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Lo Stretto di Hormuz strangola l'agricoltura nazionale

Lo Stretto di Hormuz strangola l'agricoltura nazionale

Il prezzo dell'urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio e primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali

20 aprile 2026 | 16:00 | C. S.

"Siamo fortemente preoccupati per gli effetti economici sul settore agroalimentare dovuti al conflitto in atto in Medio Oriente e in particolare dalla chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, snodo commerciale strategico per il passaggio di numerose materie prime essenziali per le nostre coltivazioni e alle nostre produzioni alimentari".

Così Massimiliano Giansanti, presidente di UniEat, nata dalla sinergia tra Unione Italiana Food e Confagricoltura, sottolinea le ripercussioni sui costi energetici (petrolio e gas naturale), packaging, trasporti e sostanze fondamentali per la coltivazione delle materie prime che sono poi alla base dei prodotti alimentari made in Italy. 

"Una riduzione così drastica della disponibilità di fertilizzanti - sottolinea Giansanti - finisce inevitabilmente per incrementare vertiginosamente i costi necessari alle rese delle coltivazioni e alla qualità delle stesse e, conseguentemente, delle materie prime agricole". 

Sul fronte agricolo le conseguenze sono già visibili: il prezzo dell'urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio e primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali. 

Parallelamente, il ruolo dei Paesi del Golfo nella produzione di energia e di zolfo, essenziale per i fertilizzanti fosfatici, evidenzia quanto la produttività agricola europea dipenda da input esterni. 

"Come Associazione che esprime una filiera così ricca e numerosa che unisce l'industria e il mondo primario, - aggiunge il presidente Giansanti - ribadiamo che queste condizioni lasciano agricoltura e industria in una pericolosa incertezza. 

Si tratta di un vero e proprio shock per il sistema agroindustriale che mette a rischio la tenuta delle filiere con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale: le aziende stanno cercando il più possibile di assorbire queste variazioni, ma non potranno farlo ancora a lungo." Per UniEat occorrono pertanto interventi nell'immediato per compensare per quanto possibile gli operatori dall'aumento costi, ma anche maggiori relazioni di filiera per cercare, specie in queste fasi di turbolenza dei mercati, di concordare accordi quadro per stabilizzare le condizioni di fornitura e la relativa formazione dei prezzi, anche al fine di valorizzare ancora di più i prodotti agroalimentari nazionali, a partire dalle materie prime utilizzate.

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