L'arca olearia

VISSANI SOTT’OLIO. INCORONATO "MIGLIOR COMUNICATORE DELLA CULTURA DELL'OLIO", IL NOTO CHEF SI METTERA' FINALMENTE A STUDIARE? FORSE, CHISSA'

E qualcuno parla addirittura di promozione della cultura materiale! Bene, bravi. Sono i signori del Premio Grinzane Cavour gli artefici. Il 24 novembre, in una regione oliandola come la Liguria, a Imperia, l'immeritato riconoscimento conferito guarda caso proprio a chi ignora persino l’abc dell’olio extra vergine di oliva

24 novembre 2007 | Luigi Caricato

Quando ho ricevuto il comunicato stampa dalla segreteria del Premio Grinzane Cavour sono rimasto sbalordito.

Capisco che oggi possa accadere di tutto e che non ci sia limite al grottesco, ma un premio intorno alla cultura dell'olio di oliva assegnato a Gianfranco Vissani mi sembra una provocazione bella e buona.

A questo punto, allora, perché non assegnare il Nobel per la letteratura a Federico Moccia, o il premio Pulitzer a Fabrizio Corona?
Senza alcuna offesa per quest’ultimi, s’intende. Di questi tempi tutto rientra nella normalità. Però, io dico, sarebbe anche bene fare le opportune distinzioni. Insomma, capisco l'andazzo dei tempi, ma non si può arrivare a banalizzare il lavoro di tante gente, ricercatori, e non solo, che hanno davvero favorito, a suon di sacrifici, l’acquisizione di una cultura dell’olio, in Italia e nel mondo.

A Giuliano Soria, presidente del Premio Grinzane Cavour, chiederei un po' di buon senso!
Capisco che i tempi siano cambiati, ma chi ritiene di promuovere la cultura non può adeguarsi troppo ai mutamenti epocali
.
La giusta misura non sarebbe stata fuori luogo.
Non accetto, ma capisco la logica che muove le cose. Mi sta bene, pur non condividendo tale atteggiamento, l'idea di chi predilige dar spazio ai cosiddetti vip perché può raccogliere maggiore consenso e visibilità. D'accordo, ma tra tanti vip proprio su Vissani è caduta la scelta?

Sarebbe stato sufficiente informarsi sul personaggio, prima di premiarlo.
Non a caso, Vissani sull’olio ha sbagliato tutto. Certo, può sempre ravvedersi, ma da qui a premiarlo, dopo quanto è accaduto nel corso degli anni, mi sembra una scelta piuttosto azzardata.

Non ho nulla nei confronti di Vissani, anche se non accetto il fatto che la gran parte dei media lo incensi oltre il dovuto, perdonandogli tutto, ma proprio tutto.

Nessun disagio, anche perché dopo questo premio Vissani potrebbe - chissà - iniziare a studiare, certo. Potrebbe per esempio riflettere, prima di lanciare opinioni senza basi di verità.

Ricordo molto bene il coraggio di Luigi Veronelli, perché ci vuole coraggio a contrastare un personaggio come Vissani, osannato da tutti. Lo ricordo in particolare quando escluse dalle proprie guide il ristorante di Vissani, per le troppe e ripetute castronerie pronunciate intorno all'olio di oliva. La più insensata delle quali è consistita nell’aver negato perfino stabilità agli oli di oliva in frittura, preferendo per contro l’olio di soia, proprio il meno adatto in assoluto, tra gli oli vegetali, a sostenere le alte temperature, per via degli effetti nocivi che, appunto, l'olio di soia comporta per la salute.

Ora, sulla base del passato, ma credo anche del presente, premiare Vissani, elevandolo a promotore di una cultura dell'olio di oliva mi sembra un azzardo ingiustificato.

Vissani non ha mai preso in esame le risultanze emerse nel corso degli anni dai diversi studi effettuati intorno agli aspetti tecnologici e analitici degli oli.
Per lui poco importa, evidentemente, che in Francia l'utilizzo in frittura dell'olio di soia sia stato espressamente vietato per legge sin dall'inizio del Novecento; e nulla importa, inoltre, se una circolare del Ministero della Sanità del gennaio 1991 privilegi, tra i liquidi di frittura, proprio l'olio di oliva e l’olio extra vergine di oliva, perché di gran lunga più stabile tra tutti gli oli vegetali.

Non bastasse tale insensatezza, lo chef protagonista delle scene a Unomattina e Linea Verde, ebbe pure a rimarcare il fatto che la pianta dell’olivo sia stata addirittura introdotta nell’area del Mediterraneo da Cristoforo Colombo, in seguito alla scoperta delle Americhe.

Ebbene, è proprio per queste e per altre ragioni che il premio quale migliore comunicatore della cultura dell’olio assegnato a Vissani ha l'aria della sfida.
E' il segno evidente che certi premi restano purtroppo ancorati a logiche perverse, tese a celebrare i soliti personaggi noti, anziché rivolgere le necessarie attenzioni a chi quotidianamente si impegna nell'affermare una più autentica e qualificata cultura materiale.

Non si contesta, ripeto, la scelta del personaggio noto. In passato lo stesso premio è stato assegnato al giornalista e critico enogastronomico Edoardo Raspelli, conduttore di "Mela Verde" su Retequattro; a Donatella Bianchi, conduttrice di “Linea Blu” su Rai Uno; e a Gabriella Carlucci, presentatrice di “Mela Verde” su Retequattro.
Sono figure che con l'olio non hanno nulla a che fare, ma capisco che la logica del presidente del Premio Grinzane Cavour Giuliano Soria sia quella di premiare il personaggio televisivo, perché conosciuto da tutti. E' una soluzione che non condivido ma che mi va bene, è la logica di chi oggi scende a patti con la dura realtà. L'arretramento culturale si osserva proprio in tali scelte, nel praticare la via facile. Però non sto qui a sindacare, lo fanno tutti, perché dunque una simile logica non può essere abbracciata e condivisa anche dagli organizzatori del Premio Grinzane Cavour. Però, diamine! Hanno individuato proprio colui che si è dimostrato avverso all'olio di oliva, riducendolo a prodotto di gran pregio solo quando consumato a crudo. E' inammissibile.

Però è così, è così che va il mondo.
Spiace che la Regione Liguria abbia sponsorizzato l'evento.
L'assessore alla cultura Fabio Morchio non poteva trovare altre soluzioni?
La scelta della Regione Liguria mi offende, perché le Istituzioni hanno il dovere di salvaguardare il buon nome della propria terra.
Morchio dovrebbe leggersi le pagine toccanti di Giovanni Boine sull'olivicoltura ligure, per capire l'inopportunità di un simile errore di comunicazione.
Certo, siamo in un clima da reality, al punto che la realtà imita la Tv spazzatura, ma non pensi, l'assessore Morchio, che la gente sia tutta stupida e che non reagisca. C'è un gran numero di persone che subiscono tale degrado in silenzio, ma sono perfettamente in grado di distinguere tra un'operazione felice ed una, invece, frutto di scelte meramente azzardate.

L'unica nota positiva riguarda il premio assegnato alle scuole. Già, perché sarebbero le scuole le destinatarie del concorso "Scrivi il paesaggio dell'olio". Ed ecco dunque i vincitori.

Per la prima sezione (Liguria): prima classificata è Chiara Vassallo, del Liceo Classico “De Amicis” di Imperia; seconda classificata Veronica Merogno, del Liceo Scientifico “Viesseux” di Imperia.

Per la seconda sezione (nazionale): prima classificata Mariangela Martino, dell’Istituto Tecnico Alberghiero “Sandro Pertini” di Campobasso; seconda classificata Angelica Lucrezia Gibiino, del Liceo Scientifico “8 marzo” di Settimo Torinese.

Ora, dopo l'avaspettacolo, passiamo però a cose serie. Vissani resterà Vissani, e di lui ci importa poco. Penso invece a Trieste, dove in occasione di Olio Capitale, c'è stata una giornata dedicata al tema olio e frittura, in cui al pubblico convenuto si è proposta dapprima la lezione di un noto docente universitario, e in seguito una prova-confronto di frittura in oli di semi e in oli di oliva, prova effettuata da uno chef.

Ebbene, ecco cosa vorrei ricordarmi di quell'incontro a Trieste. Mi ricordo del professore dell'Università di Bologna, che qui non cito per ragioni di privacy.
Nonostante avesse subito un difficile intervento chirurgico al ginocchio, il secondo, dopo il primo che era andato male, è venuto in ogni caso, pur di riferire intorno ai suoi studi sui grassi alimentari in relazione alle alte temperature di cottura.

Ebbene, se penso al fatto che il professore, che so preparatissimo e serio e intellettualmente onesto, sia stato a Trieste, a pochi giorni dall'intervento, ancora claudicante, con la stampella, pur di riferire intorno all'olio, allora il confronto con l'atteggiamento di chi preferisce premiare la non cultura mi fa rabbrividire.
Mi chiedo dunque che senso abbia tutto ciò. E mi chiedo anche in che direzione stiamo andando. Non c'è più il senso del decoro.



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