Italia

IL BASILICO CANCEROGENO? INTORNO AGLI OGM E’ BUIO PESTO

Gli agricoltori della Cia non ci stanno e regalano migliaia di mazzetti a Genova. Chi l’avrebbe mai detto che le dichiarazioni di Umberto Veronesi avrebbero scatenato un’alzata di scudi così ampia e trasversale. Paolo Massobrio protesta per le argomentazioni da “bar dello sport” e propone una gustosa ricetta

13 novembre 2004 | T N

Sono state tante le manifestazioni di protesta nel capoluogo ligure. Il presidente della Cia Giuseppe Politi non ci sta, ma non intende nemmeno polemizzare strumentalmente con il mondo della scienza. “Difendiamo un prodotto sano – dice - che non ha bisogno di Ogm e che fornisce reddito a tantissimi produttori agricoli. Il decreto sulla coesistenza va approvato senza più indugi.

Le polemiche intorno al basilico, ma anche quelle sulle polenta, sono scaturite da alcune affermazioni dell’ex ministro della Salute Umberto Veronesi. Le iniziative a favore dei prodotti tipici non sono mancate.

Secondo quanto affermato da Veronesi e ribadito dal professor Francesco Sala, ordinario di botanica generale e biotecnologia delle piante presso l'Università di Milano e membro della Fondazione Umberto Veronesi, il pesto genovese, fatto secondo la vera ricetta ligure, contiene una quantità di metileugenolo, sostanza cancerogena, seicento volte superiore alla dose massima giornaliera consentita. Al contrario il pesto industriale contiene solo eugenolo, un derivato innocuo del metileugenolo. Il segreto sta nell'altezza delle piantine di basilico. Secondo Francesco Sala, queste vanno colte quando superano i 10 centimetri di altezza, perché quelle giovani contengono il precursore tossico che solo dopo si trasforma nel derivato innocuo''

Cancerogeno il basilico? “No, grazie”, rispondono in coro. La Cia mobilita le sue sezioni teritoriali. “Il basilico ligure –scrivono in dispaccio diffuso nei giorni scorsi - vanta una tradizione millenaria. E’ un prodotto sano e non ha bisogno di Ogm”.
Gli agricoltori della Confederazione italiana agricoltori non ci stanno e così a Genova hanno voluto regalare migliaia di mazzetti di basilico. “Non si è trattato di un atteggiamento demagogico, o di una protesta strumentale in seguito alla sorprendente presa di posizione di alcuni rappresentanti della comunità scientifica, che hanno messo sotto accusa proprio il basilico, sostenendone la nocività” ammettono alla Cia. “E’ stato solo un modo simpatico e civile da parte dei produttori che hanno inteso in questo modo promuovere un prodotto che sta per ottenere, dopo tante battaglie, l’importante riconoscimento Dop dall’Ue, che è diventato il simbolo di una regione, la Liguria appunto, nel mondo e che rappresenta fonte di reddito per migliaia di aziende agricole”.

“Non intendiamo assolutamente entrare in polemica con il mondo della scienza, che rispettiamo, crediamo però - ha affermato il presidente della Cia Politi - che prima di lanciare certe affermazioni occorre riflettere attentamente. Sono dichiarazioni che possono suggestionare i consumatori e creare pesanti problemi per gli agricoltori che producono basilico. Non diciamo neanche che questo sia terrorismo alimentare, né tanto meno che tali parole siano frutto di una crociata Ogm. Diciamo soltanto che i nostri prodotti, la cui qualità è incontestabile, non hanno mai fatto mai male a nessuno. Per generazioni si è cucinato con il basilico e si è fatto il famoso pesto genovese”.

“Non vorrei - ha poi concluso Politi - che il dibattito oggi in atto sugli Ogm possa generare astiosità e polemiche che si ripercuotono negativamente per i produttori agricoli. Per questo motivo ribadiamo che la nostra agricoltura non ha bisogno di Ogm”.

Anche il Club di Papillon, capitanato da Paolo Massobrio, è in subbuglio e in questi giorni caldi dell’Expo dei Sapori la protesta viene a galla. A nome dei sei mila soci e delle cinquanta sedi Papillon in tutta Italia, Massobrio deplora il tono da bar dello sport con cui gli argomenti concernenti l'alimentazione vengono trattati in Italia.

"Non è corretto dire che la polenta fa male; e nemmeno che il pesto con il basilico non trattato dall'industria sia pericoloso”. Paolo Massobrio è categorico: "Se questi sono gli argomenti per farci digerire gli Ogm, il risultato e' semplicemente un boomerang. Non è pensabile oggi un dialogo tra sordi, abituati a parlarsi solo nei salotti televisivi."

A seguito di certe discutibili dichiarazioni, rese peraltro non dall’uomo della strada ma da un ex ministro della Salute, Massobrio ha invitato tutti i soci di Papillon a preparare polenta con intingolo di pesto, in casa o in piazza. La ricetta che il giornalista propone è di Giovanna Ruo Berchera, autrice del libro L'Ascolto dei Sapori.
Ricetta che noi estendiamo con piacere ai lettori di “Teatro Naturale”.

Polenta bianca con intingolo al pesto per quattro persone

Preparate la polenta. Portate a ebollizione 2 litri di acqua salata poi versate a pioggia 500 g di farina di mais bianca (o se preferite, di mais "Ottofile" macinata a pietra), mescolando con una frusta. Fate riprendere l'ebollizione, abbassate la fiamma e cuocete a fuoco moderato per circa 60 minuti, mescolando quasi continuamente con una spatola in legno. Se volete evitare di mescolare continuamente, ma solo una volta ogni 7-8 minuti, utilizzate una pentola in acciaio antiaderente a fondo molto spesso e cuocete la polenta mettendo un coperchio che chiude perfettamente, mantenendo la fiamma al minimo. In questo caso, non fuoriuscendo vapore, la polenta dovrà essere mantenuta più soda sin dall'inizio.
Preparate il pesto. Staccate le foglie dai rametti di 2 mazzetti di basilico ligure, lavatele delicatamente e centrifugatele (o meglio fatele asciugare su un canovaccio). Mettete uno spicchio di aglio e 4-5 grani di sale grosso in un mortaio di marmo, aggiungete una manciata di foglie di basilico e parte di 40 g di pinoli e iniziate a pestare. Unite gradualmente il basilico e i pinoli rimasti e continuate a pestare versando anche un poco di olio a filo. Infine, incorporate 3 cucchiai di Pecorino stagionato e 3 cucchiai di Grana padano grattugiati, aggiungendo altro olio fino a ottenere una salsa cremosa.

Naturalmente, a chi piace la proposta, vale anche l’invito ad approfondire l’argomento, inoltrandosi nella lettura del volume citato, disponibile per i tipi delle edizioni Comunica.

Tanta battaglia dunque nel nome della crociata anti-Ogm. Ci piacerebbe però avere testimonianze della controparte. Le attendiamo.

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