Italia

Carlo Petrini: "Non vogliamo essere noti solo per le nostre guide"

E' tempo di rivalutare un sapere popolare. Slow Food e Giunti hanno stretto un patto per una cultura enogastronomica più condivisa. La casa editrice acquisisce il 20 per cento di partecipazione al capitale sociale del noto movimento di Bra

23 maggio 2009 | Monica Sommacampagna

“Siamo due realtà diverse: Slow Food è un movimento, un’associazione che mi auguro trasmetta a Giunti il legame complesso e straordinario con Terra Madre per difendere le 4.500 lingue che nel mondo tutelano le diversità culturali; Giunti, dal canto suo, spero che ci insegni a essere buoni imprenditori”. Con queste parole Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ha riassunto lo scorso 15 maggio alla Fiera del libro di Torino il significato della partnership siglata quest’anno dall’associazione con Giunti Editore.

Una realtà per certi versi molto familiare al leader carismatico di Slow Food che ha ricordato quando nel 1970 aveva ottenuto proprio dalla nota casa editrice i primi libri in conto vendita per aprire una libreria ad Alba. Un breve salto nel passato per poi tornare lucido nel presente mentre Sergio Giunti, presidente di Giunti Editore, si sbilanciava sul futuro:“La strategia editoriale la costruiremo insieme, uniti dall’intento di rivalutare un sapere popolare, una cultura gastronomica dalle radici importanti. Il primo libro frutto dell’intesa nascerà in autunno, sarà firmato da Carlo Petrini e si intitolerà Terra Madre”.

L’accordo, che ha previsto l’acquisizione da parte di Giunti Editore del 20% di partecipazione al capitale sociale di Slow Food, nasce, secondo Bruno Mari, direttore editoriale di Giunti Editore, dal desiderio di far arrivare il messaggio di Slow Food al grande pubblico garantendo anche una distribuzione dei volumi dell’associazione nelle 150 librerie di proprietà “Giunti al punto”.

“Oltre ai titoli di Slow Food, che è nostro obiettivo valorizzare, realizzeremo insieme libri di taglio più divulgativo che permettano al pubblico di costruirsi una cultura alimentare diversa – ci ha spiegato Bruno Mari. La nostra forza nell’area didattica ci consentirà di trasferire i concetti del “buono, pulito e giusto” a un target più ampio, di trasmettere, ad esempio, una cultura della trasformazione e della conservazione del cibo che rispetti gli elementi di base e la stagionalità”.

“Non vogliamo essere noti solo per le nostre guide – ha aggiunto Carlo Petrini. Gli obiettivi di Terra Madre vanno ben oltre. Le nostre comunità sono presenti in 153 Paesi che condividono con noi concetti come l’intelligenza affettiva, l’austera gerarchia (cioè la rinuncia a governare migliaia di comunità nel mondo in base a logiche gerarchiche) e dinamiche di rete rilevanti per consentire loro di dialogare”.

A livello di priorità nella comunicazione enogastronomica Petrini ha evidenziato: “L’esigenza più forte in questo momento storico è saper descrivere un processo di filiera, andare a ritroso nei diversi passaggi per ricostruire come le materie prime sono state prodotte e che cosa hanno determinato per le culture locali. Non giudicare cioè solo la buona riuscita di un piatto ma tutto quello che c’è dietro. Senza dimenticare che oggi più che mai lo scambio tra culture è fondamentale per creare un’identità forte”.

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