Gastronomia
Gastronomia in fiore: un mercato in crescita non solo per l’alta ristorazione
I fiori commestibili stanno vivendo una fase di crescita significativa nel panorama agroalimentare italiano, con una produzione stimata intorno ai 7 milioni di euro. L’Italia copre circa il 20% del fabbisogno europeo
18 febbraio 2026 | 09:00 | C. S.
In tutto il mondo, i fiori commestibili sono un argomento di interesse per la gastronomia e la ricerca scientifica. Tuttavia, il loro consumo, noto come florifagia, è antico quanto l’inizio delle grandi civiltà dell’umanità. Ad oggi, la florifagia ha acquisito una significativa rilevanza a causa delle nuove tendenze gastronomiche e dei potenziali benefici per la salute.
I fiori commestibili stanno vivendo una fase di crescita significativa nel panorama agroalimentare italiano, con una produzione stimata intorno ai 7 milioni di euro. Un segmento ancora di nicchia, ma in espansione, che si inserisce nella più ampia Flower economy nazionale, valutata complessivamente oltre 3 miliardi di euro.
I fiori commestibili sono principalmente classificati in base alla loro necessità di trattamento termico prima della preparazione culinaria. Il tipo di metodo di cottura a cui sono sottoposti i fiori commestibili dipende dalla consistenza e dalla composizione chimica del fiore. I piatti principali che includono fiori sono insalate, zuppe, creme, stufati, dolci, fiori in salamoia o come spezie. Tra le tendenze per generare valore aggiunto, spiccano i processi di essiccazione, le atmosfere modificate e l'estrazione di composti e pigmenti bioattivi.
Dall’alta ristorazione alle case degli italiani
Per anni i fiori eduli sono stati appannaggio quasi esclusivo dell’alta ristorazione, della pasticceria creativa e del settore beverage, dove venivano impiegati soprattutto per l’impatto estetico. Oggi, però, la domanda si sta progressivamente ampliando. Complice la crescente attenzione verso ingredienti naturali e la ricerca di esperienze gastronomiche più originali, anche il consumo privato mostra segnali di interesse.
L’Italia copre circa il 20% del fabbisogno europeo di fiori commestibili. Le principali aree di produzione sono Puglia, Campania, Veneto, Toscana e Liguria. A livello internazionale, Francia e Spagna figurano tra i Paesi produttori più rilevanti, mentre il consumo risulta particolarmente diffuso in Germania e nei Paesi del Nord Europa.
Secondo i dati diffusi da Coldiretti, sono 73 le imprese italiane attive nella fornitura di fiori edibili: un numero contenuto, ma indicativo di un comparto specializzato che punta su qualità e tracciabilità.
Versatilità in cucina
Alcune varietà, come il nasturzio – dal gusto leggermente piccante – e le viole del pensiero, dal sapore delicato, non svolgono soltanto una funzione ornamentale ma contribuiscono a definire il profilo aromatico delle preparazioni, accompagnando formaggi, piatti freschi e dolci.
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