Turismo

Turismo del vino, bene ma senza boom

Numeri stabili per un settore che secondo le stime gode ancora di buona salute: 14 milioni di accessi enoturistici e un fatturato di almeno 2,5 miliardi di euro, come nel 2017

15 febbraio 2018 | C. S.

Dopo la legge sui “Piccoli Comuni”, dopo l’approvazione del Testo Unico della Vite e del Vino e dopo la disciplina fiscale delle attività enoturistiche nelle cantine (nella legge di bilancio 2018) le Città del Vino chiedono alle forze politiche un chiaro impegno programmatico a favore dell’enoturismo, da realizzare con la nuova legislatura.

Tra i punti strategici: un osservatorio al servizio degli operatori; il rilancio e il sostegno anche economico delle Strade del Vino; una cabina di regia pubblico-privata per definire le strategie enoturistiche dell’Italia; e un portale unico che metta in rete, in più lingue, l’intera offerta enoturistica e di bellezza del nostro Paese.

Secondo i dati dell’anteprima del XIV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, curato dall’Università di Salerno per conto delle Città del Vino, il settore è in buona salute ma stenta a decollare e a non sfruttare tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano in rete e a sistema le risorse di un Paese in cui il vino e il buon cibo sono fortemente interconnessi con le bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori. 

Come emerge dal XIV Rapporto il livello medio dei servizi degli operatori enoturistici (cantine, ristoratori, albergatori, etc) sul territorio comunale è giudicato discreto (7,05 in media, con quasi il 40% delle risposte che riconosce un voto pari o superiore a 8), ben 2 Comuni su 3 hanno già buoni rapporti di collaborazione con la Strada dei Vini o dei sapori del territorio, il cui funzionamento però è ritenuto poco più che sufficiente (6,12 in media); ma per lo più per mancanza di risorse economiche a sostegno della programmazione di attività. Tuttavia quasi 6 Comuni su 10 hanno realizzato negli ultimi 5 anni uno o più progetti per migliorare i servizi agli enoturisti, con grande vantaggio anche per le cantine e gli altri operatori privati. Infatti, gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole, sembrano incidere in media per il 31,35% e per il 37,44% sul fatturato della filiera (ristoranti, alberghi, altri produttori tipici, etc).

E ancora. Più di 2 Comuni su 3 (69,41%) non prevedono la tassa di soggiorno e circa il 40% dei Comuni non ha un ufficio turistico; quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche. Secondo i Comuni l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi agli enoturisti è al primo posto la formazione del personale (35,81%), seguita dalla pubblicità (27,16%).

Infine le stime. Per quasi il 90% dei rispondenti il flusso di arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto ai dati del precedente Osservatorio: circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliardi euro.

“Per quanto riguarda il modello territoriale enoturistico, pensato soprattutto, ma non solo, per i piccoli Comuni – commenta il professor Giuseppe Festa - sembra emergere qualche differenza di valutazione nella rilevanza percepita dagli operatori della filiera enoturistica tra piccoli Comuni e Comuni non piccoli. In tal senso, la legge sui piccoli Comuni offre diverse soluzioni per incrementare la collaborazione enoturistica sul territorio in una prospettiva di governance. Il Rapporto evidenzia, infine, un’intensa vivacità dei Comuni rispondenti nell’impegnarsi in attività di supporto all’enoturismo. Allo stesso tempo – conclude Festa - si avverte una richiesta di maggior collaborazione, aggregazione e integrazione, per la cui realizzazione sembra naturale coinvolgere in un ruolo sempre più strategico l’Associazione Nazionale Città del Vino, a partire dal rafforzamento dell’Osservatorio del Turismo del Vino”.

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