadro degli investimenti

Un aspetto decisivo riguarda le risorse pubbliche. Nel triennio 2023-2025, le regioni italiane (a esclusione di Bolzano) hanno messo a bando oltre 190 milioni di euro nell’ambito dell’intervento SRD03 del Piano Strategico della PAC 2023-2027, dedicato alla diversificazione in attività extra-agricole. Una cifra che corrisponde a quasi il 70% dei 280 milioni programmati per l’intero quinquennio.

Sicilia e Veneto guidano la classifica delle risorse stanziate (46% del totale). Tutte le regioni hanno attivato l’azione “agriturismo”, mentre dieci hanno incluso l’agricoltura sociale e sette hanno finanziato attività di enoturismo e oleoturismo. Le aliquote di contributo variano tra il 30% e il 65%, con maggiorazioni per giovani agricoltori e aree montane o svantaggiate.

Crisi e opportunità: l’agriturismo come “porto sicuro”

La prefazione del Rapporto, firmata da Carlo Hausmann, offre una chiave di lettura strategica per il futuro. Di fronte a una nuova fase di crisi globale – non solo economica, ma anche geopolitica e climatica – l’agriturismo può trasformarsi in un “porto sicuro” per i viaggiatori. Le esperienze del passato insegnano: dopo l’11 settembre, la crisi del 2008 e la pandemia, l’ospitalità rurale ha saputo innovare, sviluppando formule ibride come lo smart working in campagna, la consegna a domicilio dei prodotti e il turismo di prossimità.

Oggi, in un contesto di incertezza generalizzata, il valore della campagna come luogo di sicurezza, autenticità e contatto con la natura diventa un asset competitivo decisivo. “Le persone cercano luoghi in cui sentirsi protette, accolte e rassicurate – scrive Hausmann –. In questo senso l’agriturismo può diventare un vero e proprio porto sicuro”.

Normativa: novità su CIN, agricampeggi e agricoltura sociale

Il Rapporto dedica un’ampia sezione agli aggiornamenti normativi intervenuti tra il 2024 e il 2025. Sul fronte nazionale, si segnala l’obbligo per le aziende con alloggio di indicare il Codice Identificativo Nazionale (CIN) nella dichiarazione dei redditi, e una modifica al catasto per gli agricampeggi: le piazzole sono state escluse dalla rappresentazione catastale, ma il valore delle aree ricettive all’aperto è stato incrementato fino all’85%.

A livello regionale, otto Regioni hanno aggiornato le leggi sull’agriturismo (tra queste Umbria, Veneto, Lazio e Puglia), mentre sette tra Regioni e Province autonome hanno modificato la normativa sull’agricoltura sociale. Per quanto riguarda enoturismo e oleoturismo, 17 Regioni hanno ormai recepito i decreti attuativi nazionali, regolamentando le attività con norme specifiche.

Verso il futuro: la progettazione come metodo

La pubblicazione si chiude con un invito operativo. In un mercato sempre più affollato e segmentato, non basta più “improvvisare”. Serve progettare con metodo. Il rapporto propone una vera e propria “mappa dell’offerta agrituristica”, che incrocia le tipologie di accoglienza, le attività agricole, le esperienze enogastronomiche, la didattica, le iniziative culturali e le collaborazioni territoriali.

L’agriturismo italiano, insomma, ha tutte le carte in regola per continuare a crescere. Ma perché questa opportunità si traduca in uno sviluppo reale e duraturo, le imprese dovranno investire sempre più in qualità, formazione e capacità di costruire reti. Il futuro dell’ospitalità rurale non è scritto: si progetta, mattone dopo mattone.

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