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IL ROMANZO "RE KAPPA" SPALANCA LE PORTE A UNA RIFLESSIONE SULLA GIOVENTU' ATTUALE E SULLE DISCRIMINAZIONI
Sullo sfondo di un Salento arso, Luciano Pagano narra la storia di un giovane laureato alle prese con le asprezze e le precarietà della vita. Il disperato pessimismo si coniuga con un sano sperimentalismo linguistico e stilistico che si esprime in una fluida colloquialità
26 maggio 2007 | Antonella Casilli

La casa editrice Besa, con la cura dellâeditor Stefano Donno, sembra sempre più attenta a quello che di eccezionale e letterario i giovani hanno da dire.
Una prova efficace, questa volta, viene dal giovane esordiente Luciano Pagano (classe 1975) che nella collana Lune Nuove, ha pubblicato Re Kappa, romanzo aspro e complesso.
Eâ narrata, con magistrale crudezza di termini, la storia di Re Kappa, io narrante del romanzo, giovane laureato in filosofia, determinato a non prestarsi allâinsegnamento.
Sullo sfondo di un Salento arso, metafora dellâanimo del protagonista inaridito dal contingente âscommetto che Monica mi presenterebbe ai suoi colleghi di Milano a questo modo: lui è il mio amico scrittore che ha bisogno di avercela a tutti i costi con Benoit, credo sia un poâ toccato, secondo me ha bisogno di avercela su un poâ con tutti, forse è invidioso perché lui venticinquemila copie non le raggiungerebbe nemmeno con sette viteâ; metafora dicevamo, resa con crudezza espressiva dello stile.
Lâeditore Gastone Gallo vuol convincere il nostro a raccontare una storia che evidenzi la sua precarietà lavorativa ed esistenziale perché più vendibile.
Lâ editore molto pratico rifuggirebbe da una scrittura di ricerca perché meno
vendibile di morbose curiosità esistenziali.
Lo stesso editore è tenuto sul filo da Benoit, sedicente scrittore che non ha mai pubblicato niente ma âcome direbbe Dostoevskij recitava di continuo la sua parte specialeâ.
Benoit sostiene di essere in possesso del manoscritto della Volontè du roy Krogold , re Kappa appunto, di Luis Ferdinand Destouches, in arte Cèline.
La nonna di Benoit avrebbe avuto una tresca con Cèline riuscendo a sottrargli il manoscritto in un momento di passione.
La disponibilità e leggerezza con la quale la nonna di Benoit aveva ceduto a Cèline hanno dato a questâultimo, quantunque un albero genealogico screditato, un notevole supporto economico atteso che il solo millantare il possesso del manoscritto apre il portafogli del rampante editore.
Eâ svilente per il nostro che ha difficoltà ad evidenziare il proprio talento, vedere che un uomo che certamente talento non ne ha possa poi campare di rendita solo grazie ad una ânonna baldraccaâ.
Il romanzo, allora, in chiave metaforica, spalanca i portoni alla riflessione sulla gioventù attuale, sulle discriminazioni di talentuosi giovani cittadini a favore invece di millantatori sprovvisti di talento.
Lasciamo Re Kappa, che a questo punto aspetta solo di essere letto, per osservare come Pagano abbia opportunamente optato per Cèline quale silente coprotagonista.
Pagano è riuscito ad emularne il disperato pessimismo coniugato ad un eccezionale sperimentalismo linguistico e stilistico donando alla lingua un fluire colloquiale: â⦠vi dirò tutto, racconterò tutto per filo e per segno,
fino ad arrivare a dirvi cosa è successo in questi ultimi giorni e nei
seguenti, se avete un poâ di pazienza, ma ne avete? Siete ancora
lìââ.
Câè scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato.
Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi.

Luciano Pagano, Re Kappa, Besa editrice, pp. euro
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