Turismo

AGRITURISMO IN CRESCITA O IN CALO? NON C’È ACCORDO NEANCHE SUI NUMERI

Mentre per la Confederazione italiana agricoltori il 2004 è stato un anno positivo, in Confagricoltura si parla di una flessione reale intorno al 3,5 per cento. Intanto fa ben sperare l’aumento della domanda di vacanze rurali in campagna. Nel medesimo tempo preoccupa il fenomeno dell’abusivismo

11 dicembre 2004 | Graziano Alderighi

Aumentano le aziende agricole che offrono ospitalità (oltre il 7%), aumenta il fatturato di settore (quasi del 4%), ma l'agriturismo, secondo le stime di Agriturist (Confagricoltura), chiude il 2004 con una flessione reale intorno al 3,5%. Flessione reale significa che, in media, ogni azienda, ha visto ridursi le presenze del 3,5%, con un ridimensionamento del fatturato nell'ordine del 2%. Questo se, come sembra, le prenotazioni di fine anno si manterranno ai livelli del 2003.
Le presenze nelle aziende agrituristiche complessivamente sono state pari a 3 milioni di ospiti, dei quali 600.000 stranieri. Il fatturato complessivo dovrebbe raggiungere gli 800 milioni di euro.

Tutti concordi nell’affermare che sono state premiate le aziende con una più forte visibilità dell’agricoltura, e con servizi diversificati legati in modo particolare alla offerta enogastronomica, alla conoscenza della natura, al contatto con il contesto territoriale. Merito anche di internet che permette di meglio presentare al pubblico le caratteristiche di ciascuna offerta; ma anche del sempre maggior peso del passaparola, molto importante per orientarsi in una offerta eterogenea come quella agrituristica, soprattutto in tempi in cui il portafoglio non è esattamente in buona salute.
Questo conferma che l'agriturismo, quando riesce a valorizzare le proprie peculiarità, può contare su una domanda in crescita; mentre si allinea alla tendenza generale del turismo quando si limita ad offrire soltanto alloggio, senza offerta di prodotti propri adatti alla tavola, in contesti agricoli e paesaggistici scarsamente caratterizzati, magari proponendo una imitazione dell'albergo di campagna o della seconda casa presa in affitto da un privato. In questi casi la concorrenza è forte e la domanda meno motivata.
E, a proposito di concorrenza, comincia a preoccupare anche l'abusivismo: difficile arrivare a numeri esatti, ma non è esagerato stimare, secondo Agriturist, che fra affitti di case senza autorizzazione, ristorazione offerta dai bed and breakfast (la legge non glielo consente) e aziende che si autodefiniscono agrituristiche avendo altro tipo di licenza amministrativa, arriviamo intorno al 10% della attuale offerta agrituristica.

Interpretazioni discordanti e contrastanti sui dati
"È un risultato complessivamente positivo - dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Agriturist - soprattutto se confrontato con le flessioni ben più consistenti registrate da gran parte dell’offerta turistica. Ma è anche un risultato che deve far riflettere, considerato che in alcune aziende le presenze sono diminuite anche del 20%, mentre in altre sono addirittura cresciute, e non di poco".

“Anche se nell’ultimo anno la crescita dell’agriturismo in Italia ha subito un rallentamento, il settore -ha aggiunto Pierangioli- continua ad essere una leva portante del mondo agricolo. Le aziende agrituristiche, infatti, hanno saputo, accanto alla tradizionale attività di accoglienza dell’ospite, affinare un’offerta diversificata, a partire dalla valorizzazione di una ristorazione principalmente basata sulle produzioni aziendali, fino ad offrire una gamma di servizi aggiuntivi che valorizzano il soggiorno in azienda”.

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