Mondo Enoico
L'influenza del calcare sulla finezza aromatica del vino
Gli studi di zonazione hanno offerto la possibilità di comprendere molte correlazioni tra qualità e caratteristiche pedologiche. Da queste indagini sui terroir risulta che i vini sui terreni calcarei siano in genere profumati, fini e strutturati
26 maggio 2017 | Emiliano Racca
Che a determinare le peculiarità di un vino o di un cibo sia in buona parte il territorio di origine in cui questo viene prodotto è cosa ormai nota e largamente condivisa.
Ma mancano ancora purtroppo studi scientifici che chiariscano meglio l’effetto del terroir sui marcatori del vino.
Per ora sono state condotte soltanto indagini di caratterizzazione ‘geo-ambientale-sensoriale’ dei vini, affidandosi alla sensibilità nasale di esperti degustatori nel riconoscere marcatori sensoriali più o meno facilmente rilevabili.
In ogni caso queste indagini sensoriali mi pare abbiano dato comunque risultati equivalenti nei vari contesti territoriali, tanto da permetterci un abbozzo di correlazioni statistiche.
Hanno evidenziato ad esempio l’influenza dell’argilla sul colore del vino, della sabbia sull’acidità, o del calcare sulla finezza aromatica.
Ci soffermeremo in particolare su quest’ultimo fattore, cercando di capire meglio i legami fra calcare del suolo e profilo organolettico del vino.
Cominciamo col dire che la vite è una pianta calcicola. Il calcio è l’elemento maggiormente assorbito dalla vite. I suoli calcarei dispongono di un buon tenore in calcio. In media sono maggiormente vocati alla viticoltura dei terreni silicei. Questo vale soprattutto per i vini rossi: basti pensare alle marne calcaree su cui vengono prodotti i grandi Bordeaux o i grandi Baroli, o ancora i grandi rossi della Bourgogne. (Il suolo un patrimonio da salvare - Bourguignon, 2004).
Il calcare riveste quindi un ruolo molto importante dal punto di vista chimico. Ma non solo! Anche dal punto di vista fisico e biologico il calcare agisce positivamente: favorendo la formazione di una struttura glomerulare stabile e contrastando la mineralizzazione della sostanza organica.
Da queste indagini sui terroir risulta che i vini sui terreni calcarei siano in genere profumati, fini e strutturati. Questo è stato appurato nei vari studi condotti su diverse tipologie di vino.
Prendiamo ad esempio quelli sul Barolo: ai baroli dei versanti marnoso-calcarei veniva riconosciuta una ‘rara finezza’, maggiore rispetto ai baroli dei versanti sabbioso-arenacei o a quelli della piana alluvionale, oltre che ad una profondità e a un corpo importanti (Atlante geologico dei vini d’Italia - Attilio Scienza, 2015).
Anche dalle sperimentazioni, susseguitesi negli anni dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (Tv) sul Soave, conseguiva che nei vini sui terreni calcarei prevalesse finezza e corposità.
Altri risultati equivalenti ci vengono dagli studi di caratterizzazione della Barbera d’Asti promossi dall’Assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte: le Barbere sui suoli fini ricchi in calcare attivo risultavano più strutturate e ricche in tannini rispetto a quelle su suoli più grossolani con un tenore più basso in calcare attivo.
Anche d’oltralpe ritroviamo risultati analoghi, ad esempio in Alsazia. Tra i comuni di Kaysersberg e di Kientzheim, “convivono” due vini bianchi d’eccezione: lo Schlossberg e il Furstentum.
In queste colline del basso Vosgi, una faglia ha sollevato il basamento granitico, mettendolo a contatto con formazioni geologiche marnoso-calcaree sovrastanti, più recenti di oltre 100 milioni di anni. Anche in questo caso i vini sui suoli calcarei guadagnavano in corposità e profumo. Quelli sui graniti in acidità e freschezza (La Rvf, n.607, dicembre 2016).
Tutti questi casi di zonazione dovrebbero ulteriormente incoraggiare la programmazione di sperimentazioni e studi scientifici al fine di valorizzare la territorialità del vino e l’unicità dei terroir, consolidando ancor di più la fama mondiale dei nostri vini e di quelle delle regioni a grande tradizione vitivinicola.
Potrebbero interessarti
Mondo Enoico
Agrivoltaico in vigneto: quando l’ombra dei pannelli solari migliora l’uva
L’integrazione tra fotovoltaico e viticoltura nel progetto pugliese della “Vigna Agrivoltaica di Comunità” dimostra che la tecnologia può proteggere le vigne dal caldo estremo, migliorare la qualità del vino e generare energia pulita. I risultati delle sperimentazioni universitarie confermano un aumento della resa e un profilo aromatico più complesso
04 agosto 2026 | 15:00
Mondo Enoico
Endofiti della vite: una promettente alternativa sostenibile ai prodotti fitosanitari
Il potenziale di batteri e lieviti endofiti come agenti di biocontrollo contro Botrytis cinerea, esplorando la loro interazione con la pianta ospite e la compatibilità con i trattamenti convenzionali
31 luglio 2026 | 12:00
Mondo Enoico
L'irrigazione ideale che rinfresca il vigneto per salvare uva e vino
Il sistema messo a punto a Bologna combina goccia a goccia e nebulizzazione sulla chioma. Risultati: zero scottature, acidità preservata e accumulo di zuccheri rallentato. Ma attenzione: non è una bacchetta magica per tutti i terreni
30 luglio 2026 | 16:00
Mondo Enoico
Crolla il mercato del vino in Italia, Francia, Spagna e Germania. Tengono solo bianchi e spumanti
Nel primo quadrimestre 2026 nessun grande paese europeo riesce a chiudere in positivo. La Spagna crolla dell'8,5%, l'Italia perde il 6,2%. Tra le denominazioni, brillano Cremant e Bordeaux bianco, mentre crollano i rossi e i Riesling della Mosella
29 luglio 2026 | 15:00
Mondo Enoico
Vitivinicoltura, la sfida climatica si gioca in vigneto e in cantina
Nuove tecniche agronomiche ed enologiche per aiutare la viticoltura emiliano-romagnola a resistere a caldo estremo, siccità e maturazioni sempre più difficili
21 luglio 2026 | 11:00
Mondo Enoico
Vini italiani, giacenze in aumento: 46,5 milioni di ettolitri nei magazzini al 30 giugno 2026
Nonostante un leggero calo rispetto al mese precedente, le scorte di vino registrano un incremento tendenziale del 6,7% su base annua. Mosti in forte crescita, mentre calano i vini nuovi ancora in fermentazione. Il Nord Italia detiene il 56,1% del totale, con il Veneto in testa
15 luglio 2026 | 15:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati