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A Bruxelles i costi di produzione dell'olio di oliva spagnolo: a rischio la redditività di gran parte degli oliveti
L’associazione dei Comuni olivicoli spagnoli ha presentato al gruppo di esperti della Commissione europea le nuove analisi sui costi dell’olio extravergine e delle olive da tavola. Con il calo delle quotazioni degli ultimi mesi, numerosi sistemi produttivi non riescono a coprire i costi
13 ottobre 2026 | 10:30 | C. S.
Quanto costa produrre un chilogrammo di olio di oliva o di olive da tavola nei diversi sistemi colturali? È la domanda al centro degli studi aggiornati al 2026 presentati dall’Asociación Española de Municipios del Olivo (AEMO) al Gruppo di esperti dell’Osservatorio europeo del mercato dell’olio di oliva e delle olive da tavola, riunito a Bruxelles l’8 ottobre su iniziativa della Direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione europea (DG AGRI).
Nel corso dell’incontro, che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni comunitarie, organizzazioni agricole e operatori del comparto oleicolo europeo, il direttore di AEMO, José María Penco, ha illustrato la metodologia utilizzata e i principali risultati delle analisi sui costi effettivi di produzione.
Dai tradizionali oliveti di montagna agli impianti intensivi
Lo studio prende in esame i differenti sistemi di coltivazione dell’olivo, dagli impianti tradizionali situati in aree montane alle moderne piantagioni intensive e superintensive, allevate a siepe. L’analisi comprende anche le specificità economiche della produzione di olive da tavola, caratterizzata da esigenze agronomiche e commerciali differenti rispetto alla filiera destinata all’estrazione dell’olio.
La distinzione tra i sistemi produttivi è fondamentale per comprendere la sostenibilità economica dell’olivicoltura. La meccanizzazione, la densità d’impianto, la disponibilità di acqua, la morfologia del terreno e la possibilità di utilizzare macchine per la raccolta incidono direttamente sui costi per chilogrammo di prodotto.
Gli oliveti tradizionali, soprattutto quelli localizzati in pendenza e nelle aree montane, devono affrontare maggiori difficoltà operative e costi di raccolta spesso più elevati. Gli impianti intensivi e superintensivi possono invece beneficiare di una maggiore meccanizzazione e di economie di scala, pur dovendo sostenere investimenti e costi specifici legati alla gestione agronomica, all’irrigazione e al rinnovo delle piantagioni.
Queste differenze rendono poco significativo un confronto basato esclusivamente sui prezzi medi di mercato, senza considerare le condizioni effettive in cui viene prodotto l’olio.
Prezzi in calo e costi superiori ai ricavi
Il principale elemento emerso dalla presentazione riguarda la redditività del settore. Secondo AEMO, con le quotazioni attuali dell’olio di oliva e delle olive da tavola, una parte consistente della superficie olivicola spagnola si trova in condizioni di scarsa redditività o di perdita economica.
Il problema nasce dalla combinazione tra costi produttivi che rimangono elevati e prezzi riconosciuti agli agricoltori che hanno registrato una marcata flessione negli ultimi mesi. Quando il prezzo di vendita non copre i costi necessari per ottenere il prodotto, la produzione non garantisce un margine sufficiente a remunerare il lavoro, il capitale investito e i rischi aziendali.
La situazione è particolarmente delicata per gli oliveti tradizionali, nei quali le caratteristiche strutturali degli impianti limitano le possibilità di ridurre i costi attraverso la meccanizzazione. Per queste aziende, la redditività non dipende soltanto dall’andamento delle quotazioni, ma anche dalla capacità di valorizzare un prodotto legato al territorio e da eventuali strumenti di sostegno alla gestione delle aree olivicole.
Il costo di produzione al centro delle politiche europee
Nel suo intervento, Penco ha richiamato la necessità di disporre di dati tecnici solidi per orientare le decisioni sul futuro del comparto: «Non possiamo affrontare il futuro dell’olivicoltura europea senza conoscere, con rigore tecnico, quanto costa produrre un chilogrammo di olio di oliva o di olive da tavola in ciascun sistema di coltivazione».
Il messaggio rivolto alle istituzioni comunitarie è che la sostenibilità economica dell’olivicoltura non può essere valutata attraverso le sole dinamiche dei prezzi medi. Occorre considerare la diversità dei modelli produttivi e le differenti condizioni operative delle aziende.
La disponibilità di stime aggiornate dei costi può contribuire al monitoraggio del mercato, alla valutazione delle condizioni di redditività e alla definizione di interventi coerenti con le esigenze delle diverse tipologie di oliveto.
Per il settore europeo, la questione riguarda anche la conservazione degli impianti tradizionali, spesso associati alla tutela del paesaggio rurale, alla prevenzione dell’abbandono delle aree marginali e alla salvaguardia delle economie locali.
La presentazione di AEMO a Bruxelles riporta quindi al centro del dibattito una questione strutturale: la competitività dell’olio di oliva europeo deve essere valutata anche alla luce dei costi reali sostenuti dai produttori, evitando che il calo delle quotazioni si traduca in una perdita prolungata di redditività per le aziende agricole.
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