L'arca olearia
L'innovazione nasce in campo: nuovi modelli olivicoli crescono
Nella sperimentazione, il ruolo delle aziende è fondamentale. E' così che possono nascere nuovi modelli olivicoli, da valutare con un occhio ai costi e l'altro all'ambiente
02 agosto 2019 | Luigi Calonaci
Da tempo ritengo che fare olivicultura nel territorio interno toscano sia difficoltoso, economicamente parlando, salvo alcune nicchie, vista la bassa produttività ad ettaro negli oliveti tradizionali. Difficilmente si superano le medie di 35 quintali di olive ad ettaro (media decennale) anche negli appezzamenti gestiti con criterio, da queste produzioni non se ne trae una gestione economica positiva.
Riflettendo su tali dati da una decina di anni a questa parte, ho ritenuto di consigliare a diverse Aziende Agricole di impiantare oliveti, (con le nostre cultivar autoctone) inizialmente con sesti 6x6 o 6x5 in forma abbastanza libera per entrare in produzione al terzo quarto anno,poi nel quinto sesto anno portati a vaso policonico a quattro branche cipressoidali, cosi le definivano i potini della Fattoria Il Corno, preparati dal grande maestro Roventini.
Purtroppo questi impianti anche se meravigliosi da un punto di vista produttivo per pianta e ammirevoli esteticamente, non hanno dato produzioni ad ettaro superiori ai 35 quintali sopracitati.
In comparazione a questi impianti abbiamo intrapreso la strada dell'intensivo e superintensivo, sempre con le nostre varietà Toscane definendolo impianto agevolato.
Un paio di questi impianti sono entrati in questa annata in decima foglia: vengono potati ogni anno agevolmente da terra, la raccolta agevolata in diversi metodi, trattati tempestivamente in post raccolta e post potatura, la produzione raggiunge la media di 70 quintali ettaro dopo il terzo anno, un appezzamento è irriguo inerbito, l'altro in asciutto, questo con lavorazioni del terreno ripetute. Le piante dei due appezzamenti superintensivi non manifestano sintomi di nessun tipo, hanno l'aspetto di una branca singola di pari età.
Oltre a questo due titolari di azienda hanno creduto in una mia idea e da loro abbiamo realizzato l'oliveto oltre il bio, si tratta di copertura in oliveti a filare con reti antiinsetto monofila, oggi 30 luglio 2019 abbiamo le prime risposte di questo lavoro: in un oliveto di mezzo ettaro con piante di quattro anni, gia in produzione della cultivar Leccio del Corno nostro clone, piante prodotte in partenership con S.P.O. Olivi Pescia. Due giorni fa abbiamo eseguito il terzo controllo alle trappole con feromoni per la mosca, il risultato ci da una media settimanale di nove catture per trappola negli olivi esterni alle reti, mentre le tre trappole all'interno delle reti ci danno solo due catture in una trappola nella prima settimana di monitoraggio.
L'incoraggiamento ad intraprendere il tentativo delle reti, mi venne da una prova fatta da un privato nella zona di Cortona che si protrae da ben 6 anni. In quel caso la copertura è su olivi tradizionali i risultati di stop mosca sono sempre stati positivi, compresa la tremenda stagione 2014. Inoltre un paio di anni dopo apparve un articolo su una rivista di settore, si trattava di una prova eseguita dalla Università di Ancona, credo lo stesso studio riportato poco tempo fa anche da Teatro Naturale.

I risultati comparativi del suddetto lavoro con copertura di reti non davano nessun elemento negativo, quindi la mia convinzione si consolidò ancora di più e feci di tutto per riportare il tutto a pieno campo. "Oltre Il Bio" per il fatto che in un campo di questo tipo, esente da insetticidi e concimazioni chimiche, soltanto due volte l'anno un basso dosaggio di rame, si può creare veramente una produzione di alto livello qualitativo, collegata ad una biodiversità dell'appezzamento. Di fatto in questo primo oliveto verrà fatto un inerbimento mirato con la semina di una leguminosa duratura nel tempo, inoltre questa pianta erbacea ha un potenziale notevole in quanto mellifera (sui fiori di questa dalla prossima primavera circoleranno le api di una decina di arnie localizzate nello stesso campo).
Il 27 luglio scorso sono avvenute notevoli grandinate nel territorio con danni importanti a vigneti ed oliveti, anche l'Azienda Agricola Fedi Antonella dove si trova l'oliveto coperto con le reti ha subito le conseguenze della grandine. Dopo questo evento abbiamo potuto verificare la capacità della rete che oltre all'effetto anti insetto ha anche quella di totale antigrandine. I suddetti risultati inducono il sottoscritto e in particolare i proprietari delle due aziende che hanno intrapreso questo percorso a proseguire nella messa a dimora di altre 2400 piante di olivo in altri appezzamenti. Il metodo sarà il medesimo impiantando però molte più cultivar, tutte Toscane, da diversi cloni di Frantoio al Rossellino il Morcone tanto Maurino ed altre. Questo allargamento varietale è stimolato da una ulteriore caratteristica della rete, il suo contatto con la vegetazione ha un effetto brachizzante riducendo drasticamente l'emissione di vegetazione assurgente come i succhioni. Sono dunque convinto che cultivar meno adatte all'intensivo rispetto al Leccio del Corno o al Maurino, per quell'effetto possono essere adattate ad impianti molto più fitti.
Nei prossimi mesi Ottobre Novembre credo di poter dare dati più precisi, sia per quanto riguarda la produzione di questa annata ma anche per i costi e dati di ammortamenti per la realizazione di quanto abbiamo fatto e stiamo facendo.
Dopo queste mie riflessioni su quanto è stato fatto in varie aziende della zona nel comparto olivicolo, non posso fare a meno di ringraziare tutti coloro che hanno subito la mia testardaggine in questo comparto, spero di citarli tutti senza dimenticanze: in primis Barachini, Ruggero e tutto lo staf SPO OLivi per la nostra collaborazione, l'Agronomo Valerio Barbieri che dopo una lunga mia insistenza accettò di impiantare nel primo oliveto superintensivo della zona, 300 piante del nostro clone Leccio del Corno in comparazione con altre cultivar no autoctone. I colleghi (quasi miei fratelli) Brogelli della Azienda Solaia, dove un impianto del nostro clone Leccio del Corno, in un ettaro a superintensivo da produzioni da capogiro, questo impianto è seguito per varie prove dal C.N.R. nella persona del Dott Graziano Sani il quale per le sue alte conoscenze Olivicole non posso fare a meno di ringraziare. Gli amici Aldo e Andrea Baldacci i quali subirono le mie prime prove di non potatura fino al quinto anno degli olivi, Paride Pestelli dove nel suo piccolo Paradiso rurale è ubicato il più bell'impianto a vaso policonico da me seguito. Massimo e Stefano Giachetti e Luciano Fumanti che hanno accettato e predisposto i loro olivi impiantati nel giugno 2018 per le reti. Fedi Antonella e suo marito Giuseppe,( Beppe per tutti) dove ho trovato una collaborazione esplosiva per realizzare ciò che avevo in mente. Il Sig Mario Tonioni con le reti brevettate mi ha fatto entrare in quel mondo mettendomi a conoscenza della realtà di Cortona. Florian il quale mi chiese consulenza per impiantare un oliveto di oltre 3000piante in Albania, grazie a lui ho fatto la mia esperienza olivicola fuori dall'Italia, tornando in quel paese dopo alcuni anni a potare ed impostare la potatura a vaso policonico Queste citazioni restano importanti per la mia grande mania olivicola, anche se il seme iniziale fu inserito in me da mio padre Ottavio, potrei dilungarmi per ore e ore nel descrivere ciò che significava l'olivo per lui, il mio obiettivo è quello di far emergere le cose che aveva iniziato seguendo allora i consigli del Prof Alessandro Morettini, accorgimenti continui riguardo a portainnesti di semenzali selezionati e portare avanti alcuni cloni resi noti dal lavoro del Prof Morettini.
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Accedi o RegistratiMarino Mari
04 agosto 2019 ore 11:38Se la produzione dipende anche dal volume della chioma, non capisco come un impianto predisposto per la raccolta in continuo con scavallatrice possa produrre di più di uno allevato a vaso policonico, posto che il volume di chioma complessivo a ettaro è ovviamente molto maggiore nell’impianto a vaso policonico. Un ulivo allevato alla Roventini ne vale almeno cinque allevati a monocaule libero e contenuti in 2,5 metri d’altezza e 60 centimetri di larghezza.
I vantaggi del superintensivo sono altri: costo di raccolta molto inferiore; velocità di potatura molto superiore; gestione del terreno, trattamenti e concimazioni molto più sbrigativi e mirati.
Per mia esperienza – sono anch’io cliente di SPO Olivi Pescia – Frantoio e Moraiolo nel superintensivo funzionano benissimo; ottimi anche Maurino, Pendolino e Leccino. Sconsiglio il Leccio del Corno, che è più che altro una pianta ornamentale.
Cordiali saluti,
Marino Mari
Mugelli Matteo
07 agosto 2019 ore 10:12Sig. Mari, credo che lei non abbia avuto la possibilità, o meglio la fortuna di vedere nel corso degli anni impianti con varie forme di allevamento con il clone di Leccio del Corno del quale si parla nell'articolo, altrimenti non parlerebbe di pianta ornamentale! Oggi si riconosce a questa cultivar la giusta importanza, una continua e abbondante produzione di olive e una elevata qualità dell'olio ottenuto. Inoltre è dimostrata la sua elevata resistenza al freddo e alle principali patologie, nonchè un'alta predisposizione proprio alla forma di allevamento in superintensivo.
Cordiali saluti.
Matteo Mugelli