Italia

Mipaaf è una scatola vuota?

Secondo il Presidente di Confagricoltura Vecchioni: "quello delle Politiche agricole è ormai un ministero senza portafoglio"

04 settembre 2010 | Graziano Alderighi

“Il Ministero delle Politiche agricole? Per continuare a tenerlo così com’è meglio darlo in appalto, accorparlo al dicastero delle Attività produttive accontentandosi di un sottosegretario con delega all’agricoltura”; a lanciare la provocazione è Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, impegnato sotto i riflettori di “Cortinaincontra” in un testa a testa con il ministro Giancarlo Galan.

“Quello delle Politiche agricole - spiega Vecchioni - è ormai di fatto un Ministero senza portafoglio. Non ha a disposizione le risorse necessarie per prevedere misure finanziariamente adeguate all’importanza del settore. Su 1,5 miliardi di stanziamenti complessivi per il Mipaaf, infatti, quasi 500 milioni sono destinati al costo del personale, la maggior parte per il Corpo Forestale, e altri 490 sono destinati ad altre amministrazioni pubbliche tra cui gli Enti di ricerca, gli Enti produttori di Servizi e le Regioni”.

Insomma, resta ben poco da gestire dopo aver pagato per il funzionamento della “macchina” (poco più di 100 milioni di euro nel 2009, destinati a dimezzarsi entro il 2011). E non stupisce quindi che non si sia riusciti a garantire nella manovra economica convertita in legge a fine luglio, quelle risposte che il settore attendeva, dalla fiscalizzazione previdenziale al gasolio agevolato per le serre, e che tutte assieme non arrivano all’ammontare delle sole spese di personale per il Corpo Forestale dello Stato.

“Bisogna recuperare fondi per l’agricoltura attraverso maggiori margini di manovra del nostro ministero - dice Vecchioni - riaffermandone anche la sua funzione di coordinamento della politica agricola nazionale che è prevista per legge, ma nei fatti non c’è. E occorre farlo con atti concreti che sanciscano l’autorevolezza dell’istituzione. In modo da pesare adeguatamente sui tavoli in cui si disegna il bilancio dello Stato”.

Va poi risolta definitivamente la questione delle politiche dell’alimentazione che ancora oggi una legge del 1958, per gli aspetti “che riguardano i generi alimentari trasformati industrialmente”, prevede che vengono esercitate congiuntamente dai dicasteri di Politiche agricole e Sviluppo economico. E va garantita al Ministero delle Politiche agricole una dotazione finanziaria adeguata agli obiettivi ambiziosi che il Paese attribuisce all’agribusiness.

In Italia l’agricoltura deve fornire quotidianamente cibo ad oltre 60 milioni di persone, ma le imprese registrate alle Camere di Commercio dal 1997 ad oggi sono diminuite del 24% e il calo del reddito agricolo è sceso, secondo fonti Eurostat, del 21% dal 2008 al 2009 e di ben il 36% dal 2000 al 2009, mentre nell’Ue a 15 la riduzione non è andata oltre il 9,6%. Questo processo di ridimensionamento del sistema produttivo agricolo potrà accentuarsi nei prossimi anni se non si interverrà adeguatamente sul piano politico, come Confagricoltura ha indicato con il suo progetto Futuro Fertile, su due assi: riduzione dei costi e valorizzazione del prodotto agricolo, in maniera da recuperare redditività.

“E’ uno sforzo che va fatto assieme a tutti i soggetti economici attivi nell’agribusiness, prime fra tutti l’industria di trasformazione e la grande distribuzione - insiste il presidente di Confagricoltura - ma sul futuro e sulle prospettive del settore agroindustriale dobbiamo confrontarci, alla pari, anche con i produttori di macchinari, prodotti chimici, fertilizzanti, con l’industria mangimistica e tutti i protagonisti delle fasi commerciali prima della distribuzione al dettaglio, cogliendo, ad esempio l’importanza di una logistica efficiente per la competitività”.

“Migliorare l’efficienza - sottolinea Vecchioni - è la principale esigenza sentita oggi dal mondo delle imprese, che vogliono tornare ad investire e crescere. Per questo nuovo approccio la politica agricola, sinora vera grande assente in questo processo virtuoso, deve cambiare decisamente passo, divenendo la prima forza pronta a credere e ad investire nella rete dell’agroindustria. Ma l’impressione è che in Italia la politica agricola abbia tanti centri di competenza, ma pochi in cui si assumono le decisioni che servono davvero al settore. Ed è qui che il ministero deve rivendicare non solo di coordinamento, ma di centro decisionale operativo. Deve essere una struttura di massimo livello che non delega, ma dispone e gestisce, avocando a sé i mezzi, oltre che l’autorità per farlo. Altrimenti - conclude il leader degli imprenditori agricoli - è un carrozzone che vive per mantenere sé stesso e allora, lo dico con amarezza, meglio chiuderlo”.

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