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IL RUOLO DI MADRE SI E' OGGI FRAMMENTATO. SI VA DALLA MADRE GENETICA A QUELLA GESTAZIONALE E SOCIALE

"Sono venuti a prendermi la vita", di Barbara Monestier, ci fa riflettere su temi molto caldi e controversi. Si tratta di una storia che ha il pregio di raccontare l’adozione dal punto di vista del bambino, dell’adottato

12 maggio 2007 | Antonella Casilli

Antonella Casilli vista da Filippo Cavaliere de Raho

Il vissuto soggettivo nei confronti dell’evento procreativo negli ultimi vent’anni ha subito metamorfosi inimmaginabili in precedenza.
Il ruolo di madre si è frammentato in modo che la madre genetica può anche
non essere la madre gestazionale e sociale, la madre gestazionale può
non essere la madre genetica e sociale, la madre sociale può non essere
la madre genetica e gestazionale...

Sono possibili anche altre combinazioni, il comune denominatore è la scelta egotica di avere un figlio, un presunto diritto al figlio. Domani è la festa della mamma, una delle tante feste commerciali che affollano il nostro calendario
per la gioia di tutti i venditori dei generi di consumo “in” per l’occasione.

Vogliamo anche noi onorare la ricorrenza, ci piace leggere insieme un bel libro, uscito in Italia in questi giorni Sono venuti a prendermi la vita pubblicato da Barbara Monestier per Piemme.

Nel suo garbo espositivo, questo libro ha il pregio di raccontare l’adozione
dal punto di vista del bambino, dell’adottato.
Il padre e la madre di Barbara sono due francesi alto borghesi che condividono il desiderio di divenire genitori, se non l’uno attraverso l’altro, almeno nell’armonia di una scelta condivisa.

La scelta è quella di adottare Barbara, una bimba di quattro anni, che abbandonata dalla madre biologica a poche settimane di vita è stata cresciuta in affido in una bidonville alla periferia di Santiago.
Padre e madre ( nel libro sono sempre chiamati così, preceduti dall’aggettivo possessivo) sono due persone feconde nella sterilità, sono pronti a donare affetto, energie, fantasie, sogni, pensieri.
Barbara, pur piena d’amore considera la sua adozione un rapimento, rapita ad una vita povera ma felice per essere proiettata in una vita agiata ma infelice per una sofferta mancanza d’identità.

“Un giorno, pensando di farmi piacere, mio padre ha tirato fuori le foto
che aveva fatto in Cile… non ho voluto guardarle. Le ho gettate a terra urlando … Erano la mia vita di prima…. Mettermi quelle foto sotto il naso significava farmi vivere le due storie contemporaneamente….”

Dopo depressione e cura Barbara sente sempre più forte il desiderio di conoscere le proprie origini di risalire affannosamente alla donna che l’ha generata.
Affronta con panico il viaggio, non conosce la propria risposta alla vista della donna dalla quale deriva.
Sa di figli adottivi che sono ritornati dal viaggio nei paesi d’origine ancora più scombussolati, di altri che hanno rinnegato la famiglia adottiva.
Il padre e la madre accettano la decisione, sanno che ogni individuo ha il diritto di conoscere le proprie origini.
Il ritorno dopo l’incontro con la madre biologica, o Marte, come Barbara la chiama, è la parte più bella del viaggio all’aeroporto: c’è la madre che le svela la sua incrollabile certezza nel ritorno, sa, conosce le mosse di Barbara e la motivazione è una sola: “IO sono tua madre! E conosco MIA figlia”.

Momenti bellissimi, condivisi dal padre con le lacrime agli occhi. Non è il solo…



Barbara Monestier, Sono venuti a prendermi la vita. Storia della mia adozione, Piemme, pp. 189, euro 13,90

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