Libri

ORO VERDE, LA STRAORDINARIA STORIA DEL TE'

Nel volume di Alan e Iris Macfarlane, un viaggio iniziatico alla scoperta di una pianta dell'Himalaya, inizialmente utilizzata solo da qualche remota tribù, e oggi presente in ogni angolo del mondo. Una fogliolina che ha cambiato la società e la cultura universale, influenzando l'arte e l'agire dell'uomo

16 dicembre 2006 | Antonella Casilli

Antonella Casilli vista da Filippo Cavaliere de Raho

Fiction e sub fiction, non v’è dubbio, condizionano il sentire collettivo.
Giorni or sono, non senza sbigottimento, in quell’ora morta del pomeriggio, in cui solo la tv aiuta il cervello ad un po’ di stanby ho visto una bella attricetta bere, in rilassante conversazione con la madre, una tazza di tè.
Non è stata certo la forma della tazza od il rituale ad illuminarmi ma una bustina pendente dal bordo della tazza, non da tè ma da caffè americano.
Certamente, nel mondo che vediamo attraverso lo schermo, rituali della tavola e delle buone maniere classificano il ceto sociale che si vuole rappresentare, quantunque l’assoluta mancanza di rituale e tutto il fascino che ne consegue, farebbe inorridire popolazioni anche umili ma attente alle tradizioni.

Oh se gli autori della fiction in argomento avessero letto quel bellissimo libro che è Oro verde, la straordinaria storia del tè, pubblicato per i tipi di Laterza, che grossolanità si sarebbero risparmiato!
Il libro, tradotto in maniera egregia da Valentina Palombini e Stefano Sampietro (è il caso di sottolineare la ricchezza di linguaggio) è scritto da Alan Macfarlane ed Iris Macfarlane, madre e figlio. Entrambi hanno vissuto in India in una piantagione di tè dove il rispettivamente padre e marito ne è stato il direttore.

Con stile composto ed equilibrato gli autori alternando ed intrecciando le loro voci accompagnano il lettore in un viaggio nel mondo del tè creando un mirabile amalgama di leggenda, storia, economia, emozioni, sapori.
Alan Macfarlane, asserve la propria professionalità di antropologo agli scopi del narrare (è professore di Antropologia sociale al King’s College di Cambridge), la madre da più spazio ai ricordi della sua vita in una piantagione in Assam.

Bellissima la dedica "alle persone che non leggeranno mai questo libro, i lavoratori delle piantagioni di tè dell’Assam".
La dedica catapulta il lettore nella doppia natura di questo libro: una venatura romantica che si respira attraverso i ricordi dell’anziana signora in cui si insinuano, sino a divenirne parte fondamentale, discorsi sociologici oltre che antropologici.
Particolarissimo l’impianto, infatti il libro si divide in tre parti: Stregati, Soggiogati, Incarnati con un ampissima bibliografia conclusiva.
Bene, dalla passione per l’orientale acqua ambrata, e qui gli autori si chiedono come e perché il tè è divenuto la bevanda più diffusa al mondo “il consumo di tè equivale a quello di tutte le altre bevande prodotte complessivamente nel mondo : caffè, cacao, cioccolato, bibite effervescenti artificiali e bevande alcoliche” il tè notano “è stato il primo prodotto veramente globale”.

E da qui procedono ad una disamina delle bevande consumate negli ultimi duemila anni, per arrivare a sposare la conclusione,(alla quale non posso non associarmi e mi auguro lo facciano quanti di voi già amano il tè o ne resteranno stregati dopo la lettura di questo libro) alla quale pare fosse arrivato il leggendario imperatore cinese Shen Nung: “Il tè è migliore del vino perché non crea intossicazione, né induce a dire cose insensate, per poi pentirsene nei momenti di sobrietà. Ed è migliore dell’acqua perché non trasmette malattie; e non agisce nello stesso modo di un veleno come fa l’acqua, nei casi in cui contiene materia impura e decomposta”.

Non sono certo queste ragioni sin troppo realistiche a stregare i consumatori ma occasioni mondane stile romanzi di Jane Austen, per intenderci, ed allora i nostri si dilungano in un galateo per la consumazione del tè con sottili osservazioni “più la casa è upper class più è probabile che il latte venga offerto per ultimo”.
Personalmente odio la panna liquida nel tè ma mi piace tanto proporla alle mie amiche che volessero provare i piaceri di Elizabeth Burret “mamma nessuno sa mettere la giusta quantità di panna come fate voi”.
Andando avanti in questa recensione mi accorgo che rischio di fare un torto agli autori, questa storia romanzata del tè non può avere chiavi interpretative come rischio di fare dando rilievo ad alcune argomentazioni anziché ad altre.




Alan e Iris Macfarlane, Oro verde. La straordinaria storia del tè, Laterza, pp. 311, euro 18,50

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