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Le asportazioni di nutrienti per la raccolta delle olive e la potatura: implicazioni pratiche per la fertilizzazione dell’oliveto

Le asportazioni di nutrienti per la raccolta delle olive e la potatura: implicazioni pratiche per la fertilizzazione dell’oliveto

L’olivo asporta quantità relativamente modeste di elementi minerali: il potassio è l’elemento più abbondante nel frutto, il calcio prevale nei residui di potatura, mentre l’azoto è il secondo elemento più rappresentato in entrambi

25 settembre 2026 | 10:00 | R. T.

In olivicoltura si tende spesso a fertilizzare in modo abbondante, per paura di compromettere la produttività. Tuttavia, somministrare nutrienti quando non servono non aumenta la resa né la crescita, ma può causare problemi ambientali, peggiorare la qualità dell’olio e danneggiare l’albero stesso. La concimazione razionale dovrebbe basarsi su prove oggettive della necessità di un elemento, e l’analisi fogliare rappresenta lo strumento più affidabile per diagnosticare lo stato nutrizionale dell’olivo.

Il limite dell’analisi fogliare è che indica se un nutriente manca, ma non quanto somministrarne. Conoscere le asportazioni reali dell’oliveto — cioè quanto viene rimosso annualmente da frutti e potatura — aiuta a stimare il fabbisogno e a calibrare gli apporti quando l’analisi fogliare segnala una carenza. È bene ricordare, però, che le asportazioni non coincidono con il fabbisogno: entrano in gioco anche le riserve dell’albero, la mineralizzazione della sostanza organica, il riutilizzo interno dei nutrienti e gli apporti da acqua irrigua e pioggia.

Come è stato condotto lo studio

I dati provengono da due prove di lungo periodo sulla fertilizzazione azotata dell’olivo, condotte dal 1994 al 2006 in due località spagnole: Cabra (provincia di Cordoba) e Mengibar (provincia di Jaen). In entrambi i casi si trattava di oliveti in asciutto della cultivar ‘Pical’.

  • Cabra: alberi di 12 anni, sesto 7 × 7 m, terreno da franco-argilloso a franco-argilloso-sabbioso, pH 8,1–8,3.

  • Mengibar: alberi di 50 anni, sesto 12 × 12 m, terreno franco-argilloso limoso, pH 8,2–8,3.

Le tesi di controllo — quelle utilizzate per questo lavoro — ricevevano solo concime potassico quando l’analisi fogliare dell’anno precedente ne indicava la necessità, cosa che in oliveto asciutto accade con regolarità per il K. Gli altri nutrienti non sono mai stati somministrati, perché i valori fogliari sono sempre rimasti al di sopra della soglia di sufficienza.

Sono stati analizzati:

  • campioni fogliari di luglio;

  • campioni di frutti raccolti dal 1997 al 2003 (solo a Cabra);

  • materiale di potatura (foglie, rami fino a 6 cm di diametro e rami oltre 6 cm), raccolto nell’inverno 2006 in entrambe le località.

Cosa si è trovato: il potassio domina nel frutto

Nel frutto di oliva il potassio è risultato l’elemento più abbondante, con una media di 4,42 g per kg di frutto fresco, pari a oltre il 50% della composizione minerale del frutto stesso. Questo conferma quanto già noto: l’olivo è una specie con elevato contenuto di K nel frutto, simile a quanto osservato in pesco e melo.

Il secondo elemento più abbondante nel frutto è l’azoto, con una media di 2,87 g/kg di frutto fresco, circa il 35% della composizione minerale. Fosforo (0,49 g/kg), calcio (0,29 g/kg) e magnesio (0,16 g/kg) insieme rappresentano circa l’11%, mentre tutti gli altri elementi coprono appena l’1%.

La produzione media nell’oliveto di Cabra è stata di 40,3 kg di frutti per albero, equivalenti a 8,2 t/ha, con una leggera alternanza produttiva probabilmente legata alla giovane età degli alberi.

Cosa si è trovato: il calcio domina nella potatura

Nei residui di potatura il quadro cambia. Il calcio è l’elemento più abbondante, con valori di 12,0 g/kg a Cabra e 6,87 g/kg a Mengibar di materiale fresco, corrispondenti a oltre il 50% della composizione minerale della potatura. Questo è coerente con il fatto che gran parte del calcio è saldamente legato alle strutture cellulari, in particolare alle pareti.

L’azoto è il secondo elemento più rappresentato anche nella potatura: 6,64 g/kg a Cabra e 5,40 g/kg a Mengibar, pari al 30–41% della composizione minerale. Gli altri nutrienti sono presenti in quantità molto ridotte.

Un dato interessante: anche se le foglie contengono le maggiori concentrazioni di nutrienti per kg di organo fresco, i rami contribuiscono in modo rilevante alle asportazioni per ettaro, soprattutto perché rappresentano una quota significativa del materiale rimosso.

Asportazioni totali per ettaro: i numeri da conoscere

Nell’oliveto di Cabra, sommando frutti e potatura, le asportazioni annuali medie sono state:

  • Calcio (Ca): 57,9 kg/ha/anno — soprattutto dalla potatura

  • Azoto (N): 54,4 kg/ha/anno — sia da frutti sia da potatura

  • Potassio (K): 45,5 kg/ha/anno — soprattutto dai frutti

  • Fosforo (P): 6,87 kg/ha/anno

  • Magnesio (Mg): 3,79 kg/ha/anno

  • Rame (Cu): 0,12 kg/ha/anno

  • Boro (B): 0,11 kg/ha/anno

  • Manganese (Mn): 0,08 kg/ha/anno

  • Zinco (Zn): 0,05 kg/ha/anno

In sintesi: Ca, N e K sono i tre nutrienti maggiormente asportati; P e Mg lo sono in misura molto minore; i micronutrienti vengono rimossi in quantità trascurabili, da 500 a 1000 volte inferiori rispetto ai macroelementi.

Perché l’olivo richiede meno fertilizzanti di quanto si pensi

Questi risultati dimostrano che l’olivo asporta quantità limitate di nutrienti. Nei sette anni di prova, infatti, non è stato necessario apportare altro che potassio, nonostante non siano stati somministrati N, P, Ca, Mg o micronutrienti. Le analisi fogliari hanno confermato che, eccetto il K, tutti gli elementi sono rimasti sopra la soglia di sufficienza.

Il caso dell’azoto è emblematico: in un lavoro precedente sugli stessi oliveti è stato calcolato un bilancio azotato positivo, con più entrate che uscite. Questo spiega perché le concentrazioni fogliari di N si siano mantenute adeguate per anni senza alcuna concimazione azotata.

Attenzione, però: questo non significa che l’olivo non abbia bisogno di nutrienti, ma che in molte situazioni la disponibilità del suolo, le riserve dell’albero e il riciclo interno sono sufficienti a compensare le asportazioni. La situazione può cambiare in terreni poveri, acidi, sabbiosi o in oliveti intensivi e irrigui.

Confronto con altre colture: l’olivo è “parsimonioso”

Le asportazioni misurate nell’olivo sono simili a quelle riportate per altre specie arboree da frutto, come pesco e melo, e molto inferiori a quelle delle colture erbacee annuali. La differenza fondamentale è che le piante legnose perenni possiedono organi di riserva e possono riutilizzare i nutrienti per sostenere la nuova crescita. Questo le rende, in linea di principio, meno esigenti delle colture annuali.

Nonostante ciò, la pratica corrente in frutticoltura è spesso quella di applicare molti più nutrienti di quanti ne vengano asportati dalla raccolta. In alcuni frutteti californiani si arriva a fertilizzare con 3–5 volte l’azoto rimosso; in Cina, in meleti, sono stati segnalati apporti fino a 60 volte superiori per l’N e 33 volte per il P rispetto alle asportazioni. Anche in olivicoltura mediterranea si osservano eccessi simili: in Spagna molti olivicoltori hanno più che decuplicato il costo della fertilizzazione rispetto a un programma basato sull’analisi fogliare, senza alcun aumento di resa o crescita, ma con effetti negativi sulla qualità dell’olio.

Consigli pratici per l’olivicoltore

  1. Partite sempre dall’analisi fogliare. È lo strumento più affidabile per capire se e quando concimare. Non fertilizzate “a calendario” o per abitudine.

  2. Non temete di non concimare. Se l’analisi fogliare è nella norma, l’olivo non ha bisogno di apporti aggiuntivi, anche se non concimate da anni. Le riserve dell’albero e il suolo spesso bastano.

  3. Il potassio è l’elemento critico in asciutto. È l’unico che, nella maggior parte degli oliveti asciutti, tende a scendere sotto la soglia di sufficienza. Intervenite solo quando l’analisi lo richiede, preferibilmente con concimazioni fogliari mirate.

  4. Il calcio non è quasi mai un problema. Nei terreni calcarei, tipici di molte zone olivicole mediterranee, il Ca è abbondante. Attenzione solo in terreni acidi o non calcarei.

  5. L’azoto va gestito con prudenza. Gli eccessi sono più frequenti delle carenze e peggiorano la qualità dell’olio. Non aggiungete N se l’analisi fogliare non lo giustifica.

  6. Valutate il destino della potatura. Se lasciate i residui di potatura sul terreno come pacciamatura, una parte consistente dei nutrienti (soprattutto Ca e N) torna al suolo. Le asportazioni reali saranno quindi inferiori a quelle stimate in questo studio.

  7. Considerate il contesto. In oliveti intensivi, irrigui o su terreni poveri le asportazioni possono essere più elevate. In questi casi, una stima delle asportazioni può aiutare a calibrare gli apporti, ma sempre dopo aver verificato lo stato nutrizionale con l’analisi fogliare.

  8. Ricordate l’alternanza produttiva. Negli anni di “scarica” l’asportazione legata al frutto è molto inferiore. Non fertilizzate in modo uniforme ogni anno: adattatevi all’andamento produttivo e allo stato dell’albero.

Conclusioni

L’olivo asporta quantità modeste di nutrienti. In un oliveto adulto in asciutto, calcio, azoto e potassio sono gli elementi maggiormente rimossi, ma solo il potassio ha richiesto interventi nel corso dei sette anni di studio. Fosforo, magnesio e micronutrienti vengono asportati in quantità molto ridotte e raramente rappresentano un problema, se non in situazioni di scarsa disponibilità nel suolo.

La conclusione pratica è semplice: fertilizzare l’olivo solo quando serve, sulla base dell’analisi fogliare, e con dosi commisurate alle reali asportazioni. Evitare gli eccessi non solo fa risparmiare, ma protegge l’ambiente e la qualità dell’olio. Conoscere le asportazioni di nutrienti è un tassello utile per rendere la fertilizzazione più razionale, responsabile e sostenibile.

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