Turismo
Un museo dell'olio nel mezzo dei Castelli Romani
Il vecchio frantoio, testimone di un’epoca superata, assume però nuovo lustro se inserito in un percorso di valorizzazione grazie alle possibilità offerte dall’oleoturismo. Villa Cavalletti si trova nell’antica area di Tusculum, risalente al X secolo a.C., ed è protetta dal ministero della Cultura
06 dicembre 2024 | 09:30 | Giosetta Ciuffa
È un casolare rosso che non sembra celare particolari tesori ma, come tutti gli edifici nei quali si sono svolti lavori un tempo importanti per la comunità, il valore è immateriale. In questo caso esprime il saper fare legato all’olivicoltura, come anche alla cultura olivicola: un gioco di parole utile a esprimere il passaggio dalla produzione di olio per necessità all’arte di produrre qualità. Per far ciò è normale abbandonare i vecchi modelli di frantoio a ciclo continuo, con i fiscoli, per le innovazioni oggi disponibili. Il vecchio frantoio, testimone di un’epoca superata, assume però nuovo lustro se inserito in un percorso di valorizzazione grazie alle possibilità offerte dall’oleoturismo. È anche su queste basi che la famiglia Torelli, attuale proprietaria di Villa Cavalletti, tenuta che a Grottaferrata comprende l’edificio seicentesco del Villino Rosso con il frantoio, lo ha restaurato facendone un Museo dell’Olio, oltre che un centro di divulgazione e un punto degustazioni e vendita per acquistare i prodotti agricoli della villa, che ospita anche un agriturismo.
Circondata da 27 ettari tra vigneti e oliveti, Villa Cavalletti si trova nell’antica area di Tusculum, risalente al X secolo a.C., ed è protetta dal ministero della Cultura, oltre che trovarsi all’interno del parco regionale dei Castelli Romani. Sono infatti vincolati anche i due ettari di parco, inclusi viali e siepi, che circondano la villa tuscolana – tipica residenza rinascimentale della nobiltà papalina – costruita dal modenese Ermete Cavalletti nel 1596 quando, funzionario papale, deve trasferirsi a Grottaferrata e acquista i terreni dal cardinale Bartolomeo Cesi. Recentemente la villa è stata inoltre sede della Curia generalizia dei padri gesuiti, ospitando persino Ratzinger e Bergoglio, tanto per rimanere in tema. Oggi è sede dell’azienda agricola biologica Tierre, che in tutto consta di 120 ettari inclusi i terreni di Barco Borghese, Colle Smeraldo e Villa Mondragone, nei quali si è recentemente avviata anche una coltura estensiva di grano finalizzata alla farina per una futura produzione di pasta.
La rinascita di Villa Cavalletti risale al 2014, quando la famiglia Torelli decide di investire in questo pezzo di storia romana e laziale che rischia di cadere in rovina. Oltre alla sistemazione degli edifici, si avvia poi una produzione di vino con uve Cesanese e Montepulciano, ma anche di olio – gli olivi secolari intorno alla villa storica sono da due anni presidio Slow Food - e di creme spalmabili a base di olio. Insieme all’ultimo investimento per restaurare il casolare e il frantoio, con fondi del Pnrr, la scommessa sul territorio è evidente, per non perdere la memoria storica di questa zona a sud-est di Roma. I Castelli Romani sono da sempre vocati all’agricoltura, caratteristica che ne ha nei secoli disegnato il tessuto ambientale e sociale e che ultimamente punta sulle produzioni locali: oltre alla produzione di vini e oli certificati (Roma doc e Tusculum Olio di Roma igp), si pensi anche al vino con il progetto “Crypta”, che evoca proprio la “grotta ferrata” del toponimo, o al recentemente inaugurato Museo del Vino nella vecchia stazione di Monte Porzio Catone.
“Con la legge sull’oleoturismo viene data una legittimazione normativa a questa pratica che è fondamentale sia sviluppata con professionalità e attenzione”, afferma Tiziana Torelli, ingegnere ambientale dell’azienda agricola Tierre: “Come avviene nell’enoturismo, occorrono strutture adeguate all’accoglienza e una preparazione specifica. Non basta avere un buon olio: servono conoscenze approfondite per spiegare al pubblico le caratteristiche di un millenario prodotto di uso quotidiano e per offrire un’esperienza formativa immersiva”.
Per l’inaugurazione è stata esposta – e temporaneamente vi rimarrà - un’opera di Andrea Roggi, scultore che ha disegnato l’etichetta dell’extravergine “Olio et amo” di Villa Cavalletti. Uno dei soggetti ricorrenti nella poetica dell’artista toscano è infatti l’albero della vita: la scultura in bronzo, del 2024, “Il futuro è nelle radici”, che ora si trova all’ingresso della villa, è un olivo il cui tronco è costituito da un uomo e una donna che intrecciano braccia e gambe a mo’ di rami e radici, opera esposta anche in occasione della cena nel viale dei cipressi per Bolgheri DiVino 2024.
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