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Xylella archiviata e produzione in calo: all'olio di oliva italiano serve stabilità
Servono politiche che tengano insieme reimpianti, innovazione varietale, modernizzazione degli impianti, aggregazione dell’offerta e strumenti di difesa fitosanitaria efficaci. Senza una base agricola solida, anche i frantoi più innovativi rischiano di lavorare a capacità ridotta
21 febbraio 2026 | 13:00 | C. S.
L’ordinanza di archiviazione sulle vicende giudiziarie legate alla Xylella chiude una delle pagine più controverse e dolorose per l’olivicoltura italiana. È un passaggio che rimette al centro un dato oggettivo: l’emergenza fitosanitaria non era un’invenzione, ma una realtà che ha colpito duramente territori, imprese e lavoratori.
Parallelamente, il recente rapporto di Mediobanca che fotografa il calo della produzione di olive in Italia certifica ciò che nella filiera si vive da anni: una contrazione strutturale della materia prima disponibile, con effetti diretti sulla trasformazione, sulla programmazione industriale e sulla tenuta economica dei frantoi.
Le due notizie, lette insieme, delineano uno scenario chiaro. Da una parte si chiude la stagione delle polemiche giudiziarie, dall’altra resta aperta la questione centrale: come ricostruire e rafforzare la base produttiva nazionale.
Per i frantoiani il tema non è teorico. Meno olive significano minori volumi da lavorare, costi di trasformazione più elevati per quintale, maggiore difficoltà a pianificare investimenti e contratti commerciali. Il frantoio non è solo un anello tecnico della filiera, ma un presidio economico e sociale nei territori rurali. Dove si riduce la produzione, l’intero sistema si indebolisce.
“L’archiviazione sulle vicende della Xylella è un passaggio importante perché ristabilisce un principio: le emergenze fitosanitarie vanno affrontate con rigore scientifico e responsabilità istituzionale – dichiara Alberto Amoroso, presidente di AIFO (Associazione Italiana Frantoiani Oleari – Ora però dobbiamo guardare avanti. Ben venga il lavoro sul piano olivicolo pluriennale su cui si sta impegnando il Sottosegretario Sen. Patrizio La Pietra e ben vengano i 300 milioni previsti nel “Coltiva Italia” per la filiera olivicola. Sono segnali concreti. Ma occorre trasformare queste risorse in interventi rapidi e strutturali, capaci di rafforzare davvero la produzione nazionale e garantire stabilità ai frantoiani”.
Il punto è proprio questo: servono politiche che tengano insieme reimpianti, innovazione varietale, modernizzazione degli impianti, aggregazione dell’offerta e strumenti di difesa fitosanitaria efficaci. Senza una base agricola solida, anche i frantoi più innovativi rischiano di lavorare a capacità ridotta, con conseguenze sulla competitività del sistema Italia.
L’Italia resta un punto di riferimento mondiale per la qualità dell’olio extravergine, ma non può permettersi di arretrare sul piano produttivo. La riduzione strutturale delle olive disponibili espone il Paese a una maggiore dipendenza dall’estero e indebolisce il potere contrattuale lungo la filiera.
La stagione delle contrapposizioni ideologiche deve lasciare spazio a quella della programmazione condivisa. I frantoiani chiedono regole chiare, tempi certi e una visione di medio-lungo periodo. Perché senza olive non c’è olio. E senza frantoi non c’è filiera.
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