L'arca olearia
Micorrize e batteri alleati dell’olivo contro la siccità
La combinazione di funghi micorrizici arbuscolari e batteri promotori della crescita vegetale può contribuire a mantenere attiva la rizosfera dell’olivo in condizioni di forte stress idrico
19 ottobre 2026 | 11:00 | R. T.
La siccità non compromette soltanto la crescita dell’olivo, ma altera profondamente anche la rizosfera, cioè l’ambiente immediatamente circostante le radici, e le comunità microbiche che la popolano. La carenza d’acqua può ridurre infatti abbondanza e attività dei microrganismi del suolo, con conseguenze sui processi enzimatici e sul ciclo degli elementi nutritivi.
Per verificare se l'impiego di microrganismi benefici possa attenuare questi effetti, i ricercatori hanno condotto un esperimento in condizioni controllate su due cultivar di olivo: Picholine marocchina e Arbequina. Le piante sono state sottoposte a quattro differenti trattamenti: nessuna inoculazione, inoculo con funghi micorrizici arbuscolari (AMF), inoculo con batteri promotori della crescita delle piante (PGPR) e combinazione AMF+PGPR. Ogni trattamento è stato valutato sia con adeguata disponibilità idrica sia in condizioni di stress da siccità.
La siccità riduce l'attività biologica della rizosfera
Lo stress idrico ha determinato un peggioramento dei parametri di crescita delle piante e una riduzione dell'attività enzimatica della rizosfera. Il dato è particolarmente significativo perché l'attività microbica del terreno rappresenta un elemento fondamentale per la trasformazione e disponibilità dei nutrienti.
L'inoculo combinato di AMF e PGPR ha però prodotto una risposta molto più marcata rispetto alle singole applicazioni. In condizioni di stress idrico, nella Picholine marocchina la combinazione ha incrementato l'attività della fosfatasi del 117%, quella della deidrogenasi del 147% e quella della perossidasi del 71%.
Nell'Arbequina gli incrementi sono stati rispettivamente ancora più elevati per alcuni enzimi: +221% per la fosfatasi, +89% per la deidrogenasi e +85% per la perossidasi.
Più efficienza nella rizosfera
Il significato agronomico dei risultati riguarda soprattutto la possibilità di mantenere una maggiore funzionalità biologica del suolo quando l'acqua diventa il principale fattore limitante. La fosfatasi è coinvolta nella disponibilizzazione del fosforo, mentre la deidrogenasi è considerata un indicatore dell'attività microbica complessiva del suolo. Le perossidasi partecipano invece a processi ossidativi importanti nella risposta allo stress e nella trasformazione della sostanza organica.
L'effetto osservato suggerisce quindi che la simbiosi micorrizica, associata all'azione dei PGPR, possa rafforzare i processi microbiologici della rizosfera proprio nella fase in cui lo stress idrico tende a rallentarli.
Il lavoro non dimostra ancora, da solo, un aumento della produttività in campo: l'esperimento è stato infatti realizzato in condizioni controllate di serra. Ma indica una possibile strategia biologica per aumentare la resilienza dell'oliveto alla siccità, intervenendo non soltanto sulla pianta ma sull'intero sistema radice–microrganismi–suolo.
Il risultato più interessante è dunque la risposta alla combinazione AMF+PGPR: l'inoculo di comunità microbiche benefiche potrebbe contribuire a conservare una maggiore attività enzimatica della rizosfera durante periodi di forte carenza idrica, favorendo i processi che rendono disponibili i nutrienti necessari alla crescita dell'olivo.
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