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Imbottigliatori spagnoli contro l'ammasso privato dell'olio d'oliva
Le associazioni spagnole dell’industria olearia e dell’export contestano la proposta del Ministero dell’Agricoltura di ritirare obbligatoriamente l’olio di oliva dal mercato. La misura potrebbe aumentare i costi, alterare la concorrenza e favorire i Paesi concorrenti
14 ottobre 2026 | 11:00 | C. S.
La redditività della filiera olivicola non si tutela riducendo artificialmente l’offerta, ma attraverso una strategia di lungo periodo che integri produzione, consumi, commercio estero e internazionalizzazione. È la posizione espressa da ANIERAC, l’associazione spagnola degli industriali imbottigliatori e raffinatori di oli alimentari, e ASOLIVA, che rappresenta l’industria e il commercio esportatore di olio di oliva spagnolo.
Le due organizzazioni contestano l’efficacia del ritiro obbligatorio dell’olio di oliva proposto dal Ministero dell’Agricoltura spagnolo, mettendo in guardia dai possibili effetti negativi sulla concorrenza, sui costi di gestione delle scorte e sulla competitività internazionale del prodotto. Le loro preoccupazioni si allineano alle osservazioni della Commissione nazionale dei mercati e della concorrenza (CNMC).
Produzione e consumi devono essere valutati insieme
Secondo ANIERAC e ASOLIVA, le politiche di mercato devono considerare simultaneamente produzione, giacenze, consumi, esportazioni, importazioni, prezzi e dinamiche concorrenziali internazionali. Una produzione abbondante, sottolineano, non è necessariamente sinonimo di eccedenza: per valutare gli equilibri del settore occorre considerare anche la capacità di assorbimento del mercato e le prospettive commerciali.
L'obiettivo dovrebbe essere ampliare la base dei consumatori, consolidare i mercati già acquisiti e aumentare il valore aggiunto dell'olio spagnolo, rafforzandone il posizionamento come alimento salutare e versatile. La priorità, in questa prospettiva, è garantire una remunerazione adeguata a tutti gli operatori, senza compromettere la stabilità e la competitività di una filiera strategica per l'economia agroalimentare spagnola.
La concorrenza e i possibili effetti sui prezzi
Le associazioni condividono le perplessità espresse dalla CNMC sui rischi di una riduzione artificiale dell'offerta. A loro giudizio, il provvedimento non sarebbe sufficientemente giustificato e potrebbe risultare sproporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti.
Tra le possibili conseguenze figurano un aumento dei prezzi, una riduzione degli incentivi a migliorare la qualità e diversificare l'offerta e maggiori rischi di coordinamento tra gli operatori. Gli effetti potrebbero estendersi anche alla distribuzione, ai commercianti e alle imprese interessate a espandersi nel comparto.
«Intervenire su un mercato non significa premere un pulsante: se la diagnosi è incompleta, il rimedio può essere peggiore della malattia. Un raccolto abbondante non è sinonimo di eccesso di offerta: bisogna guardare a consumi, esportazioni, scorte e prezzi», osserva Primitivo Fernández, direttore di ANIERAC.
I costi del deposito e il rischio di perdere mercati esteri
Un ulteriore elemento critico riguarda i costi generati dall'immobilizzazione del prodotto. L'olio ritirato, infatti, non scompare dal mercato: rimane stoccato e continua a comportare oneri finanziari, logistici, assicurativi e di conservazione. Nel frattempo, restano in vigore gli obblighi di pagamento previsti dalla legge spagnola sulla filiera alimentare.
Il problema è particolarmente rilevante per un settore fortemente orientato all'export. Gli acquirenti internazionali valutano non soltanto il prezzo, ma anche la disponibilità della merce e la sicurezza delle forniture. Una riduzione della capacità di approvvigionamento dell'industria spagnola potrebbe quindi lasciare spazio ai concorrenti.
«Se il ritiro riduce la nostra disponibilità o competitività sui mercati internazionali, altri Paesi possono occupare quello spazio e recuperare successivamente i clienti e le posizioni commerciali può risultare molto difficile», afferma Rafael Pico, direttore di ASOLIVA.
Le associazioni richiamano inoltre l'attenzione sulla qualità. La conservazione prolungata può influire sulle caratteristiche dell'olio in funzione della durata e delle condizioni di stoccaggio. L'immobilizzazione delle partite, inoltre, limita la flessibilità commerciale delle imprese, impedendo loro di scegliere liberamente il momento più opportuno per collocare ciascun lotto sul mercato.
Sotto esame anche le soglie di attivazione
Le critiche riguardano anche i criteri utilizzati per determinare le soglie che farebbero scattare il ritiro. ANIERAC e ASOLIVA chiedono di riesaminare il metodo di calcolo e le campagne olearie selezionate per costruire i valori di riferimento.
In particolare, l'inclusione di annate caratterizzate da produzioni eccezionalmente basse potrebbe alterare le medie storiche e produrre soglie poco rappresentative delle condizioni strutturali del mercato. Il rischio, secondo le organizzazioni, è attivare il meccanismo sulla base di parametri che non restituiscono un quadro sufficientemente equilibrato tra disponibilità, domanda e andamento commerciale.
La strategia alternativa: stimolare la domanda
Per le due associazioni, la risposta alle difficoltà del settore deve concentrarsi soprattutto sulla capacità di sviluppare il mercato. Le priorità indicate sono l'incremento dei consumi, l'apertura di nuovi sbocchi commerciali, il consolidamento delle relazioni con i clienti internazionali e una maggiore valorizzazione dell'olio di oliva spagnolo.
ANIERAC e ASOLIVA confermano infine la disponibilità a proseguire il confronto con il Ministero dell'Agricoltura per individuare soluzioni che tutelino la produzione senza penalizzare la commercializzazione. La sfida, sostengono, è conciliare la redditività di tutti gli anelli della filiera con la capacità dell'industria spagnola di mantenere il proprio ruolo sui mercati mondiali.
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