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Un bricolage gastronomico per entrare nelle cucine del popolo etrusco

Un'opera a metà strada tra una cronaca di viaggio e un compendio di storia. Ne emerge una società tutt’altro che arcaica, con una coscienza alimentare e ambientale evoluta, a tratti moderna e assolutamente sorprendente

08 luglio 2014 | T N

L’ultima fatica dell’antropologo alimentare Sergio G. Grasso porta il lettore nell’affascinante - e a tratti misterioso - mondo degli Etruschi, percorrendone la vicenda storica, sociale e culturale e descrivendone la civiltà alimentare alla luce delle più recenti acquisizioni archeologiche e scientifiche.

L’autore ci racconta come la cultura etrusca apparve bruscamente sul versante Tirrenico italiano nel IX secolo a.C. e in che modo prosperò per 800 anni nella Tuscia Viterbese e nella Maremma Grossetana, giungendo fino a Roma e a Napoli, espandendosi con energia in Umbria, in Emilia e coprendo ampi tratti della Valle Padana. La civiltà, l’arte, la religione, i riti e i miti etruschi influenzarono enormemente Roma fin dalla fondazione. Romolo tracciò il solco secondo un rituale perfettamente etrusco ed etruschi furono gli ultimi tre Re di Roma, artefici di opere imponenti come le Mura Serviane, la Cloaca Maxima, il Foro Boario e il Circo Massimo. Lo stesso pantheon romano fu costruito a immagine e somiglianza di quello etrusco. Fu il protagonismo imperiale di Augusto a dare il via a una imponente campagna denigratoria nei confronti degli orgogliosi etruschi che già nell’89 d.C. avevano perso ogni indipendenza amministrativa. Una “damnatio memoriae” da cui il loro mondo riemerse timidamente nel Rinascimento e del quale gli etruscologi solo negli ultimi 50 anni hanno svelato molti aspetti sorprendenti e inattesi.

Sulla scorta delle più recenti ricerche e acquisizioni archeologiche, Sergio Grasso ha elaborato un puntuale, gradevole e a tratti intrigante affresco della società etrusca, indispensabile per accedere a quell’ antico universo alimentare fatto di economia del disponibile, buonsenso, uso assennato del territorio, agricoltura e pastorizia. Ricomponendo l’ambiente naturale della Tuscia e della Maremma di tremila anni fa, Grasso si immerge - anche fisicamente - in uno straordinario ecosistema, ancora parzialmente intatto, fatto di aree umide, boschi, foreste, pascoli, fiumi e laghi vulcanici: gli stessi su cui gli Etruschi seppero fondare la loro fortuna e civiltà. La dieta e la tavola vengono ricostruite con rigore filologico attingendo ai molti reperti archeologici (tegami, pentole, spiedi, stoviglie, fornelli) ma anche alle raffigurazioni funerarie di banchetti, ai resti alimentari botanici e animali venuti alla luce in molte campagne di scavo e alle relazioni - non sempre benevole - di antichi autori latini. Applicando le tecniche di archeologia sperimentale e usando solo strumenti di cottura in bronzo, ferro e terracotta Sergio Grasso propone al lettore il proprio personalissimo “non-ricettario” che riunisce 64 esempi di un verosimile bricolage-gastronomico etrusco, senza la pretesa di dichiararsi come un libro di cucina.

Un'opera a metà strada tra una cronaca di viaggio e un compendio di storia etrusca per osservare da vicino una società dinamica e serena che dava importanza alla musica, alla magia, al gioco, e che riconosceva alla donna gli stessi diritti e doveri degli uomini. Ne emerge una società tutt’altro che arcaica, con una coscienza alimentare e ambientale evoluta, a tratti moderna e assolutamente sorprendente.

Sergio G. Grasso -Gli Etruschi: tra Cultura e Cucina
2014 LIGHTHOUSE PUBLISHING New York

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