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I primi no all'aiuto all'ammasso privato dell'olio di oliva in Spagna: rischia di alterare concorrenza e prezzi

I primi no all'aiuto all'ammasso privato dell'olio di oliva in Spagna: rischia di alterare concorrenza e prezzi

La produzione spagnola 2026/27 è stimata a 1,60 milioni di tonnellate, il 23% in più rispetto alla campagna precedente. Ma l’ipotesi di attivare il meccanismo di ritiro temporaneo dell’olio in caso di eccesso di offerta suscita le perplessità della Commissione nazionale dei mercati e della concorrenza

12 ottobre 2026 | 09:00 | C. S.

Le stime per la campagna olearia spagnola 2026/27, che indicano una produzione di circa 1,60 milioni di tonnellate, in aumento del 23%, stanno aprendo un confronto sul possibile ricorso agli strumenti di regolazione dell’offerta. Al centro della discussione c’è il meccanismo previsto dalla normativa spagnola che consente di ritirare temporaneamente dal mercato una parte della produzione quando si verifica una situazione di squilibrio determinata da un eccesso di offerta.

A sollevare dubbi è la CNMC, Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia, che nel parere sul progetto di Ordine ministeriale relativo alla norma di commercializzazione dell’olio di oliva per la campagna 2026/27 evidenzia possibili conseguenze negative per la concorrenza e per i consumatori.

Il nodo della soglia del 120%

Il meccanismo potrebbe essere attivato quando la somma delle scorte iniziali e della produzione prevista raggiunge almeno il 120% della media dei due livelli più elevati di commercializzazione registrati nelle sei campagne precedenti.

Una volta attivato, il quantitativo di olio da ritirare non potrebbe comunque superare il 20% della produzione stimata.

È proprio su questo punto che la CNMC chiede maggiore rigore. Una limitazione dell'offerta, osserva l'autorità, può infatti incidere sulla quantità di prodotto disponibile e, di conseguenza, sui prezzi, sulla varietà dell'offerta e sulle dinamiche competitive lungo la filiera.

La questione assume particolare rilevanza in una campagna nella quale l'incremento produttivo previsto potrebbe riportare la disponibilità di olio su livelli significativamente più elevati rispetto alle ultime annate, dopo una fase caratterizzata da produzioni inferiori e prezzi molto elevati.

Prima di ritirare olio occorre dimostrare l'eccesso di offerta

Per la CNMC, l'attivazione del meccanismo dovrebbe essere preceduta da una diagnosi precisa delle condizioni effettive del mercato. Non sarebbe sufficiente, quindi, constatare che produzione e scorte superano una determinata soglia statistica.

L'autorità chiede di valutare anche domanda interna, esportazioni, importazioni, consumi e flussi commerciali, così da verificare se l'incremento dell'offerta rappresenti realmente uno squilibrio eccezionale oppure sia assorbibile dal mercato.

La CNMC ritiene inoltre necessario quantificare preventivamente l'impatto della misura su prezzi, consumi, redditività degli olivicoltori e margini degli altri operatori della filiera, dedicando particolare attenzione alle conseguenze per i consumatori con minore capacità di spesa.

Il 20% deve essere il minimo indispensabile

Un altro punto critico riguarda la quantità da ritirare. La CNMC chiede di definire con maggiore precisione la metodologia attraverso cui viene determinata la percentuale di prodotto da sottrarre temporaneamente al mercato.

Il limite massimo del 20%, secondo l'autorità, dovrebbe essere utilizzato soltanto nella misura strettamente necessaria per conseguire l'obiettivo di riequilibrio. In altre parole, la restrizione dell'offerta dovrebbe essere proporzionata all'effettiva dimensione dell'eccesso di prodotto.

La CNMC propone inoltre di valutare se il ritiro debba riguardare tutte le categorie di olio oppure esclusivamente quelle nelle quali emerge effettivamente una situazione di sovrabbondanza. Una distinzione che potrebbe avere effetti importanti sui diversi segmenti commerciali e sulla libertà di scelta delle imprese.

Frantoi, criteri e controlli

Un ulteriore fronte riguarda gli operatori obbligati ad applicare la misura. La CNMC chiede di chiarire i criteri relativi alle frantoi di piccola dimensione, rispetto alle quali il progetto presenta, secondo l'autorità, alcune apparenti discrepanze.

Servono quindi criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori, capaci di evitare che l'intervento produca effetti differenti tra operatori che si trovano in condizioni comparabili.

Particolare attenzione viene richiesta anche al sistema dei controlli. Il piano di verifica dovrebbe essere definito prima dell'attivazione del meccanismo, evitando che la sua applicazione possa favorire lo scambio di informazioni commercialmente sensibili tra imprese.

Una misura da poter modificare o revocare

La CNMC propone infine un vero e proprio sistema di monitoraggio del mercato, con criteri, fasi e scadenze predeterminate. L'obiettivo è consentire alle autorità di modificare o revocare la misura qualora le condizioni del mercato dovessero cambiare.

Il tema è particolarmente delicato per il comparto oleicolo spagnolo. Un ritiro temporaneo può infatti contribuire a evitare una pressione eccessiva sui prezzi alla produzione in presenza di una disponibilità molto elevata, ma allo stesso tempo riduce artificialmente l'offerta disponibile, con possibili ripercussioni sui prezzi pagati dall'industria, dalla distribuzione e dai consumatori.

La posizione della CNMC introduce quindi un elemento centrale nel dibattito sulla campagna 2026/27: non è sufficiente stabilire che esiste molto olio; occorre dimostrare che esiste un eccesso di offerta rispetto alla capacità effettiva del mercato di assorbirlo.

Per un settore strategico per l'economia spagnola, l'equilibrio tra sostegno al reddito degli olivicoltori, funzionamento competitivo della filiera e tutela dei consumatori diventa così uno degli snodi decisivi della nuova campagna.

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