Economia
Bioeconomia, un business da 250 miliardi di euro nel Vecchio Continente
Italia seconda, dietro la Spagna, ma con maggiore diversificazione. In particolare è significativa nel nostro Paese la presenza nelle componenti high-tech della chimica biobased e della farmaceutica biotech
31 marzo 2017 | Marcello Ortenzi
Bioeconomia in Europa, un settore che ormai si allarga a nuovi comparti tanto che vede in Italia (2015) fatturare 251 miliardi di euro, l’8,1% della produzione nazionale. Il 24 marzo scorso, a Napoli, la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, SRM ed Assobiotec hanno presentato il terzo rapporto dedicato alla bioeconomia in Europa. Stefania Trenti, responsabile Industry Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, ha presentato il "Terzo Rapporto sulla Bioeconomia" evidenziando che ci sono 1,650mila occupati nell’insieme dei settori che utilizzano materie prime rinnovabili.
Il rapporto mostra una panoramica sulle specializzazioni territoriali per ciascun settore incluso nella bioeconomia, individuando punti di forza ed eventuali criticità, analizzando competenze e aree di miglioramento. Il quadro emerso è estremamente eterogeneo ma si evidenzia come la bioeconomia possa diventare una autentica opportunità per ciascun territorio, sfruttando i punti di forza e le potenzialità tipiche di ciascuna regione. La molteplicità di settori e soggetti coinvolti, quali agricoltura, alimentare, biocarburanti, tessile naturale,sono espressione di mondi differenti (imprese manifatturiere, sistema agricolo, ricerca scientifica, istituzioni pubbliche e private), spinti dalla logica più ampia della "Circular Economy" a interagire e coordinarsi per sostenere un’economia che promuove l’uso di risorse rinnovabili, rende la dimensione territoriale un punto di partenza fondamentale per il successo di questo modello di sistema economico.
Silvana Trenti ha evidenziato che l’Italia, avendo un peso pari all’8,1%, è seconda solo alla Spagna, superando la Francia, la Germania e il Regno Unito. Ma l’Italia si caratterizza anche per una maggiore diversificazione settoriale e una significativa presenza nelle componenti high-tech della chimica biobased e della farmaceutica biotech, rendendo il panorama della bioeconomia nel nostro paese estremamente ricco ed articolato. Il futuro vede una molteplicità di sperimentazioni e ricerche, tra cui un una attenzione crescente al ciclo dei rifiuti biodegradabili, fonte importante di risorse in un’ottica circolare: punto di partenza chiave sarà il potenziamento della raccolta differenziata, la cui diffusione oggi non uniforme sul territorio nazionale. Infatti, il Rapporto presenta un’analisi dedicata ai rifiuti biodegradabili e al ruolo che questi possono avere per lo sviluppo della bioeconomia. Il primo passaggio per l’utilizzo dei rifiuti in modo biocompatibile è che questi vengano raccolti in modo differenziato. La raccolta differenziata è l’unica forma di gestione del rifiuto a monte che permette l’attivazione di molteplici fasi di lavorazione del rifiuto a valle. La frazione organica del rifiuto raccolta potrebbe attestarsi a circa 9 milioni di tonnellate, ipotizzando una raccolta pari a 140 kg per abitante ma alla dinamica quantitativa della frazione organica raccolta dovrà affiancarsi un progressivo miglioramento degli aspetti qualitativi dell’organico raccolto e l’adeguamento della dotazione impiantistica per garantirne il trattamento biocompatibile.
L'analisi per regione
Il documento ha rilevato la mancanza di statistiche sufficientemente dettagliate per stimare un valore complessivo della bioeconomia a livello regionale. Lo sforzo fatto, quindi, è stato quello di fare una panoramica sulle specializzazioni territoriali per ciascun settore incluso nella bioeconomia, individuando punti di forza ed eventuali criticità, analizzando le competenze presenti e le aree di miglioramento, per poter fornire un quadro il più possibile esaustivo sullo stato dell’arte della bioeconomia nelle diverse regioni. Si evidenzia un quadro estremamente eterogeneo, in cui una molteplicità di settori e soggetti, devono interagire e coordinarsi per promuovere l’uso di risorse rinnovabili e uno sviluppo sostenibile della bioeconomia.
Se le regioni del Nord hanno molti punti di forza, oltre ad una significativa dotazione in termini di risorse naturali e ad un forte ruolo dei settori biobased più tradizionali, il Mezzogiorno può avere un ruolo importante, grazie alla dotazione di risorse naturali, alla spiccata specializzazione nell’agro-alimentare e alla presenza di importanti esperienze di interazione della filiera agricola nei processi chimici biobased.
La bioeconomia potrà rivestire un ruolo di leva strategica per le regioni del Mezzogiorno: sarà importante, in quest’ottica, potenziare le risorse in campo sul piano della R&S e della formazione superiore, per rafforzare e diffondere maggiormente sul territorio competenze e know-how.
La chiusura del convegno è stata di Amedeo Lepore, assessore allo Sviluppo Economico Regione Campania che ha ricordato come la Regione Campania abbia un settore agro-alimentare di primaria importanza e ospiti realtà d’eccellenza nel campo delle biotecnologie industriali sia a livello produttivo (GFBiochemicals), sia a livello di ricerca privata (Novamont) e pubblica (come il Cnr di Pozzuoli, la Stazione Zoologica Anton Dohrn e le università).
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