L'arca olearia

Deperimento dell'olivo, distinguere Xylella dai funghi patogeni

Deperimento dell'olivo, distinguere Xylella dai funghi patogeni

Una ricerca condotta tra il 2022 e il 2024 evidenzia il ruolo di Botryosphaeriaceae e Apiosporaceae. Alcuni funghi possono rimanere latenti e diventare aggressivi quando la pianta è sottoposta a stress idrico e termico

25 settembre 2026 | 12:00 | R. T.

Il deperimento degli olivi in Puglia potrebbe essere il risultato di un sistema patologico più complesso di quanto ipotizzato inizialmente. Accanto a Xylella fastidiosa, associata alla Sindrome del Deperimento Rapido dell’Olivo (OQDS), emergono infatti altri microrganismi, in particolare funghi appartenenti alle famiglie Botryosphaeriaceae e Apiosporaceae.

È quanto emerge da un lavoro di dottorato che, tra il 2022 e il 2024, ha analizzato la presenza e il possibile ruolo dei funghi associati agli olivi sintomatici in diverse aree della Puglia. L'indagine ha combinato campionamenti sul territorio, isolamento dei funghi, tecniche di diagnostica molecolare e analisi filogenetiche multi-locus, oltre a prove di patogenicità condotte in differenti condizioni ambientali.

Frequente la co-infezione tra Xylella e funghi

Uno degli elementi più significativi emersi dalla ricerca è l'elevata frequenza con cui Xylella fastidiosa è stata rilevata insieme a funghi delle famiglie Botryosphaeriaceae e Apiosporaceae nelle piante che presentavano sintomi di deperimento.

Il dato rafforza l'ipotesi che, almeno in una parte dei casi, il processo di disseccamento non possa essere ricondotto all'azione di un singolo patogeno. Si delineerebbe piuttosto un patosistema nel quale interagiscono diversi microrganismi e nel quale anche le condizioni ambientali possono modificare profondamente la risposta della pianta.

Particolarmente interessante è il comportamento delle Botryosphaeriaceae, gruppo che comprende numerose specie fungine note per la loro capacità di vivere come endofiti nei tessuti vegetali e, in determinate condizioni, assumere un comportamento patogeno.

Diplodia seriata diventa aggressiva sotto stress

Tra le specie individuate, Diplodia seriata è risultata quella più frequentemente associata agli olivi nelle aree esaminate. Le prove sperimentali hanno però mostrato che la sua presenza non equivale necessariamente a una capacità di provocare danni in condizioni normali.

Quando le piante erano adeguatamente irrigate, infatti, il fungo non ha mostrato capacità patogena. Il quadro è cambiato sottoponendo gli olivi a stress idrico: in queste condizioni la virulenza di D. seriata è aumentata sensibilmente.

L'effetto è risultato ancora più marcato quando alla carenza d'acqua si è aggiunto lo stress termico. Il risultato suggerisce quindi che le condizioni ambientali possano rappresentare un fattore determinante nel passaggio del fungo da una condizione di presenza latente a una fase associata al danno dei tessuti.

Neofusicoccum mediterraneum, meno frequente ma più virulento

Un comportamento differente è stato osservato per Neofusicoccum mediterraneum. La specie è stata rilevata con una frequenza relativamente bassa nelle aree oggetto di studio, ma nelle prove di patogenicità ha mostrato la maggiore virulenza tra le Botryosphaeriaceae esaminate.

Il fungo è stato infatti capace di provocare sintomi gravi indipendentemente dalle condizioni idriche delle piante. Questo elemento distingue nettamente il suo comportamento da quello di Diplodia seriata e indica che frequenza di rilevamento e capacità patogena non necessariamente coincidono.

Il caso di Neofusicoccum stellenboschiana

Neofusicoccum stellenboschiana ha mostrato invece una virulenza intermedia. La specie è risultata ampiamente distribuita nelle aree indagate, pur manifestando una capacità patogena inferiore rispetto a N. mediterraneum.

La combinazione tra ampia diffusione e patogenicità moderata potrebbe tuttavia renderla un elemento importante del patosistema. Secondo l'interpretazione proposta dalla ricerca, il suo ruolo potrebbe essere sottostimato, soprattutto in condizioni caratterizzate dalla presenza di stress ambientali.

Dal paradigma del singolo patogeno a un sistema multifattoriale

Nel complesso, i risultati spostano l'attenzione da una visione del deperimento dell'olivo basata sull'azione di un singolo patogeno verso un modello multifattoriale.

In questo scenario, Xylella fastidiosa rappresenterebbe uno degli elementi del sistema, mentre altri microrganismi fungini potrebbero contribuire alla progressione del deperimento in funzione dello stato fisiologico della pianta e delle condizioni ambientali.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la capacità di questi funghi di comportarsi come opportunisti. La loro presenza nei tessuti vegetali può infatti rimanere latente, senza determinare necessariamente sintomi evidenti, per poi trasformarsi in una fase virulenta quando la pianta subisce condizioni di stress capaci di indebolirne le difese.

Il ruolo dello stress climatico

I risultati assumono particolare interesse alla luce delle condizioni climatiche che caratterizzano sempre più frequentemente gli ambienti mediterranei. Siccità e temperature elevate possono agire contemporaneamente sulla fisiologia dell'olivo e sulla capacità dei microrganismi di colonizzare e danneggiare i tessuti.

Le prove condotte con Diplodia seriata mostrano proprio come la combinazione di stress idrico e termico possa modificare in maniera significativa l'espressione della patogenicità. Questo suggerisce che lo studio dei deperimenti non possa prescindere dall'interazione tra agente biologico, pianta ospite e ambiente.

La metagenomica per completare il quadro

La ricerca ha inoltre introdotto e sviluppato parzialmente approcci metagenomici, destinati a fornire una lettura più ampia delle comunità fungine presenti negli olivi.

Rispetto agli approcci basati sull'isolamento e sull'identificazione dei singoli microrganismi, le analisi metagenomiche possono consentire di osservare in maniera più completa la composizione della comunità fungina, contribuendo a individuare microrganismi eventualmente trascurati dalle metodologie diagnostiche tradizionali.

L'obiettivo sarà quindi comprendere non soltanto quali specie siano presenti, ma anche con quale frequenza ricorrano e come le loro comunità cambino in relazione allo stato sanitario delle piante e alle condizioni ambientali.

La ricerca suggerisce così una lettura più articolata del deperimento degli olivi pugliesi: non necessariamente un confronto tra un singolo patogeno e la pianta, ma un sistema nel quale Xylella, comunità fungine, condizioni climatiche e stato fisiologico dell'ospite possono interagire determinando l'evoluzione dei sintomi.

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