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Ucraina, Bruxelles al lavoro per sbloccare le esportazioni agricole: sul tavolo 1,1 miliardi di euro

Ucraina, Bruxelles al lavoro per sbloccare le esportazioni agricole: sul tavolo 1,1 miliardi di euro

La Commissione europea conferma i contatti con Kiev per potenziare i “corridoi di solidarietà”. La richiesta ucraina riguarda la copertura dei maggiori costi logistici necessari a mantenere aperti i flussi di grano, semi oleosi e altri prodotti agricoli verso i mercati internazionali

11 ottobre 2026 | 10:00 | C. S.

La Commissione europea sta valutando con Kiev come rafforzare le vie di esportazione dei prodotti agricoli ucraini, in particolare cereali e grano, attraverso i corridoi di solidarietà. La conferma è arrivata da Bruxelles durante il briefing della Commissione del 5 ottobre, dopo la richiesta presentata dall'Ucraina al Consiglio Agrifish di fine settembre: 1,1 miliardi di euro per sostenere i costi logistici aggiuntivi necessari a mantenere attivi percorsi alternativi a quelli marittimi.

La richiesta di Kiev nasce dal peggioramento delle condizioni per il trasporto attraverso i porti profondi del Mar Nero. Secondo il ministro ucraino della Politica agraria e dell'Alimentazione, Taras Vysotskyi, i costi supplementari rispetto alle rotte già disponibili attraverso i corridoi di solidarietà sono nell'ordine di 50 euro per tonnellata. L'importo richiesto, quindi, potrebbe consentire di sostenere l'esportazione di circa 20 milioni di tonnellate aggiuntive di prodotti agricoli. Kiev ha inoltre proposto un meccanismo temporaneo di compensazione parziale dei costi logistici straordinari per il periodo in cui l'accesso ai porti marittimi resterà limitato.

Il problema è soprattutto logistico

I numeri spiegano la dimensione della partita. Nel settembre 2026 l'Ucraina avrebbe esportato circa 2,4 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, pari appena al 46% del volume che, secondo le stime di Kiev, sarebbe necessario movimentare. Il dato comprende 1,4 milioni di tonnellate di cereali, 444 mila tonnellate di semi oleosi, 311 mila tonnellate di oli vegetali e 280 mila tonnellate di farine.

La struttura dei trasporti evidenzia il peso delle alternative terrestri e fluviali: a settembre la ferrovia avrebbe movimentato circa 993 mila tonnellate, il 41% del totale, mentre il Danubio ne avrebbe gestite 1,3 milioni, pari al 54%; il trasporto stradale avrebbe rappresentato il restante 5%. Secondo Vysotskyi, con le rotte attualmente disponibili il potenziale di esportazione agricola si ferma intorno al 45-50% del necessario.

Da qui nasce la richiesta di intervento finanziario europeo. Non si tratta semplicemente di finanziare l'export ucraino, ma di rendere economicamente praticabili rotte molto più lunghe e costose rispetto al trasporto marittimo. Kiev ha indicato, tra le possibili direttrici aggiuntive, percorsi attraverso la Germania e altri Paesi europei.

Quattro anni di corridoi di solidarietà

I corridoi di solidarietà sono stati creati dalla Commissione europea nel maggio 2022, insieme a Ucraina e Moldova, dopo il blocco delle tradizionali vie commerciali ucraine. L'obiettivo è stato quello di utilizzare ferrovie, strade e vie navigabili interne, collegando l'Ucraina ai porti e ai mercati dell'Unione europea attraverso Polonia, Romania, Moldova, Danubio, Baltico e Adriatico.

Nel tempo il sistema ha assunto dimensioni considerevoli. Secondo gli ultimi dati della Commissione disponibili, aggiornati a luglio 2026, attraverso i corridoi sono transitate dall'Ucraina circa 230 milioni di tonnellate di merci dal maggio 2022. Di queste, circa 103 milioni di tonnellate erano prodotti agricoli, compresi circa 95 milioni di tonnellate di cereali, semi oleosi e prodotti correlati. Il valore complessivo degli scambi transitati attraverso i corridoi è stimato in circa 304 miliardi di euro, di cui 78 miliardi riferibili alle esportazioni ucraine.

Il dato più significativo, tuttavia, riguarda la diversa funzione assunta dalle rotte a seconda della tipologia di merce. Nel luglio 2026 i corridoi di solidarietà hanno gestito circa il 90% delle importazioni ucraine e il 95% delle esportazioni di prodotti non agricoli. Per cereali, semi oleosi e prodotti correlati, invece, l'80% delle esportazioni è passato attraverso il Mar Nero, mentre il 20% ha utilizzato i corridoi terrestri e fluviali.

È proprio questa dipendenza dal trasporto marittimo a rendere oggi particolarmente delicata la situazione.

Il Mar Nero resta insostituibile per i cereali

La situazione è cambiata radicalmente rispetto al 2022. Dopo l'invasione russa, i corridoi di solidarietà rappresentarono per molti mesi l'unica alternativa al blocco dei porti. Successivamente, dopo la fine dell'iniziativa sui cereali mediata da Onu e Turchia nel luglio 2023, l'Ucraina ha sviluppato un proprio corridoio marittimo nel Mar Nero occidentale.

Questa rotta ha progressivamente recuperato un ruolo dominante. Nel giugno 2026 circa il 90% delle esportazioni ucraine di cereali, semi oleosi e prodotti correlati transitava via Mar Nero; nel luglio il peso è rimasto intorno all'80%.

La richiesta di Kiev evidenzia quindi un problema strutturale: i corridoi di solidarietà hanno dimostrato di poter movimentare grandi quantità di merci, ma non possono sostituire integralmente la capacità e i costi del trasporto marittimo. Per trasferire una quota molto più elevata delle esportazioni agricole sulle ferrovie, sulle strade e sulle vie fluviali occorrono capacità aggiuntive, terminali, infrastrutture e soprattutto un sostegno economico capace di compensare il differenziale di costo.

Una questione che riguarda anche i mercati europei

La vicenda non interessa soltanto l'Ucraina. L'agricoltura europea è direttamente coinvolta dall'evoluzione dei flussi commerciali con Kiev. Nel 2024 l'Ue ha importato dall'Ucraina 4,4 miliardi di euro di cereali, 3,1 miliardi di grassi e oli animali e vegetali e 2,5 miliardi di semi oleosi e prodotti correlati. Nello stesso anno il commercio complessivo di beni tra Ue e Ucraina ha raggiunto 67,3 miliardi di euro.

Anche nel primo semestre 2026 i flussi agroalimentari sono rimasti dinamici: le esportazioni agroalimentari dell'Ue verso l'Ucraina sono aumentate di 247 milioni di euro, pari al 12%, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Per Bruxelles, dunque, mantenere aperte le rotte ucraine significa contemporaneamente sostenere l'economia di un Paese in guerra, garantire l'accesso ai mercati mondiali di un grande esportatore agricolo e ridurre il rischio di nuove strozzature nell'approvvigionamento internazionale di cereali e semi oleosi.

La Commissione, al momento, non ha annunciato lo stanziamento dei 1,1 miliardi di euro richiesti da Kiev. Ha però confermato che la situazione viene monitorata «molto da vicino» e che i corridoi di solidarietà costituiscono una delle soluzioni chiave per consentire l'uscita dei prodotti agricoli dall'Ucraina. Le discussioni tra Bruxelles e Kiev proseguono quindi soprattutto sul terreno della capacità logistica e della sostenibilità economica delle rotte alternative.

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