Italia

L'Anteprima Amarone ha ampiamente soddisfatto le aspettative

L'annata 2004 è una produzione che rispecchia l'andamento “classico”: alcolicità equilibrata, ottimo tenore polifenolico, acidità sostenuta e morbidezza

02 febbraio 2008 | Monica Sommacampagna

Il 25 e il 26 gennaio, a palazzo della Gran Guardia di Verona, 54 aziende hanno presentato il loro Amarone della Valpolicella Doc per la quinta edizione di “Anteprima Amarone”. Dopo un poco incoraggiante 2003, legato a condizioni climatiche siccitose, fiorisce nel 2004 una produzione che rispecchia un’annata con un andamento “classico”: inverno freddo e piovoso, qualche giorno di ritardo sulla maturazione delle uve e una vendemmia in condizioni di tempo asciutto e ventilato. Conclusione: moderate concentrazioni zuccherine nei grappoli e, nei vini, alcolicità equilibrata, ottimo tenore polifenolico, acidità sostenuta e morbidezza espressa da un elevato contenuto di glicerina.

La parola d’ordine, in fase di degustazione, è non avere fretta di stappare subito la bottiglia: l’Amarone è un rosso passito secco che non teme il trascorrere del tempo, le migliori annate si apprezzano a distanza di anni. Daniele Accordini, presidente di Assoneologi della sezione Veneto Occidentale, parla degli Amarone 2004 mettendone in risalto l’eleganza in bocca, la finezza e la freschezza gusto-olfattiva, apprezzabile in ogni sua espressione territoriale e stilistica. Che cosa ci trattiene dal berne subito, spensieratamente, un sorso?
Una sorta di rispetto reverenziale per questo prodotto che oggi ha raggiunto numeri importanti.

Emilio Pedron, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, ha parlato della Valpolicella come della Doc con il fatturato più importante in Italia. 1.226 le aziende che producono uva per l’Amarone e 367 i fruttai che custodiscono l’appassimento delle uve. Negli ultimi sei anni sono nate 24 nuove aziende. Il totale delle uve prodotte ha un valore di circa 90 milioni di euro. Se nel 1997 la quantità di uve raccolte per Recioto/Amarone totalizzava 8,2 milioni di kg., nel 2007 siamo arrivati a 26 milioni. E se le vendite nel 1997 ammontavano a 1,558 milioni di bottiglie, nel 2007 abbiamo raggiunto quota 8,350 milioni. Le prossime annate top sono il 2006 e il 2007.

Il Consorzio è soddisfatto, anche se rimane quell’amaro in bocca, dato dalle discussioni locali e in sede ministeriale per la Docg che a distanza di anni, nonostante l’iter sia stato avviato da tempo, ancora non arriva. “Ma noi la g la mettiamo nei fatti e, per testimoniare il nostro cammino di eccellenza, a breve applicheremo una fascetta numerata stampata dal Poligrafico dello stato” ha spiegato Pedron.

In questo mondo di etichette la “g” mancante è, certamente, un peccato. Anche perché, oltre ai numeri, all’ente è piaciuto citare anche alcuni fatti di rilievo sotto il profilo qualitativo. Il 53% degli ettari per l’Amarone si trova in collina, ogni anno viene rinnovato tra il 4 e il 5% dei vigneti, tra il 2001 e il 2007 la superficie vitata è stata rinnovata per una quota pari al 32%. E il lavoro di valorizzazione e di approfondimenti svolto dal Consorzio, dallo studio della “case-history” vitivinicola del Valpolicella alle ricerche di orientamenti di mercato svolte da Astra-Demoskopea, ha generato un fitto panorama di dati che rappresentano un interessante punto di partenza per monitorare l’andamento di questa tipologia di Valpolicella e proiettarlo felicemente in un futuro dove nulla è scontato.

Nel 2008 si è conclusa inoltre una zonazione viticola della durata triennale, in collaborazione con l’Università di Milano, volta a creare i presupposti per un manuale d’uso del territorio. Sarà presentata quest’anno come “un punto di partenza per una nuova conoscenza della Valpolicella, per avere un approccio più scientifico e qualitativo alla nostra viticoltura” ha preannunciato l’agronomo Nicola Bottura.

L’opera di valorizzazione nel suo complesso ha stimolato una qualità che oggi si assesta su un livello generale buono, senza balzani picchi verso il basso: un fatto di non poco conto soprattutto dal momento che questo vino gode di una lusinghiera reputazione che, per consolidarne il successo, va difesa a spada tratta e senza tentennamenti o incoerenze in Italia e all’estero. Con il coraggio dei fatti.

L’Amarone non è da tutti e, se l’annata non merita, non è per tutte le “stagioni”, ricordiamolo: lungi dall’essere un handicap, questo fatto rappresenta il suo punto di forza. Ai produttori e, in particolare, alle giovani generazioni, spetta il compito di utilizzare tutti i dati raccolti in anni di ricerche promosse dal Consorzio per rappresentare uniti nel mondo le prerogative più seducenti e nobili del prodotto. L’impegno di spingere l’acceleratore del “corporate marketing” per sottolineare le possibilità espressive di questa tipologia di Valpolicella nel rispetto della tipicità e di alcune importanti prerogative che fanno parte della sua tradizione, ma soprattutto delle caratteristiche che lo rendono unico. Magari mettendosi ardite “g” in testa.



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