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Troppe frodi sull'olio di oliva: gli olivicoltori italiani devono vendere sottocosto
Oltre all'olio low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, proliferano frodi vere e proprie, , grazie alle astuzie di trafficanti senza scrupoli. Gli olivicoltori italiani costretti a svendere il loro prodotto sotto i costi di produzione
01 aprile 2026 | 16:50 | C. S.
Nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 50% in quantità, facendo crollare i prezzi di quello tricolore e favorendo inganni e traffici, spesso illegali. A denunciarlo è la Coldiretti in occasione della mobilitazione di 4mila agricoltori al Pala BigMat di Firenze, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani, oltre al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. L’olio extravergine d’oliva, simbolo della Dieta Mediterranea, rappresenta un’eccellenza nazionale e toscana oggi minacciata, oltre che dall’aumento dei costi, anche dall’invasione di prodotto straniero. Un esempio è l’olio tunisino, venduto mediamente a poco più di 3 euro e mezzo al chilo.
L'afflusso di olio straniero sta schiacciando i prezzi verso il basso, spingendo gli olivicoltori italiani a svendere il loro prodotto sotto i costi di produzione, grazie alle astuzie di trafficanti senza scrupoli, come evidenziato nell’esposizione realizzata per l’occasione assieme ad Unaprol. Oltre all'olio low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, proliferano frodi vere e proprie: semi colorati con clorofilla spacciati per extravergine, miscelazione non dichiarata di olio lampante (la peggiore qualità di olio di oliva) preventivamente deodorato e decolorato mediante la raffinazione. Non mancano poi etichette ingannevoli, con "Confezionato in Italia" in evidenza e l'origine Ue – che svela la vera provenienza – ridotta a caratteri minuscoli e quasi invisibili.
Una misura importante in tale ottica è il provvedimento scattato lo scorso 1° marzo, fortemente voluto da Coldiretti e Unaprol che ha imposto l’obbligo di indicare puntualmente nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di Tpa e le operazioni di “equivalenza”. Un passo decisivo per colmare un vuoto che rischiava di danneggiare la trasparenza del mercato a tutela del consumatore. Come più volte denunciato da Coldiretti e Unaprol, la norma sul traffico di perfezionamento attivo in questi anni ha favorito l’importazione di olio straniero a dazio zero per essere lavorato ma senza dare precise garanzie sulla sua destinazione finale. Ma la tutela del Made in Italy passa anche dal rafforzamento dei controlli puntuali sugli oli provenienti da Paesi extra Ue, dove spesso sono usati prodotti fitosanitari vietati in Europa, affermando il principio di reciprocità delle regole, oltre che dall’estensione del Sian, il registro telematico, a livello europeo, arma contro le manovre dei trafficanti. E' necessario un giro di vite contro il sottocosto nella Gdo per difendere Dop e Igp. Occorre un monitoraggio costante del Masaf sulla conformità dell’olio proposto a scaffale. Trasparenza e controlli organolettici sono le armi giuste per valorizzare il prodotto nazionale e arginare l'import extra-Ue a basso valore aggiunto.
Coldiretti e Unaprol, attraverso le iniziative della Fondazione Evooschool, lavorano anche per la crescita della cultura dell’olio tra i cittadini consumatori, evidenziando i benefici dell’extravergine, cardine della Dieta Mediterranea, e aiutando a fare scelte di acquisto consapevoli, poiché l'evo 100% italiano rappresenta non solo un'eccellenza gastronomica, ma anche un investimento per il benessere personale.
L’esperienza della Toscana e l’impegno portato avanti sul fronte della promozione hanno infine evidenziato come il settore possa rappresentare una risorsa importante anche per il settore dell’accoglienza, grazie alla crescita del fenomeno dell’oleoturismo, uno dei settori cardine del turismo esperienziale.
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